I professionisti che in Italia si occupano di adulti con autismo, siano essi diagnosticati da bambini o da adulti, si contano sulla punta delle dita.
L'articolo citato e' opera di un team del Centro di Salute mentale di Torino (ASL TO2), diretto da Roberto Keller http://www.angsatorino.org/ambulatorio-per-pazienti-autistici-adulti/

Altri professionisti che da anni si dedicano agli adulti con autismo e che hanno maturato grande esperienza in questo campo saranno relatori ad un interessante evento che avra' luogo a Milano il 16 marzo prossimo, aperto a tutti, gratuito e senza necessita' di prenotazione. Si tratta di Lucio Moderato, Fabrizia Bugini e Raffaella Faggioli. In questo incontro si parlera' anche di genetica. Questo tema, complesso e in continua evoluzione, sara' affidato a Maria Teresa Bonati.
Per i particolari dell'evento rimando al link
http://www.ambrosianeum.org/var/extra/cicli/pdf/invito-le-derive-utopiche-della-tecno-medicina-24.pdf

Daniela MC




Il Lunedì 29 Febbraio 2016 21:40, daniela marianicerati <marianicerati@yahoo.it> ha scritto:


Nel 1966 Lotter trovo' una prevalenza di autismo pari a 4: 10000 (Lotter V. (1966) Epidemiology of Autistic Conditions in Young Children’, Social Psychiatry 1: 124–37)
Nel 2010 Wingate M e coll. trovano una prevalenza di 14.7 per 1,000 (1 su 68 bambini di 8 anni) (MMWR Surveill Summ. 2014 Mar 28;63(2):1-21, Prevalence of autism spectrum disorder among children aged 8 years - autism and developmental disabilities monitoring network, 11 sites, United States, 2010.



Non si puo' escludere che ci sia stato un aumento reale della condizione, ma e' verosimile che ad un aumento cosi' drastico abbiano contribuito un cambiamento dei criteri diagnostici, un difetto di diagnosi prima e un eccesso di diagnosi poi.
Anche prendendo per buona una prevalenza un po'inferiore a 1 su 68, e' evidente che, se l' autismo e' tanto frequente nei bambini di adesso e non scompare con la maggiore eta', esso esiste, non diagnosticato, in un gran numero di adulti. Questo potrebbe essere in adulti che da bambini sono stati seguiti dai servizi di NPI con altre diagnosi o, soprattutto per l'alto funzionamento, in adulti che non sono mai stati seguiti dalla NPI e che non hanno mai ricevuto nessuna diagnosi.
Forse non per tutti e' utile avere la diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Una diagnosi e' utile quando e' seguita da una terapia appropriata. Se un individuo, a basso o ad alto funzionamento, trova un suo compenso, difficilmente avra' un beneficio dall'inquadramento in una o in un'altra casella diagnostica.
Diverso il caso nel quale vi siano criticita' psichiatriche o sociali.
In questi casi, penso numerosi, la diagnosi e' utile per la corretta indicazione e specificità di intervento.
A chi e' alle prese con questo non facile compito, ossia fare diagnosi di autismo precoce in adulti nei quali per definizione il disturbo ha avuto il suo esordio prima dei tre anni ma non e' mai stato diagnosticato, consiglio di leggere l'articolo “Valutazione diagnostica dei disturbi dello spettro autistico in età adulta
Diagnosing autism spectrum disorders in adulthood
R. Keller, S. Bari, A. Aresi, L. Notaro, F. Bianco, E. Pirfo
Journal of Psychopathology 2015;21:13-18 "


Da questo utile utile articolo, in cui finalmente si parla di autismo adulto, copio alcuni stralci
Possono quindi arrivare all’osservazione psichiatrica quando, in momenti di transizione esistenziale o sotto stress sociali, presentano disturbi d’ansia o dell’umore, se non veri e propri momenti di scompenso psicotico, talora reattivi al profondo deficit di cognizione sociale sottostante e all’impatto che questo ha con la realtà ambientale.
All'ASL Torino 2 opera dal 2009 un ambulatorio dedicato in modo specifico alla valutazione e cura dei DSA. Intendiamo pertanto indicare quale può essere un percorso valutativo all’interno della psichiatria degli adulti"

