E’ stato pubblicato il 30 luglio
scorso l’articolo
Altered gut microbiota in
Rett syndrome
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<!--[endif]-->Carlotta De Filippo
Microbiome 2016 4:41
DOI: 10.1186/s40168-016-0185-y
Published: 30 July 2016
Il lavoro affronta uno dei temi
caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell’ambito
di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle
complesse relazioni entero – cerebrali.
“A strict relationship
between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been
observed, and numerous studies have shown alterations of the gut
microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging
to the autism spectrum disorders (ASDs) [14]. In addition, the gut
microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine,
metabolic and immune pathways [15] affecting complex
physiological and behavioural states of the host [15, 16] “
Partire da una condizione
monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno
problematica per passare dalle ipotesi teoriche all’evidenza dei dati, ma
un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla
conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi.
Questo ed altri ostacoli sono
stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di
ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca
biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno
studio di questo tipo richiede.
Per entrare nel merito del lavoro
copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori,
Antonio Calabrò dell’ Università di Firenze
COMUNICATO STAMPA
Alterazioni del microbiota
intestinale nella sindrome di Rett
Numerosi studi, condotti
nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è
a tutti gli effetti da considerare una specie di
"superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il
cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa
1014, coesiste con le cellule
umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte.
Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa
nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine
gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed
apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista
Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze,
dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di
Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale
Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della
Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige (TN), ha
per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota
intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico
progressivo generalmente legato a mutazioni del gene methyl-CpG binding protein
2 (MeCP2). Le bambine
affette da questa complessa patologia presentano disturbi
gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi.
L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche
(bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio,
permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la
genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte
veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla
Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio
Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del
CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da
questa grave malattia.
Link lavoro:
Strati et al, Microbiome
2016