L’analisi critica fatta dal Prof. Silvio Premoli sulla situazione degli educatori sociopedagogici è ben condivisibile. La scarsa remunerazione del lavoro è una causa di abbandono del posto appena se ne trova un altro meglio remunerato. Le recenti assunzioni da parte della scuola pubblica e delle ASL hanno molto depauperato gli altri servizi che impiegano educatori. La continuità del rapporto educativo è generalmente un fattore positivo. Ad esempio nella scuola l’educatore/assistente all’autonomia e alla comunicazione che se ne va durante l’anno scolastico e lascia scoperto il posto danneggia l’allievo con disabilità o con bisogni educativi speciali. Per dare una retribuzione adeguata e per assicurare la continuità, diversi gruppi parlamentari auspicano l’estensione a tutto il Paese della stabilizzazione del posto di lavoro nella funzione pubblica con il passaggio al Ministero dell’Istruzione, come richiesto da due recenti proposte di legge. Occorre tuttavia fare attenzione a che la continuità venga garantita dalla legge, per evitare la mobilità annuale e gli scorrimenti tipici delle attuali graduatorie pubbliche degli insegnanti.
L’altro grande motivo che spinge a cambiare lavoro è la scarsa soddisfazione che molti ritraggono dalla loro opera, che può diventare causa di burnout (esaurimento psicofisico ed emotivo).
Affinché l’intervento dell’educatore possa produrre qualche miglioramento della persona che assiste, dando a lui soddisfazione sul lavoro, occorre conoscere e sapere utilizzare metodi educativi efficaci e avere la supervisione di una terza persona, un esperto che possa dare indicazioni su come comportarsi, soprattutto quando si tratta di casi con gravi comportamenti problema, come Disturbi oppositivi provocatori, ADHD e in particolare molti di quelli compresi nello Spettro autistico. Per quanto riguarda questi casi, le persone con disabilità hanno bisogno di educatori che conoscano sia le basi dell’educazione speciale sia la strategia indicata dal loro Supervisor, fr le diverse strategie basate sull’Analisi Applicata del Comportamento che la Linea Guida n.21 raccomanda. Queste strategie sono quelle che presentano maggiore evidenza di efficacia ed efficienza.
Purtroppo, in Italia esiste una grave carenza di operatori formati sull’analisi applicata del comportamento. Il nostro Paese si distingue perché non soltanto manca il corso di laurea sull’analisi applicata del comportamento, ma questa scienza non è neppure insegnata nelle Università, salvo pochissime eccezioni applicate più alla psicologia del lavoro che alla pedagogia speciale. Fortunatamente per gli educatori/assistenti all’autonomia e alla comunicazione che devono “soltanto” eseguire in pratica il Progetto di vita (art.14 della legge 328/2000) di una o due persone con problemi di comportamento, la formazione teorica psicopedagogica generale necessaria a colmare questa lacuna è molto ridotta, specialmente se possiedono la laurea triennale*.
Occorre tuttavia aggiungere che, come già evidenziato in precedenza, all’educatore si deve garantire l’assistenza di un Supervisor esperto, dotato di laurea magistrale pertinente, di abilitazione certificata e di iscrizione a un apposito albo. L’autorità dell’albo è dotata sia della capacità di verificare l’adeguata formazione iniziale e permanente, sia del potere disciplinare sugli iscritti.
La figura del Supervisor può trovare analogie nel nostro contesto nazionale in due figure: pedagogista e case manager.
La vigente normativa (proposta dalla Senatrice Vanna Iori) riferita al pedagogista, lo qualifica come l’esperto che, oltre ad avere il compito di elaborare il Progetto di vita con la famiglia e gli altri componenti l’unità valutativa multidisciplinare, ne segue poi l’evoluzione e lo modifica al bisogno, anche variando di conseguenza il budget di salute. I metodi basati sull’analisi applicata del comportamento sono per loro natura evolutivi ed esigono continue verifiche e cambiamenti.
