La ringrazio dei preziosi consigli.

Clelia Rossi 

Il Ven 9 Ott 2026, 14:21 joe Genovese attraverso autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it> ha scritto:
Gentile Clelia,
condivido alcuni riferimenti che forse potranno esserle utili nel colloquio con la neurologa.
Da quanto ci è dato sapere, la possibilità che un antiepilettico peggiori le crisi è documentata da tempo.
  • Dalla revisione di Perucca, Gram, Avanzini e Dulac (Epilepsia 1998;39:5–17) emergono due possibili cause. La prima sono dosi o combinazioni eccessive, che pare si risolvano spesso semplificando la terapia. La seconda sono farmaci non adatti a un determinato tipo di crisi.
  • Lo studio di Kwan e Brodie (N Engl J Med 2000;342:314–9) suggerisce che, dopo due farmaci non efficaci, aggiungerne altri porti raramente al controllo delle crisi.
  • Shorvon e Reynolds (BMJ 1979;2:1023–5), semplificando la terapia, hanno osservato un miglioramento delle crisi e dello stato mentale in oltre metà dei pazienti.
Per quanto riguarda l'EEG, sembra che un tracciato eseguito lontano dalle crisi possa risultare anche normale. Per comprendere la natura degli episodi, e se accanto alle crisi epilettiche ve ne siano di altra origine, la scelta che viene indicata dalla letteratura che sono riuscito a consultare è il video-EEG prolungato.
Alcune domande che potrebbe essere utile rivolgere alla neurologa:
  1. Sarebbe possibile dosare nel sangue i livelli dei quattro farmaci?
  2. Dopo il passaggio a crisi generalizzate, le crisi sono state classificate di nuovo? I farmaci attuali sono adatti a questo tipo di crisi?
  3. Un video-EEG prolungato potrebbe essere indicato?
  4. Se si scegliesse di semplificare la terapia, con quale piano, quali tempi e quale sorveglianza?
Uno degli studi citati indica infatti di procedere con molta cautela e che la fase di riduzione dei farmaci è la più delicata. Per questo sembra prudente che ogni passo avvenga insieme alla neurologa, in maniera graduale.
Accanto alla terapia per l’epilessia, potrebbe valere la pena chiedere per suo figlio anche un sostegno educativo e comportamentale, il cui intento non è aggiungere un’altra figura da cui dipendere, ma formare la famiglia e le persone attorno a lui. In questa direzione va anche la Linea Guida dell’Istituto Superiore di Sanità sugli adulti con disturbo dello spettro autistico (dicembre 2024), che suggerisce interventi di training per genitori e caregiver (Raccomandazione 9.3).
Le auguro un buon colloquio.
Un caro saluto
Giuseppe




Da: Clelia Rossi attraverso autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it>
Inviato: Venerdì, 09 Ottobre, 2026 10:51
A: Autismo Biologia <autismo-biologia@autismo33.it>
Oggetto: [autismo-biologia] Re: Pharmacotherapeutic Decisions in Autism

Questo conferma la mia sensazione che l'aumento di medicine (numero di medicinalo assunto contemporaneamente) abbia peggiorato la situazione (siamo passati da crisi parziali a crisi generalizzate tonico cloniche).. inutile dire che l'impatto sulla vita di tutti i gg è impegnativo. 

Chiedo, ci sono studi che posso citare a supporto di questa tesi in colloquio con la neurologa?
L'eeg in qs caso risulterebbe alterato?

Grazie infinite
Rossi Clelia

Il Ven 9 Ott 2026, 09:14 benedetto--- attraverso autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it> ha scritto:
L' assunzione di 4 farmaci antiepilettici comporta un rischio elevato di avere un' encefalopatia da farmaci. Bisogna inoltre considerare la possibilità di un aumento paradosso delle crisi attribuibile ai farmaci, e della presenza di "pseudocrisi" che per loro natura non rispondono ai farmaci e che possono coesistere in un numero significativo di soggetti con epilessia accanto alle crisi "vere".
Benedetto Dordi - pediatra e neuropsichiatra infantile.

Il 8 ott 2026 21:28, Clelia Rossi attraverso autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it> ha scritto:
Buongiorno,

Da genitore di un ragazzo con autismo ed epilessia di 24 anni mi chiedo se i farmaci per epilessia possono portare gli stessi rischi o se , addirittura, possono essere controproducenti aumentando le crisi.

Al momento mio figlio è sotto terapia multipla (prende ben 4 farmaci) senza controllo delle crisi che sono anzi peggiorate (da parziali a generalizzate).

Ci sono studi/esperienze in merito?
Grazie



"Per esempio l’irritabilità, le difficoltà di attenzione e i disturbi del
sonno sono comuni nelle persone autistiche, ma i farmaci che sono
efficaci in queste condizioni nelle persone neurotipiche hanno effetti
meno prevedibili, e talvolta paradossi, nelle persone autistiche….

A dispetto dell’inconsistenza dei trattamenti attualmente disponibili e
della mancanza di prove di efficacia, molti bambini e adulti autistici
assumono più psicofarmaci insieme, la qualcosa pone rischi di effetti
avversi e di interazioni farmacologiche..."