Come in tutte le patologie il punto di partenza per la diagnosi deve essere l'anamnesi, ma in questi casi l'anamnesi va fatta in chi puo' ricordare come e' stato lo sviluppo nei primi anni di vita, solitamente i genitori. I quali non sempre ci sono e, anche quando ci sono, la memoria non sempre e' fedele nel ricordo di tempi tanto lontani. E allora bisogna riconoscere i sintomi ora presenti, che spesso si discostano da quelli descritti per i bambino. In ogni caso anamnesi, quando possibile, e osservazione mirata sono, come sempre, l'ABC della medicina.
Dopo di che' ci sono i test, i quali devono essere test per adulti e non per bambini.
Un primo strumento di screening per i DSA, in presenza di pazienti verbalmente competenti e di adeguato livello culturale da poter leggere un test autocompilativo, è rappresentato dal test autosomministrato di quoziente autistico e empatico (AQ 25-EQ 26).
In presenza di disabilità intellettiva, un test di screening eterosomministrato per la valutazione di autismo è invece dato dalla Scala di valutazione dei tratti autistici nelle persone con disabilità intellettiva (STA-DI) 27.
Per la valutazione diagnostica, se il paziente è verbale ed è in grado di sostenere un confronto testistico, il test di riferimento è l’Autism Diagnostic Observation Schedu- le (ADOS) 28, modulo 4, rivolto direttamente al paziente, sotto forma di prove semplici sul piano cognitivo, ma volte viceversa a evidenziare la sua modalità di comunicazione e interazione con l’esaminatore.
In caso di forme cliniche in cui la disabilità intellettiva non consenta una collaborazione ai test, possiamo utilizzare per la diagnosi, ad esempio, una scala etero valutativa come la Gilliam Autism Rating Scale (GARS) 30.
Viceversa, se la valutazione clinica ci orienta verso una sindrome di Asperger, possiamo riferirci alla valutazione testistica diagnostica con la Gilliam Asperger Disorder Scale (GADS) 31 o con la Ritvo Autism Asperger Diagnostic Scale-Revised (RAADS-R) 32.
È evidente che è improbabile l’acquisizione di questi strumenti da parte di qualsiasi Centro di salute mentale, anche per i costi degli stessi e per la formazione specifica richiesta nel somministrarli, e che pertanto laddove vi sia un sospetto clinico, l’approfondimento testistico avrebbe più senso in un centro di secondo livello dedicato ai DSA.
La valutazione clinica si completa con la valutazione degli eventuali quadri psicopatologici associati, che anzi sono più frequenti nei DSA rispetto alla popolazione generale.
Si tratta soprattutto di disturbi depressivi e ansiosi, DOC, uso di sostanze (in particolare alcol per l’azione disini- bente sociale), disturbi attentivi, dell’apprendimento, alimentari, ma anche forme psicotiche, bipolari e di personalità di difficile enucleazione rispetto ai sintomi autistici con cui di sovrappongono 33.
Teniamo presente che se siamo in presenza di una disabilità intellettiva, i criteri diagnostici psichiatrici saranno da riferirsi ai manuali specifici per la disabilità del DSM e dell’ICD (Diagnostic Manual - Intellectual Disability [DM-ID]) 34. Inoltre la peculiare interpretazione letterale che hanno i pazienti con DSA, anche di livello intellettivo elevato, richiede una estrema cautela nell’utilizzo di test come il Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2 (MM- PI-2) 35 basati sulla interpretazione del testo, che possono dare dei falsi positivi per forme psicotiche.
È importante che nella cultura psichiatrica clinica vi sia una maggiore attenzione a questi disturbi soprattutto in età adulta perché facilmente misconosciuti, ma soprattutto perché l’intervento richiesto necessita di una elevata specificità sia sul piano abilitativo che, dove richiesto, anche farmacologico 40."

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