Con rammarico vedo che il passato ritorna ed è
quanto mai necessario non abbassare la guardia.
Siccome credo anche che molti si esprimano a favore
o contro senza neppure conoscere fino in fondo il problema per il quale si
schierano, desidero raccontare una storia. Potrebbe avere per protagonisti uno,
nessuno e centomila di noi, e la trama sarebbe la stessa.
La mia gravidanza, cercata, è arrivata ad
un'età in cui, nel 1987, venivo definita primipara d'età
avanzata. Come tale, venivo definita ansiosa ogni volta che riferivo
impressioni sul comportamento di mio figlio.
All'età di tre anni, gli venne finalmente
diagnosticata una "disarmonia evolutiva" per la quale fu consigliata dalla ausl
una terapia psicoanalitica. Altrettanto avremmo dovuto fare noi genitori, sia
singolarmente, sia in coppia.
Non potendo garantire il servizio
pubblico altro se non una seduta quindicinale a noi come coppia genitoriale, decidemmo di rivolgerci al privato. Il
nome della professionista ci fu consigliato dalla Neuropsichiatra, che iniziò
quindi con questa Psicologa un rapporto di collaborazione e consulenza sul
nostro caso.
Il bambino ( dai tre ai sei anni) si recava due/tre
volte la settimana dalla sua Psicologa.
IO dovevo accompagnarlo nel cortile del condominio
e, a parte le prime due volte, evitare anche di salire al piano, per
non "inquinare con la mia presenza il setting terapeutico".
Non capivo, ma mi adeguavo. Stavo facendo tutto
quanto potevo per normalizzarlo, dunque, bando alle prese di posizione. Pensai
che la vita mi stava dando una lezione di umiltà. Ogni due settimane io e
mio marito andavamo al macello da una NPI che rigirava il coltello nelle carni
con domande tipo:
"Lei è certa di avere desiderato suo figlio?
Sappiamo dal personale dell'asilo nido che suo figlio è stato soprannominato "il
Principino" per essere sempre ben agghindato: sa che spesso un eccesso di
maternage nasconde un rifiuto inconscio? Cosa rimpiange di più della sua vita
prima che nascesse suo figlio?
Quali sensazioni di disagio ha avvertito durante la
gestazione? La infastidiva sentire i movimenti fetali? A questa risposta feci
l'errore di rispondere che sì, qualche volta i movimenti erano continuati
così a lungo, e addirittura il bimbo aveva il singhiozzo in utero, da
crearmi veramente una sensazione di fastidio. Credevo di essere di fronte ad una
persona che, come me, cercava di capire le motivazioni per cui il mio piccolo
non era come gli altri ed ero dannatamente e disperatamente sincera.
Stavo invece subendo un processo di cui non
conoscevo il capo d'accusa.
Seppi anni dopo che una docente di una
facoltà di Psicologia della mia regione stava preparando un lavoro sul
nesso fra insofferenza della madre ai movimenti fetali ed incidenza di
autismo (!!)
Nei tre anni di "terapia" credo che la Psicologa
che aveva in cura mio figlio abbia fatto anche qualcosa di buono. Ad esempio
giochi di ruolo, intrattenimento con musica, uso di piccoli strumenti musicali,
registrazione della propria voce e riascolto, etcc.., del resto, come
avrebbe potuto fare una psicoterapia ad un bimbo poco verbalizzante, e comunque
incapace di comunicare, di disegnare?. Alcune di
queste cose mi sono state raccontate da mio figlio anni dopo, altre appena
accennate nei colloqui che la Psicologa stessa aveva con noi periodicamente per
riferirci dei progressi. La diagnosi di autismo le si affacciò alla mente, e si
disse molto preoccupata per questo, ma poi si consultò con alcune colleghe,
facendole intervenire in studio durante le sedute ( e senza avvisarci ), e i
dubbi furono fugati.
Ricordo che mi venne chiesto di comperare una
bambola Barbie, possibilmente somigliante a me che, allora, curavo
abbastanza la mia persona. Feci anche questo, pur chiedendomi cosa ci fosse
di così strano nell'essere curate, truccate ed attraenti, da meritare
un'attenzione dello psicoterapeuta di mio figlio, visto che non lo trascuravo
comunque.