Il Ven 17 Lug 2026, 16:32 daniela via autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it> ha scritto:
La vecchia frase “Lo devi fare perché lo ha detto il dottore” è
diventata obsoleta, non vale più. Lo dice molto bene Sandro Spinsanti
nel libro “Un’altra pratica della cura”

https://pensiero.it/catalogo/libri/un-altra-pratica-della-cura/?srsltid=AfmBOoqtgqYoumrrbhyCv8KwKAOyvneHrfcTQQDwBB0qA7Hlxuyek0um

da cui copio quanto segue

“Il nuovo profilo della pratica medica non richiede solo un
professionista sanitario diverso, ma anche la formazione di un malato
più consapevole del compito che incombe su di lui nel cercare la giusta
risposta ai problemi di salute in collaborazione con il professionista
sanitario….

il buon malato dei nostri tempi non è colui che tace, si sottomette e
segue alla lettera la prescrizione. Essere un buon malato oggi richiede
intelligenza, volontà e un certo numero di virtù. Perché la cura
dell’epoca moderna il malato non la riceve passivamente, ma la
confeziona insieme al curante…..

la medicina non è una scienza esatta. Anche il medico più competente non
puo’ escludere un margine di errore o una zona di incertezza”

Se queste sono considerazioni valide in generale nel rapporto medico –
paziente, esse lo sono all’ennesima potenza nel rapporto medico –
genitore di una persona con autismo o, nel caso di adulti, talvolta con
il paziente stesso.

Ne parlano estesamente Yaara Zisman‑Ilani e colleghi nell’articolo
“Zisman-Ilani Y, Walfisch R, Veenstra-VanderWeele J, Mandell DS.
Pharmacotherapeutic Decisions in Autism. N Engl J Med. 2026 Jul
16;395(3):214-217. doi: 10.1056/NEJMp2602649. Epub 2026 Jul 11. PMID:
42437505.”
da cui traduco quanto segue

“Le persone autistiche, le loro famiglie e i clinici si trovano spesso
nel dilemma di dover scegliere tra la necessità impellente di lenire
sintomi intollerabili e la consapevolezza che le opzioni disponibili
sono associate a benefici incerti e a potenziali gravi rischi….

L’incertezza è una delle caratteristiche che definiscono lo stato
attuale del trattamento dell’autismo..

Per esempio l’irritabilità, le difficoltà di attenzione e i disturbi del
sonno sono comuni nelle persone autistiche, ma i farmaci che sono
efficaci in queste condizioni nelle persone neurotipiche hanno effetti
meno prevedibili, e talvolta paradossi, nelle persone autistiche….

A dispetto dell’inconsistenza dei trattamenti attualmente disponibili e
della mancanza di prove di efficacia, molti bambini e adulti autistici
assumono più psicofarmaci insieme, la qualcosa pone rischi di effetti
avversi e di interazioni farmacologiche...

Il ricorso a psicofarmaci è dovuto anche alle sostanziali barriere
all’accesso agli interventi comportamentali ed educativi.
L’analisi applicata del comportamento (ABA), gli interventi
naturalistici comportamentali e di sviluppo, la logopedia e la terapia
occupazionale hanno mostrato diversi livelli di efficacia nel migliorare
i sintomi correlati all’autismo.
Tuttavia, anche applicando al meglio i trattamenti comportamentali
evidence – based, i sintomi debilitanti e i ritardi nello sviluppo
spesso persistono.
Non sorprende pertanto che il 90 per cento circa delle persone
autistiche dichiarino di aver utilizzato terapie che sono supportate da
poca o nessuna evidenza di efficacia...

Il mondo parallelo della medicina complementare e alternativa, praticata
al di fuori dei sistemi medici convenzionali, sottolinea la necessità di
un dialogo strutturato tra clinici e famiglie che assicuri che queste
prendano decisioni informate..

I clinici spesso operano ai limiti delle loro conoscenze quando trattano
l’autismo, bilanciando l’imperativo etico di evitare un danno rispetto
al desiderio di rispondere all’urgenza e alla frustrazione che spesso
esprimono le persone autistiche e le loro famiglie. La situazione puo’
portare i clinici a prescrivere farmaci per i quali c’è un’evidenza di
beneficio limitata o incerta, spesso senza comunicare chiaramente questa
incertezza...

Questo vuoto terapeutico ha influenzato anche le decisioni degli enti
regolatori. La Food and Drug Administration ha in un primo tempo
allargato l’indicazione dell’acido folinico all’autismo per poi fare
marcia indietro….

Per migliorare la qualità della vita e la prognosi dell’autismo i passi
di un imminente futuro  dovrebbe essere i seguenti:
- sviluppare farmaci che agiscano sui sintomi propri dell’autismo
- rendere gratuiti gli interventi comportamentali
- fare formazione di base e permanente a chi opera in questo settore
- integrare specialisti dei disturbi del neurosviluppo nei dipartimenti
delle cure primarie...

Per arrivare a questi obiettivi occorrono anni. Nel presente le persone
autistiche, le loro famiglie e i clinici hanno bisogno di consigli sul
come giungere a decisioni terapeutiche condivise...

I clinici dovrebbero spiegare cosa è noto e cosa è ignoto in merito alle
opzioni terapeutiche; i pazienti (o i genitori) dovrebbero descrivere le
loro preferenze, le loro priorità e le loro preoccupazioni; e insieme
dovrebbero valutare benefici e rischi e partendo da questi sviluppare un
piano terapeutico...

I clinici dovrebbero essere molto chiari nel dichiarare i limiti dei
trattamenti disponibili, cercando di non innescare aspettative che
inevitabilmente andrebbero deluse”

Una cosa che trovo importante è il fatto che queste considerazioni, ben
note e addirittura ovvie per chi quotidianamente si interessa di
autismo, siano state pubblicate non su una rivista di nicchia, ma su The
New England Journal of Medicine (NEJM),  una delle riviste più lette e
importanti al mondo, seguita da medici, ricercatori, studenti,
scienziati, insegnanti e dirigenti ospedalieri.

     Daniela Mariani Cerati




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