La figura del Supervisor potrebbe essere l’equivalente del termine case manager presente come assoluta necessità nelle due mozioni approvate all’unanimità dall’Assemblea della Camera dei Deputati lo scorso 3 marzo.
Il Supervisor impiega mediamente 6 ore al mese per ogni caso nel corso dell’intervento intensivo. Per questo motivo il Supervisor può gestire contemporaneamente un numero massimo di 18 casi, che si traducono in un carico lavorativo di oltre 100 ore al mese di osservazione dei comportamenti nella famiglia, nella scuola e poi nel lavoro. Le altre ore di lavoro del suo tempo pieno devono essere dedicate al suo aggiornamento e alla preparazione degli interventi.
Metà dei 50 milioni di Euro che il Parlamento ha deliberato il 4 aprile per l’autismo con la conversione in legge del DL 24/2022, contenente le “Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza”, sono stati destinati all’assunzione di personale e potrebbero servire per retribuire circa 320 supervisori per seguire quasi 6.000 casi.
A parte la difficoltà o l’impossibilità di assumere questi Supervisor, che corrispondono all’incirca al totale dei Supervisor presenti in Italia dotati di certificazione internazionale, questo finanziamento durerebbe per un anno soltanto e non può certamente coprire le carenze enormi e strutturali esistenti per far fronte alle esigenze delle centinaia di migliaia di italiani compresi nello spettro autistico. Se ne consideriamo soltanto una piccola parte, gli allievi con autismo in età 6-14, circa 43.000 nel 2019 (dati ISTAT approssimati per difetto) si può comprendere quanto la cifra stanziata sia inadeguata. E’ sufficiente fare i conti (43.000:18=2.389) per comprendere che servirebbero circa 2.400 esperti nel ruolo di Supervisor soltanto per queste 8 coorti di età.
Se poi si considerano le persone con disturbi del comportamento autistico di tutte le altre classi d’età, appare evidente che 25 milioni sono una goccia nel mare.
Dato che oggi in Italia gli esperti sulle strategie comportamentali indicate nella Linea Guida n.21 dell’ISS e formati secondo lo standard internazionale sono meno di 400, emerge la necessità di fare molta formazione. Nello stesso provvedimento di legge il Parlamento ha cercato di rimediare destinando 7,5 milioni (dei 50 totali) alle Università che, d’intesa col Servizio Sanitario Nazionale, offriranno corsi e master universitari sull’analisi applicata del comportamento agli operatori del Servizio Socio-Sanitario Nazionale e del SSN, anche agli assunti a termine (un anno) con i 25 milioni prima citati.
Il pregio di questa scelta è che garantisce un avvio di un impianto della formazione nell’Università, che resta sempre il riferimento per l’istruzione superiore e allontana il rischio di delegare alle scuole di specializzazione per psicoterapia la preparazione di questi esperti, che non hanno bisogno di altri quattro anni di studi dopo la magistrale in scienza dell’analisi del comportamento, ma semmai di tirocinio realmente supervisionato.
Un primo difetto di questo impianto legale consiste nella durata: il finanziamento è limitato alle assunzioni per un solo anno, col rischio che si preparino esperti che non potranno essere mantenuti nel servizio pubblico, se non si farà un altro stanziamento. Non a caso la proposta originaria dell’emendamento di fine 2020 era quella di un finanziamento ricorrente ogni anno.
L’altro difetto è la limitazione del finanziamento per la formazione: sarebbe necessario che si imitasse la recentissima legge sulla preparazione degli esperti di lingua italiana dei segni e LIS tattile. In questo caso sono stati stanziati 4 milioni per fare attivare in alcune Università (come già sperimentalmente attuato dall’Università di Parma) una laurea triennale specifica e un “elenco” apposito presso la Presidenza del Consiglio, che può accogliere coloro che già da tempo insegnano la LIS ed hanno titoli sufficienti. Fatte le debite proporzioni fra allievi con sordità e allievi con disturbi del comportamento, lo stanziamento dovrebbe essere di almeno un ordine di grandezza superiore. Anche le società scientifiche italiane degli analisti del comportamento, come AIAMC e AARBA chiedono espressamente la creazione di questi corsi di laurea.
