L’articolo allegato, pone l’attenzione sul fatto che l’incremento delle stime di prevalenza dei disturbi dello spettro autistico, sono legate a fattori prevalentemente di tipo non eziologico, dovute all’affinamento delle tecniche di diagnosi e all’avvicendamento della varie edizioni dei DSM. Mi vengono alcune considerazioni da fare in merito:
Sarebbe interessante conoscere le caratteristiche cognitive e sintomatologiche dei pazienti “sfuggiti” alla diagnosi di autismo nel tempo, oltre alle diagnosi da essi ricevute prima di approdare al definitivo inquadramento nello spettro, poiché mi viene da pensare che proprio i casi lievi, ovvero con assenza di deficit cognitivo e con caratteristiche autistiche intermedie, siano proprio quelli sfuggiti alla diagnosi.
Può capitare che questi bambini non vengano individuati prima dell’adolescenza, oppure siano segnalati in epoca scolare per un disturbo dell’apprendimento, un generico problema relazionale o di regolazione del comportamento. Nel percorso diagnostico dei pazienti con un problema del comportamento lieve, il primo impedimento è ancora rappresentato dalle difficoltà di accesso ad una valutazione, anche per via del timore di una stigmatizzazione in seguito al contatto con un servizio di NPI. Negli ultimi anni, la maggiore sensibilizzazione da parte delle famiglie e del mondo della scuola nei confronti delle problematiche del rendimento scolastico, nonché la diffusione di diagnosi maggiormente “digeribili” come quella di ADHD o i disturbi dell’apprendimento, hanno permesso ai clinici di avere maggiore accesso a problematiche che sottendono alle difficoltà scolastiche.
Intendo dire che a mio avviso siamo riusciti a intercettare molti pazienti autistici ad alto funzionamento, in modo incidentale, col pretesto del sospetto diagnostico di ADHD o disturbo dell’apprendimento. E talvolta, è stato necessario arrivare alla prova del farmaco, ovvero il Metilfenidato, che ha il vantaggio di produrre un effetto immediatamente osservabile, oltre che estremamente selettivo nel meccanismo d’azione, per chiarire molte sfumature e sovrapposizioni diagnostiche sopraffini.
Lavorando anche nell’ambito della scuola, mi viene anche segnalato dagli insegnanti che molti casi di bambini con problemi, non approderanno mai ad una valutazione NPI. E potrebbero essere una percentuale anche maggiore di quelli che alla fine vengono segnalati.
Esiste pertanto, una popolazione “nascosta” di bambini che potrebbero arrivare a 16 anni od oltre senza una diagnosi, epoca in cui potrebbero manifestare una necessità di contatto con le strutture valutative e sfuggire nuovamente alla diagnosi di spettro autistico, venendo inquadrati in categorie diagnostiche tipiche della nosografia psichiatrica. Dico cosa scontata, quando affermo che molti disturbi di personalità (schizotipico, schizoide, paranoide, antisociale, borderline ecc…) spesso hanno una storia “premorbosa” (di comportamenti non necessariamente definibili come patologici) che denota tratti autistici. Oppure mi viene da pensare ad autistici che manifestano per la prima volta una problematica psichiatrica in età adulta, per cui non è possibile sfruttare i “reports” genitoriali, e pertanto non saremo mai in grado di ricostruire la neurodiversità dell’età evolutiva che talvolta si cela dietro i disturbi psichiatrici dell’adulto.
Un saluto
Riccardo Alessandrelli
Neuropsichiatra Infantile presso ASL2 Abruzzo