Ho parlato spesso in questi ultimi giorni con il Sottosegretario Faraone a proposito di Linee Guida, considerate vincolanti dalla norma di legge del 2015, ma ancora ben lungi dall'essere definite e pubblicate.
Il sottosegretario Faraone, molto interessato al tema e particolarmente sensibile su questi punti concreti, intende chiedere la delega al Ministro per potersene occupare a pieno titolo. Sa bene che uno degli aspetti fondamentali delle nuove linee guida riguarderà soprattutto i soggetti adulti, nella pluralità dei casi che si presentano. Il suo incontro di pochi giorni fa al Ministero della salute è stato molto positivo, come certamente molti di voi sanno bene.
Gli ho trasmesso una parte della bibliografia che avevo a disposizione proprio su questo aspetto e mi auguro che prima della fine della legislatura, sempre con andamento altalenante, ci siano le risposte giuste che tanti operatori e tantissime famiglie attendono da tempo...
Paola Binetti
Con lo spalancarsi dei criteri diagnostici inclusivi (DSM-V), non solo la casistica ma anche gli approcci educativo-comportamentali si complicheranno nelle singolarità dei casi, perché gli interventi si dovranno misurare con livelli di autismo estremi (dal poco al tanto) associati a livelli intellettivi assai difformi. Si potrà toccare il cielo delle competenze o sprofondare nel nulla. I metodi abilitativi si dovranno adattare ulteriormente alla nuova attenzione per i livelli intellettivi più alti (e numerosi) con livelli di autismo sempre più sfumati, avvalendosi di strategie psico-educative molto vicine a quelle usate nella normodotazione ma sempre più lontane dai principi abilitativi adatti all’autismo grave. Dico questo perché nei prossimi anni sarà più complicato, anziché più semplice, proporre e correggere i principi abilitativi attuali (già tendenzialmente circoscritti nei primi anni di vita, mentre prevale il TEACCH più ci si sposta verso il grave o l'adulto) e la paralisi propositiva aumenterà. Il concentrarsi dell’intervento educativo ABA in una fascia di età sempre più specifica e recettiva _Denver Model- sembra anche ribadire indirettamente l’esiguità del range di applicabilità-efficacia della metodica. A fronte di questo dato il dilatarsi della casistica verso la normodotazione rallenterà definitivamente la ricerca della soluzione abilitativa dei casi di autismo grave. Questi anni sono quindi cruciali per applicare e misurare l’impegno abilitativo per l’autismo più di quanto si creda. Tiziano & Patrizia
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