Sta
diventando sempre piu' frequente il ricorso alla
medicina cosiddetta
naturale, vale a dire l' uso di sostanze che si
trovano normalmente
in natura, e in particolare nei cibi, a scopo di
integrare l'alimentazione,
ma anche per curare i sintomi piu' disparati.
Tra
gli integratori un posto di rilievo occupano vitamine
e minerali. I
prodotti che contengono vitamine e minerali vengono in
parte
acquistati direttamente dagli utenti in modo
tradizionale o via
Internet, in parte prescritti dai medici, talora con
l'intento di
sfruttarne l'effetto placebo, nella convinzione che
tali sostanze
siano quanto meno innocue e che la prescrizione
rispetti la regola del “Primum non nocere”
In
USA il consumo di integratori e' notevole anche nei
bambini sani (31% ) e aumenta nei bambini con disturbi
dello spettro autistico
(56%). Verosimilmente la situazione non e' molto
diversa per i
bambini con autismo italiani . Non saprei se il
consumo di integratori sia diffuso anche per i bambini
senza particolari
problemi in Italia.
Stewart
PA. E colleghi ( Dietary Supplementation in Children
with Autism
Spectrum Disorders: Common, Insufficient, and
Excessive. Journal
of the Academy of Nutrition and Dietetics. 2015.
June 4) hanno
impostato uno studio finalizzato a documentare
assunzioni carenti o
eccessive di vitamine e minerali da parte dei bambini
con disturbi
dello spettro autistico.
L'ipotesi
di partenza e' che i bambini con
autismo possano avere una dieta squilibrata a causa
del grande
consumo di integratori da un lato e delle frequenti
abitudini
alimentari selettive e monotone dall'altro. Nello
studio sono stati
arruolati 288 bambini con autismo dai 2 agli 11 anni
provenienti da
diversi stati USA. Gli integratori piu' frequentemente
somministrati
sono risultati polivitaminici e minerali.
Lo
studio e' consistito nel fare compilare a tutti gli
adulti che somministravano il cibo ai bambini un
diario di tre giorni consecutivi
sia degli alimenti che degli integratori. Uno staff di
nutrizionisti
deduceva dal diario alimentare la dose media
giornaliera delle
singole vitamine e dei singoli minerali e la
confrontava con i limiti
inferiori e superiori degli standard consigliati
(Dietary Reference
Intakes (DRIs) ) .
Lo
studio ha evidenziato che i supplementi portavano ad
una eccessiva
introduzione: di vitamina A, folato e zinco in tutto
il campione; di
vitamina C e rame nei bambini dai due ai tre anni e di
manganese e
rame nei bambini dai 4 agli 8 anni.
Vi
era
invece una assunzione insufficiente di: vitamina D,
calcio, potassio,
acido pantotenico e colina.
I
micronutrienti che venivano piu' consumati con la
dieta erano gli
stessi che piu' frequentemente si trovavano negli
integratori.
Gli
autori dicono che poco e' stato pubblicato sugli
effetti a lungo
termine di una eccessiva assunzione di micronutrienti
sulla salute e
sul comportamento. Una sostanza che pero' desta
particolare
preoccupazione e' la vitamina A, soprattutto quando
somministrata
come retinolo, i cui effetti indesiderati possono
essere: nausea,
cefalea, stanchezza, perdita dell'appetito, disturbi
psichiatrici,
osteoporosi e irritabilita'.
Per
quanto riguarda i micronutrienti assunti in quantita'
inferiori a
quelle minime raccomandate, gli autori ritengono che
siano
preoccupanti soprattutto le insufficienze di calcio e
vitamina D, ma
mettono in guardia contro l'assunzione di integratori,
soprattutto
per la vitamina D, di cui e' nota la possibilita' di
ipervitaminosi.
Per
sopperire alle carenze sono opportuni aggiustamenti
dietetici e, per
la vitamina D, l'esposizione al sole.
Commenti
miei
L'
articolo mi ha deluso in quanto dal titolo mi
aspettavo che, oltre al
monitoraggio dell' assunzione dei micronutrienti, gli
autori avessero
indagato anche le eventuali ripercussioni biochimico –
cliniche
della scarsa o eccessiva presenza dei micronutrienti
nell' organismo. In
particolare, trattandosi di bambini con una
disfunzione cerebrale
piu' o meno estesa, mi aspettavo che si cercasse una
correlazione
tra anomalie nutrizionali e disturbi in ambito
psichico, come ad
esempio irritabilita', insonnia o disattenzione, se
non proprio a
carico dei sintomi propri dello spettro autistico.
Sarebbe
stato ancora piu' interessante monitorare l'eventuale
regressione dei
sintomi con la correzione degli squilibri biochimici.
Lo
studio si e' limitato a fare una fotografia
dell'alimentazione e a
confrontarla con i parametri di riferimento
standardizzati per eta'.
Non
si fa cenno all'ipotesi che alcuni sottogruppi di
bambini con autismo
possano beneficiare di dosi di micronutrienti
superiori a quelle
standard.
Da
decenni studiosi autorevoli dicono che la
somministrazione di dosi
farmacologiche di vitamina B6 e Magnesio merita di
essere indagata
con sperimentazioni randomizzate controllate, in
quanto ci sono
numerose testimonianze aneddotiche di miglioramenti e
alcune
sperimentazioni con risultati positivi, ma eseguite
con una
metodologia non soddisfacente.