Grazie, a nome di tutti i genitori e ragazzi, al
Dr. Politi ed a tutta l'equipe del Prof. Barale, per ciò che egli definisce
"tirocinio folle". Quando li ho visti all'opera li ho definiti "cercatori di
perle" volendo con ciò evidenziare quanto sia raro trovare chi,
in casi di autismo così grave, sappia cogliere in fondo alla
Persona risorse che spesso altri neppure vedono.
Un augurio che tutto ciò continui e contamini il
mondo dell'autismo.
Noemi Cornacchia
----- Original Message -----
Sent: Monday, December 14, 2015 7:34 PM
Subject: [2866] Il jazz che cura l'anima e l'Orchestra Invisibile La
festa per i dieci anni
Press-IN anno VII / n. 2866
La Provincia
Pavese del 14-12-2015
Il jazz che
cura l'anima e l'Orchestra Invisibile La festa per i dieci anni
Storia del progetto di Cascina Rossago con i ragazzi
autistici «Insieme con melodie e ritmo. È il nostro piccolo miracolo».
PAVIA. La presentazione di un libro che ripercorre la sua storia,
attraverso le foto di chi ne ha fatto parte dal 2005 ad oggi (questa mattina
alle 12 alla libreria Cardano), e un concerto all'Auditorium del Vittadini che
fa parte del Festival di Natale di Ghislierimusica (oggi alle 16.30, via Volta
31). E' con questi due appuntamenti che l'Orchestra Invisibile – la big band
formata dai ragazzi autistici della “fattoria sociale” Cascina Rossago di San
Ponzo, in Oltrepò, prima struttura italiana disegnata sulle esigenze delle
persone autistiche, e dai loro “professori” – festeggia i suoi primi dieci anni
di vita. A firmare il libro sono Pierluigi Politi – professore di Psichiatria e
responsabile del Laboratorio Autismo dell'Università di Pavia, ideatore
direttore dell'Orchestra Invisibile nella quale suona il pianoforte e a volte
anche il trombone - ed Enrico Pozzato, medico di famiglia molto apprezzato dai
suoi pazienti, che suona da sempre con la big band di Cascina Rossago, tenendo
la tromba con una mano e la macchina fotografica con l’altra.
Professor
Politi, cosa accade alla Cascina Rossago, una volta alla settimana, da dieci
anni a questa parte?
«Ogni venerdì pomeriggio io, come Enrico Pozzato e altri
amici e studenti universitari, raggiungiamo l’Oltrepò con i nostri strumenti e
lì, dopo il caffé di rito, facciamo musica con i ragazzi autistici della
Cascina, dando vita all’Orchestra Invisibile, un gruppo jazz a struttura
variabile. Quando è il momento di fare musica, si comincia da un inizio
frammentato in cui ciascuno suona per conto proprio, senza tempo nè ritmo nè
accordo. Poi, gradualmente, l’orchestra si riassembla e gli ultimi brani sono
regolarmente contrassegnati da un respiro unico e, soprattutto, dall’ascolto
reciproco dei musicisti».
Ma non si tratta di musicoterapia in senso
stretto. Perché è importante sottolinearlo?
« L'Orchestra Invisibile è
qualcosa di meno rispetto alla musicoterapia, perché non prevede la formazione
rigorosa dei musicisti e non c'è un programma personalizzato per ogni singolo
partecipante. Nello stesso tempo è qualcosa di più, perchè da dieci anni
riusciamo a coinvolgere un grande numero di persone, di cui più della metà sono
ospiti della Cascina Rossago con quadri di autismo grave. Io piuttosto amo
definire l'Orchestra Invisibile come “il tirocinio più folle” che sia mai stato
organizzato in un'università non solo italiana, ma anche europea. Almeno che io
sappia. Tutti gli studenti universitari, di ambiti diversi, che sono stati con
noi per un periodo hanno avuto la possibilità di toccare con mano una realtà che
ribalta la prospettiva con cui di solito noi “normali” guardiamo
all'autismo».
Ci spiega meglio?
«Non è vero che l'autistico non è
capace di comunicare. Semplicemente non sa usare il linguaggio verbale. Con
l'orchestra Invisibile, in questi dieci anni, noi abbiamo avuto la conferma del
fatto che la musica è una fertilissima terra di mezzo in cui “normalità” e
autismo possono incontrarsi e dialogare. Il solo fatto che riusciamo ad andare
tutti a tempo quando suoniamo, significa che facciamo a meno del linguaggio ma
comunichiamo benissimo con improvvisazioni che stanno bene insieme. Non è un
contesto verbale, ma ritmico e melodico. Ed è il nostro piccolo
miracolo».
Ma poi perché “ invisibile”?
«Quando il gruppo è nato
nessuno di noi operatori, pensando alla tutela dei ragazzi autistici e alla loro
insofferenza a relazionarsi in contesti a cui non sono abituati, credeva che ci
saremmo potuti esibire in giro. Poi è capitato, occasionalmente, di suonare in
pubblico e abbiamo visto che i ragazzi si divertivano molto. Oggi riusciamo ad
andare in giro, naturalmente con limiti di spostamento e di frequenza nello
stesso periodo».
Insomma il bilancio di questi dieci anni è
positivo?
«Assolutamente:
oggi siamo molto meno invisibili rispetto a
10 anni fa e siamo lanciati verso il 2016, con lo stesso entusiasmo dell'inizio,
che poi è la condizione indispensabile: solo quando non ci divertiremo più
l'Orchestra Invisibile smetterà di esistere».
di Marta
Pizzocaro
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