Nel
1966 Lotter trovo' una prevalenza di autismo pari a 4: 10000
(Lotter
V. (1966) ‘Epidemiology
of Autistic Conditions in Young Children’, Social
Psychiatry 1:
124–37)
Non si puo' escludere che ci
sia stato un aumento reale della condizione, ma e' verosimile che ad
un aumento cosi' drastico abbiano contribuito un cambiamento dei
criteri diagnostici, un difetto di diagnosi prima e un eccesso di
diagnosi poi.
Anche prendendo per buona
una prevalenza un po'inferiore a 1 su 68, e' evidente che, se l' autismo
e' tanto frequente nei bambini di adesso e non scompare con la
maggiore eta', esso esiste, non diagnosticato, in un gran numero di
adulti. Questo potrebbe essere in adulti che da bambini sono stati
seguiti dai servizi di NPI con altre diagnosi o, soprattutto per
l'alto funzionamento, in adulti che non sono mai stati seguiti dalla
NPI e che non hanno mai ricevuto nessuna diagnosi.
Forse non per tutti e' utile
avere la diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Una diagnosi
e' utile quando e' seguita da una terapia appropriata. Se un
individuo, a basso o ad alto funzionamento, trova un suo compenso,
difficilmente avra' un beneficio dall'inquadramento in una o in
un'altra casella diagnostica.
Diverso il caso nel quale vi
siano criticita' psichiatriche o sociali.
In questi casi, penso
numerosi, la diagnosi e' utile per la corretta indicazione e
specificità di intervento.
A chi e' alle prese con
questo non facile compito, ossia fare diagnosi di autismo precoce in
adulti nei quali per definizione il disturbo ha avuto il suo esordio
prima dei tre anni ma non e' mai stato diagnosticato, consiglio di
leggere l'articolo “Valutazione
diagnostica dei disturbi dello spettro autistico in età adulta
Diagnosing
autism spectrum disorders in adulthood
R. Keller, S. Bari, A.
Aresi, L. Notaro, F. Bianco, E. Pirfo
Journal of
Psychopathology 2015;21:13-18 "
Da questo utile utile
articolo, in cui finalmente si parla di autismo adulto, copio alcuni
stralci
“Possono quindi arrivare
all’osservazione psichiatrica quando, in momenti di transizione
esistenziale o sotto stress sociali, presentano disturbi d’ansia o
dell’umore, se non veri e propri momenti di scompenso psicotico,
talora reattivi al profondo deficit di cognizione sociale sottostante
e all’impatto che questo ha con la realtà ambientale.
All'ASL Torino 2 opera dal
2009 un ambulatorio dedicato in modo specifico alla valutazione e
cura dei DSA. Intendiamo pertanto indicare quale può essere un
percorso valutativo all’interno della psichiatria degli adulti"
Come in tutte le patologie
il punto di partenza per la diagnosi deve essere l'anamnesi, ma in questi casi
l'anamnesi va fatta in chi puo' ricordare come e' stato lo sviluppo
nei primi anni di vita, solitamente i genitori. I quali non
sempre ci sono e, anche quando ci sono, la memoria non sempre e'
fedele nel ricordo di tempi tanto lontani. E allora bisogna
riconoscere i sintomi ora presenti, che spesso si discostano da
quelli descritti per i bambino. In ogni caso anamnesi, quando
possibile, e osservazione mirata sono, come sempre, l'ABC della
medicina.
Dopo di che' ci sono i test, i quali devono essere test per adulti e non per bambini.
“Un primo strumento di
screening per i DSA, in presenza di pazienti verbalmente competenti e
di adeguato livello culturale da poter leggere un test
autocompilativo, è rappresentato dal test autosomministrato di
quoziente autistico e empatico (AQ 25-EQ 26).
In presenza di disabilità
intellettiva, un test di screening eterosomministrato per la
valutazione di autismo è invece dato dalla Scala
di valutazione dei tratti autistici nelle persone con disabilità
intellettiva (STA-DI) 27.
Per la valutazione
diagnostica, se il paziente è verbale ed è in grado di sostenere
un confronto testistico, il test di riferimento è l’Autism
Diagnostic Observation Schedu- le
(ADOS) 28, modulo 4, rivolto
direttamente al paziente, sotto forma di prove semplici sul piano
cognitivo, ma volte viceversa a evidenziare la sua modalità di
comunicazione e interazione con l’esaminatore.
In caso di forme cliniche in
cui la disabilità intellettiva non consenta una collaborazione ai
test, possiamo utilizzare per la diagnosi, ad esempio, una scala
etero valutativa come la Gilliam
Autism Rating Scale (GARS) 30.
Viceversa, se la valutazione
clinica ci orienta verso una sindrome di Asperger, possiamo riferirci
alla valutazione testistica diagnostica con la Gilliam
Asperger Disorder Scale (GADS) 31
o con la Ritvo Autism Asperger
Diagnostic Scale-Revised (RAADS-R)
32.
È evidente che è
improbabile l’acquisizione di questi strumenti da parte di
qualsiasi Centro di salute mentale, anche per i costi degli stessi e
per la formazione specifica richiesta nel somministrarli, e che
pertanto laddove vi sia un sospetto clinico, l’approfondimento
testistico avrebbe più senso in un centro di secondo livello
dedicato ai DSA.
La valutazione clinica si
completa con la valutazione degli eventuali quadri psicopatologici
associati, che anzi sono più frequenti nei DSA rispetto alla
popolazione generale.
Si tratta soprattutto di
disturbi depressivi e ansiosi, DOC, uso di sostanze (in particolare
alcol per l’azione disini- bente sociale), disturbi attentivi,
dell’apprendimento, alimentari, ma anche forme psicotiche, bipolari
e di personalità di difficile enucleazione rispetto ai sintomi
autistici con cui di sovrappongono 33.
Teniamo presente che se
siamo in presenza di una disabilità intellettiva, i criteri
diagnostici psichiatrici saranno da riferirsi ai manuali specifici
per la disabilità del DSM e dell’ICD (Diagnostic Manual
- Intellectual Disability [DM-ID])
34. Inoltre la peculiare interpretazione letterale che hanno i
pazienti con DSA, anche di livello intellettivo elevato, richiede una
estrema cautela nell’utilizzo di test come il Minnesota
Multiphasic Personality Inventory-2 (MM-
PI-2) 35 basati sulla interpretazione del testo, che possono dare dei
falsi positivi per forme psicotiche.
È importante che nella
cultura psichiatrica clinica vi sia una maggiore attenzione a questi
disturbi soprattutto in età adulta perché facilmente
misconosciuti, ma soprattutto perché l’intervento richiesto
necessita di una elevata specificità sia sul piano abilitativo che,
dove richiesto, anche farmacologico 40."