A che punto e' la ricerca di farmaci innovativi per i sintomi propri dell'autismo? Ce lo dice in un'ampia rassegna sul tema Olga Peñagarikano


Exp Neurobiol. 2015 Dec;24(4):301-11. doi: 10.5607/en.2015.24.4.301. Epub 2015 Dec 16.

New Therapeutic Options for Autism Spectrum Disorder: Experimental Evidences.

Peñagarikano

e ci traduce l'articolo mettendo utilissime note esplicative Giorgio Lenaz, Professore Emerito di Biochimica dell'Universita'di Bologna. Ricordo che ASD e' abbreviazione di Autism Spectrum Disorders


Nuove opzioni terapeutiche per i disordini dello spettro autistico
Olga Penagarikano
Dipartimento di Farmacologia, Università dei Paesi Baschi, Leioa, Spagna

Introduzione
Oltre alla sintomatologia centrale di alterata comunicazione sociale, presenza di atteggiamenti stereotipati e diminuita attenzione, i disordini dello spettro autistico (ASD) hanno sovente una ulteriore gamma di sintomi i più vari; pertanto, anche a causa della mancanza di marcatori biologici, la diagnosi clinica di ASD si basa su una immensa varietà di fenotipi clinici comportamentali.
Oggi sappiamo che ASD hanno in gran parte un’origine genetica, tuttavia non sono ancora stati identificati importanti geni causali, mentre si conoscono centinaia di geni predisponenti al rischio di ASD, con varianti rare ad alta penetranza e varianti più comuni con scarsi effetti. L’ipotesi dell’esistenza di “vie comuni a molti geni” suggerisce che attraverso meccanismi diversi i molti geni associati a ASD convergono i loro effetti sullo sviluppo e la funzione di circuiti neuronali implicati nei sintomi centrali dell’autismo, cioè quelli riguardanti la cognizione sociale ed il linguaggio. La comprensione di queste vie sarebbe d’aiuto per lo sviluppo di terapie mirate tuttora assenti.
Nonostante la mancanza di terapie mirate, si ritiene che almeno il 75% dei pazienti ASD riceva un qualche trattamento farmacologico, spesso diretto a curare sintomi non centrali di ASD, come iperattività, irritabilità, aggressività e auto-aggressività. Le prescrizioni terapeutiche sono state spesso limitate a farmaci già in uso per altri disturbi, senza necessariamente comprenderne a fondo gli effetti neurobiologici. Ora tuttavia, poiché si comincia a conoscere la neurobiologia di ASD, è possibile alzare il tiro con una terapia farmacologica più mirata.
Questa rassegna prende in esame i progressi fatti nel tradurre in terapie più efficaci e specifiche le conoscenze emergenti sulla neurobiologia di ASD.

Trattamenti non mirati
In ASD l’aspetto più preoccupante per i genitori è spesso la frequente presenza di stati morbosi concomitanti, poiché menoma fortemente la qualità della vita e rende difficile il trattamento dei sintomi comportamentali più caratteristici della sindrome. Tra i sintomi associati i più frequenti sono l’aggressività e l’iperattività/disattenzione, e sono questi a ricevere la maggior attenzione farmacologica. Tra questi (Tab. 1) vi sono antipsicotici, stimolanti, antiipertensivi, antidepressivi e sedativi. A volte si è osservato come effetto secondario di questi trattamenti un miglioramento anche dello stato comportamentale e sociale; tuttavia, non essendovi biomarcatori attendibili, questi dati si sono per lo più basati sull’osservazione clinica soggettiva.
Allo stato attuale gli unici farmaci approvati per l’autismo dalla FDA americana sono risperidone e aripiprazolo, entrambi antipsicotici atipici usati contro aggressività e iperattività. Gli antipsicotici convenzionali come l’aliperidolo si sono dimostrati inadatti per terapie a lungo termine a causa dei gravi effetti collaterali; tuttavia sono utilizzati a breve termine in casi di accessi acuti di aggressività. La maggior parte degli antipsicotici atipici agiscono sui sistemi serotoninergico e dopaminergico, ma hanno un vasto spettro di attività anche su altri recettori. Questo vasto raggio d’azione è la causa della variabilità dei loro effetti terapeutici e collaterali.
Farmaci stimolanti come il metilfenidato sono stati ampiamente usati contro la disattenzione e l’iperattività, non solo in pazienti con la sindrome ADHD (deficit di attenzione e iperattività), ma anche per ASD che appare strettamente correlata. Tra gli antidepressivi sono stati usati con qualche successo gli inibitori della ricaptazione della serotonina [Nota 1], come la fluoxetina; tuttavia studi più recenti su gravi effetti collaterali sconsogliano il loro uso. Infine, essendo in ASD spesso presenti disturbi del sonno, è stata utilizzata con successo la melatonina.