Dopo tre anni ( e 18 milioni e mezzo di Lire,
correva l'anno 1990) mio figlio iniziò a non voler più andare nello studio. Si
aggrappava alle portiere dell'auto in cui io ( sempre per non inquinare )
restavo ad aspettare, estate ed inverno, e urlava disperato. Lo costrinsi una,
due volte a partecipare comunque alle sedute perchè mi veniva detto che questo
era un segno positivo. Stava avvenendo un cambiamento, troppo faticoso per
lui, quindi la sua ribellione era segno che avevamo scalfito il bozzolo..
Allora rialzai la testa, superai il dolore e
valutai razionalmente la situazione. Alla scuola materna mio figlio veniva
isolato dal gruppo per molto tempo, affidato ad una maestra/mamma, che avrebbe
dovuto ricostruire il rapporto carente avuto con me, privilegiando il
rapporto a due rispetto a quello di gruppo . Anni dopo ho visto piangere
questa maestra per il dolore di aver, seppure senza averne colpa, applicato su
mio figlio gli approcci inadeguati che le venivano consigliati. Nessun operatore
era autorizzato a parlarci in privato, nè a stringere rapporti di amicizia, e
tantomeno avere contatti telefonici con noi. Non eravamo al corrente di
cosa si facesse alla scuola materna, se non per grandi linee, nè fummo mai
coinvolti ad usare a casa metodi analoghi .
Pensai che era giunto il momento di dare fiducia a
me stessa ed a mio figlio, ed antrambi noi sentivamo che non si stava facendo
per lui nulla di buono. La rottura del "contratto terapeutico" con la Psicologa
fu una farsa nella farsa. Si rifiutò di parlarci oltre e stabilì che avremmo
avuto rapporti solo in forma scritta, e rivolgendosi alla NPI dell'AUSL per un
consiglio sulla relazione che le avevamo richiesto, in uno zibaldone di
competenze fra pubblico e privato che oggi meriterebbe una
segnalazione.
Solo due anni dopo, in seguito alla visione del
film "Rain man" cominciai ad avere la certezza che mio figlio fosse affetto da
questa cosa...chiamata autismo, di cui non sapevo neppure il
significato.
L'incontro con la D.ssa Visconti di Bologna fu
l'inizio di un nuovo corso, purtroppo troppo tardivo. Il bambino geniale che
aveva imparato a leggere da sè, che sapeva fare radici quadrate, aveva perso
l'opportunità di modificare i suoi comportamenti e di imparare una comunicazione
efficace proprio negli anni di maggiore plasticità del cervello, restando
segnato anche da adulto dai problemi comportamentali che minacciano di offuscare
anche notevoli competenze.
A quel tempo, il Responsabile della NPI della mia
città che, vedendo le valutazioni e la diagnosi della D.ssa Visconti
( appartenente al SSN ) scrisse sulla cartella clinica di
mio figlio " si interrompe il rapporto con la famiglia, che ha effettuato scelte
in aperto contrasto con quelle di questo Servizio" fu molto fortunato.
Fortunato perchè a quel tempo l'associazionismo non
era diffuso come ora, le conoscenze allora disponibili meno note, anche per la
mancanza di internet, e non lo denunciammo. Perchè per amore,
solo per amore, noi genitori ci siamo resi complici per qualche
anno di tali pratiche assurde.
Però è venuto da anni il tempo della
consapevolezza e mai avrei pensato di raccontare ancora questa
storia. So che per molti che leggono questa è roba trita e ritrita,
ma l'ho scritta per l'onorevole Binetti, che, evidentemente, queste cose
non le sa. Gli Psicoanalisti che si stanno coalizzando contro le LG certamente
sanno, ma Lei, Onorevole, debbo credere che non sapesse.
Altrimenti.........
Buonanotte a tutti. Domani forse, a mente
lucida sembrerà anche a me che questa storia sia la solita storia..
Noemi
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