Neurobiologia di ASD come base per trattamenti mirati
Tramite studi genetici nell’uomo e ricerche di trascrittomica e neuropatologia di cervelli umani post-mortem si è raggiunto un notevole progresso sulla fisiopatologia di ASD. Contemporaneamente, i modelli animali basati sugli studi genetici umani hanno permesso di migliorare le conoscenze sulla funzione dei geni implicati e di valutare possibili terapie. Il concetto tradizionale che le anormalità durante lo sviluppo del sistema nervoso sono irreversibili è stato superato di recente da studi su modelli animali di sindromi correlate all’autismo (sindrome di Rett, cromosoma X fragile, neurofibromatosi di tipo 1, sindrome di Down, sclerosi tuberosa) che hanno dimostrato che l’attività cerebrale e le associate funzioni cognitive e comportamentali possono venire ripristinate nel cervello maturo. Pertanto, se si identifica una disfunzione in un percorso di segnalazione neurochimica, si presume che si possano trovare terapie specifiche per compensare questi sbilanci. I risultati sperimentali su modelli murini indicano come vie bersaglio in ASD la trasmissione sinaptica e le segnalazioni di ossitocina e serotonina. La Tabella 2 mostra un riassunto degli studi clinici con terapie mirate. La Tabella mostra che i bersagli favoriti sono : Recettore per IGF1, recettore NMDA per il glutammato, recettore GABA B, recettore per l’ossitocina.

Trasmissione sinaptica
Molti geni identificati come associati a ASD codificano per proteine implicate nella trasmissione sinaptica. Le spine dendritiche sono i siti della maggior parte delle sinapsi eccitatorie a glutammato: pertanto lo sviluppo, la maturazione e la plasticità di queste strutture sono critiche per la corretta funzione sinaptica. In effetti alterazioni di densità, morfologia e dinamica sono state osservate in pazienti ASD post-mortem o in modelli animali. Perciò farmaci che migliorano la maturazione delle spine rappresentano un’opzione terapeutica.
Uno di questi è IGF-1 (Fattore di crescita simile all’insulina), che è stato dimostrato indurre la formazione di sinapsi eccitatorie mature da neuroni formati da cellule staminali totipotenti derivate da pazienti con sindrome di Phelan-McDermid (PMS), complesso disordine associato a ASD, così come ripristinare alcuni fenotipi di modelli animali della stessa sindrome per deficienza del fattore Shank-3. Uno studio pilota con IGF1 in bambini con PMS ha riportato miglioramenti del comportamento asociale senza importanti effetti collaterali [Kolevzon et al (2014) Mol. Autism 5:54].
Le possibili implicazioni della trasmissione sinaptica nella patogenesi di ASD ha indotto a testare con qualche successo agenti glutammatergici o GABAergici in modelli preclinici.
La causa genetica più comune di autismo (1% dei casi) è la sindrome del cromosoma X fragile (FXS), causata dall’assenza di una proteina (FMRP) che lega l’RNA messaggero causando repressione della traduzione in proteina. Il modello murino di FXS mostra aumentata densità ed alterata morfologia delle spine dendritiche oltre a incrementata attività del recettore metabotropo di tipo 5 per il glutammato (mGluR5) [Nota 2]. Se l’attività del recettore viene diminuita incrociando questi topi con topi mutati nel gene per questo recettore, si ripristina l’assetto normale delle spine e una normale attività comportamentale. Poiché mGluR5 e il recettore ionotropo NMDA mostrano reciproco potenziamento delle loro attività, i modulatori dei due tipi di recettori rappresentano un promettente strumento terapeutico. La memantina è un antagonista del recettore NMDA, utilizzata più comunemente per l’Alzheimer; tuttavia la sua aggiunta a granuli del cervelletto di topi KO per il gene per mGluR5 ha normalizzato la morfologia delle spine dendritiche riportando l’attività eccitatoria a livelli normali. Alcuni studi con memantina in pazienti autistici hanno mostrato miglioramenti significativi nel linguaggio e nel comportamento sociale [Chez et al (2007) J Child Neurol 22:574; Erickson et al (2007) Psychopharmacol 19:141; Ghaleiha et al (2013) Neuropsychopharmacologicum 16:783]. E’ stato recentemente dimostrato che il trattamento sia con l’antagonista NMDA memantina sia con l’antagonista mGluR5 MPEP ripristina il comportamento sociale in topi KO per il gene IRSp53 associato all’autismo. Per contro topi KO per un altro gene associato all’autismo, Shank2, mostrano diminuita attività del recettore NMDA, per cui il trattamento con l’agonista NMDA cicloserina ripristina l’attività NMDA e il comportamento sociale. Infatti alcuni studi con cicloserina hanno dimostrato miglioramenti nel comportamento sociale di soggetti autistici [p.es. Urbano et al (2015) J Neuropsych Clin Neurosci 27:133].
Contrariamente al modello murino di FXS, in un altro modello sindromico di ASD, la sclerosi tuberosa (TSC) si osserva paradossalmente una inibizione della segnalazione mGluR5; di conseguenza le alterazioni sinaptiche e cognitive di questa sindrome vengono corrette da trattamenti che innalzano l’attività di questo recettore. Per questo motivo l’uso di agonisti del recettore potrebbe essere utile in alcune forme di ASD.
I geni responsabili della TSC (TSC1 e TSC2) si trovano a monte della via di segnalazione mTOR (letteralmente bersaglio della rapamicina), essenziale per la sintesi proteica, che a sua volta è richiesta per la corretta formazione delle spine dendritiche e delle sinapsi. Diversi geni a monte della via mTOR sono stati associati a ASD, come TSC1, TSC2, PTEN e NF1, le cui mutazioni provocano iperattività della via mTOR. Per questo motivo inibitori di mTOR come la rapamicina sono stati utilizzati con successo in modelli murini di ASD; al presente la FDA americana approva due di questi farmaci inibitori di mTOR, everolimus e vigabatrina. Sebbene non si conoscano ancora possibili effetti avversi, l’inibizione di mTOR pare un approccio molto promettente e sono in corso trials clinici all’uopo.
Oltre al sistema glutammatergico, una disfunzione del sistema GABAergico [Nota 3] sta emergendo come firma caratteristica di ASD. Infatti è stato proposto che la patogenesi della sindrome autistica sia da ricercare in uno sbilancio fra neurotrasmissione eccitatoria ed inibitoria (E/I). Nei topi si è visto che un aumento di E/I nella corteccia prefrontale porta ad alterazioni del comportamento sociale, mentre una diminuzione del rapporto ripristina in parte il comportamento normale. Molti modelli murini di ASD mostrano una diminuita attività neuroinibitoria GABAergica, per cui si ammette una supremazia della trasmissione eccitatoria glutammatergica. Come per il glutammato, anche i recettori GABA, sia ionotropi che metabotropi, sembrano promettenti bersagli terapeutici. L’agonista del recettore metabotropo GABA(B) arbaclofen ha dato buoni risultati in uno studio preclinico di FXS, e trials clinici con questo farmaco hanno dato miglioramenti del comportamento sociale in pazienti FXS [Berry-Kravis et al (2012) Sci Transl Med 4:152ra127; Erickson et al (2014) J. Autism Dev Disord 44:958]. Anche modulatori positivi del recettore ionotropo GABA(A) come clonazepam migliorano i sintomi autistici in studi preclinici sul topo. Per valutare l’efficacia e la sicurezza di tali farmaci nell’uomo occorrono studi ulteriori.
Sistema serotoninergico
Fino al 45% dei pazienti con ASD mostrano disturbi del sistema serotoninergico, con livelli plasmatici di serotonina aumentati e diminuita attività di legame del recettore 5HT2A. E’ stato proposto che in ASD esistano varianti di geni implicati nel sistema serotoninergico, come il trasportatore della serotonina o la monoammino ossidasi A[che distrugge il neurotrasmettitore]. In accordo con questa ipotesi, topi mutati in questi due geni mostrano alterata trasmissione serotoninergica e alterazioni comportamentali. Poiché questo sistema è importante per lo sviluppo del sistema nervoso, è plausibile che alterazioni di esso possano influire su circuiti importanti per ASD. I più comuni farmaci pertinenti alla serotonina usati in ASD sono gli inibitori della sua ricaptazione sinaptica (SSRI) , tuttavia i risultati sono assai variabili.
Ossitocina
Forse la molecola che ha ricevuto più attenzione contro i disturbi sociali di ASD è l’ossitocina (OXT), neuropeptide prodotto dall’ipotalamo e implicato nei mammiferi in una vasta gamma di comportamenti sociali tra cui l’istinto materno e la memoria sociale. Gli animali da esperimento con alterazioni dei geni per OXT o per il suo recettore o dei geni implicati nel suo rilascio hanno tutti deficit sociali. Nell’uomo è stato dimostrato che i livelli ematici di OXT e i polimorfismi del recettore sono alla base delle differenze individuali nel comportamento sociale sia in soggetti normali che ASD [Parker et al (2014) PNAS 111:12258]. Poiché variazioni genetiche del sistema OXT conducono a differenze individuali del comportamento sociale, non sorprende che siano stati intrapresi trials clinici con OXT in soggetti autistici con risultati molto promettenti recensiti fino al 2013 in una rassegna [ Preti et al (2014) J Child Adolesc Psychopharmacol 24:54]. Alcuni di questi studi hanno permesso di evidenziare in determinate aree cerebrali la base neurobiologica del miglioramento del comportamento sociale. Aoki et al [Brain 137:3073 (2014)] hanno mostrato che una singola dose intranasale di OXT mitigava i deficit comportamentali di soggetti autistici tramite riattivazione della corteccia prefrontale ventromediale come mostrato da risonanza magnetica. Watanabe et al [JAMA Psychiatry 71:166 (2014)] hanno riscontrato in soggetti autistici che la somministrazione di OXT intranasale per 6 settimane migliorava i disturbi sociali ristabilendo la connessione funzionale nell’ambito della corteccia prefrontale. Vi è dunque un grande interesse nella OXT come bersaglio potenziale nel trattamento di ASD, tenendo conto degli eventuali rischi dovuti a iper-stimolazione di questa via di segnalazione.
Ci sono evidenze che alcune forme di ASD potrebbero avere origine in una disfunzione di origine genetica del sistema OXT. I livelli ematici di OXT sono stati riscontrati bassi in alcuni studi, ma alti in altre ricerche. In uno studio sono stati trovati livelli bassi di OXT ma elevati del suo precursore, il che suggerisce una disfunzione nel processo di maturazione del peptide. Questa eterogeneità indica che la disfunzione del sistema OXT può avvenire a livelli diversi (sintesi, maturazione, deposito e rilascio). Inoltre sono state osservate anormalità del sistema OXT in forme genetiche di ASD non correlate a questo sistema, come nella sindrome del cromosoma X fragile e in alcuni modelli animali. La OXT interferisce con altre vie neuronali come quella del GABA, e OXT potrebbe compensare il deficit GABAergico in alcuni modelli animali. L’interazione del sistema OXT con altre vie di neurotrasmissione è un campo tutto da esplorare.
Si può concludere che l’eterogeneità delle vie neuronali alterate nei soggetti autistici indica l’esistenza di meccanismi convergenti che possono essere alterati a diversi livelli, la cui conoscenza potrà permettere terapie sempre più mirate e specifiche.

Nota 1. La ricaptazione del neurotrasmettitore nella terminazione presinaptica è il meccanismo più comune di recupero dopo che la molecola è stata rilasciata nello spazio sinaptico interagendo col suo recettore nella membrana post-sinaptica. In questo modo il neurotrasmettitore non permane a lungo a stimolare il suo recettore, ma viene recuperato e potrà agire nuovamente quando necessario.
Nota 2. Le sinapsi che usano glutammato come neurotrasmettitore sono sinapsi eccitatorie, cioè esaltano i potenziali d’azione nel neurone post-sinaptico. Nella membrana post-sinaptica il glutammato può reagire con diversi tipi di recettori. Tra questi due sono ionotropi (cioè legati direttamente a un canale ionico che permette la depolarizzazione della membrana e la trasmissione dello stimolo); uno di questi recettori è detto NMDA (dal N-metil-D-aspartato che funziona come specifico agonista del glutammato) e permette, quando stimolato, l’entrata di ione Sodio, che depolarizza la membrana, e di Calcio che agisce da segnale intracellulare per determinare una amplificazione dell’azione del neurotrasmettitore. Questo effetto è alla base del potenziamento a lungo termine, da cui dipendono memoria e apprendimento. Gli altri recettori del glutammato, di cui esistono diversi tipi, sono detti metabotropi, in quanto non determinano direttamente l’apertura di canali ionici ma agiscono attraverso vie metaboliche di segnalazione intracellulare.
Nota 3. Il GABA (ac. γ-aminobutirrico) è un neurotrasmettirore inibitorio, deprime cioè la trasmissione dell’impulso nel neurone post-sinaptico. Ha due tipi di recettori, GABA-A. ionotropo, che permette il passaggio dello ione Cloro, che è iperpolarizzante, e GABA-B. metabotropo.