Non resta che chiedere al Governo di procedere nella realizzazione di tutti gli inviti rivoltigli dalla Camera dei Deputati, che ha votato all’unanimità le due mozioni sull’autismo, che permetterebbero di realizzare tutto ciò che l’art.60 dei Livelli Essenziali di Assistenza per l’autismo richiede in quantità e qualificazione degli operatori, che devono essere finanziati con il Fondo Corrente, anno per anno, piuttosto che da finanziamenti occasionali.
Carlo Hanau
Docente MED 01 presso UNIMORE e UNIPI
*La figura più diffusa nel mondo è quella di Tecnico del Comportamento Certificato (RBT) responsabile diretto dell’attuazione delle procedure di acquisizione delle competenze e modificazione del comportamento progettate e supervisionata da un analista comportamentale BCBA® eventualmente assistito da un Assistente Analista BCaBA®. Il Corso per diventare RBT segue le indicazioni del BACB® (Seconda Edizione della Task List RBT) ed include 40 ore di lezioni; ha l’obiettivo di preparare a svolgere l’esame come RBT® presso il Board, dopo l’iter formativo previsto dal Board.
versione sintetica pubblicata su VITA
http://www.vita.it/it/article/2022/05/17/fondi-per-alunni-autistici-il-voto-oggi-al-senato/162861/
FONDI PER AUTISTICI. Il voto oggi al Senato
VITA 17 maggio 2022lunni autistici, il voto oggi al Senato
di
17 maggio 20«Le persone con disabilità hanno bisogno di educatori che conoscano almeno le basi dell’educazione speciale basata sull’Analisi Applicata del Comportamento (ABA). Purtroppo, in Italia c'è una grave carenza di operatori formati», osserva il professor Carlo Hanau. «Inoltre metà dei 50 milioni di euro per l’autismo stanziati con la conversione in legge del D.L. 24/2022, oggi al voto del Senato, sono stati destinati all’assunzione di personale per un anno soltanto»
Oggi al Senato il voto per la conversione in legge del D.L. 24/2022 relativo ai fondi per l’autismo (ne avevamo scritto qui). Pubblichiamo le riflessioni a tal proposito del professor Carlo Hanau.
L’analisi critica fatta dal prof. Premoli sulla situazione degli educatori è ben condivisibile. La scarsa remunerazione del lavoro è una causa di abbandono del posto appena se ne trova un altro più remunerato. Le recenti assunzioni da parte della Scuola e delle ASL hanno molto depauperato gli altri servizi che pagano meno. Per dare una retribuzione adeguata e per assicurare la continuità del rapporto educativo due PdL in Parlamento prevedono l’estensione a tutto il Paese della loro stabilizzazione nel Ministero Istruzione. Occorre tuttavia fare attenzione a che la continuità venga garantita dalla legge, per evitare la mobilità annuale e gli scorrimenti tipici delle graduatorie degli insegnanti.
L’altro grande motivo che spinge a cambiare lavoro è la scarsa soddisfazione quando non si vedono miglioramenti negli allievi, per ottenere i quali occorre conoscere e sapere utilizzare metodi educativi efficaci e avere la supervisione di un esperto che possa dare indicazioni, soprattutto quando si tratta di casi con gravi comportamenti problema. Le persone con disabilità hanno bisogno di educatori che conoscano almeno le basi dell’educazione speciale basata sull’Analisi Applicata del Comportamento (ABA) che la Linea Guida n.21 del Ministero della Salute raccomanda.
Purtroppo, in Italia esiste una grave carenza di operatori formati sull’ABA. Il nostro Paese si distingue perché manca il corso di laurea sull’ABA, e questa scienza è insegnata soltanto in pochissime Università, più nella psicologia del lavoro che nella pedagogia speciale.
Fortunatamente per gli educatori che devono “soltanto” eseguire in pratica il Progetto di vita (art.14 L. 328/2000) di una o due persone con problemi di comportamento, la formazione teorica psicopedagogica generale necessaria a colmare questa lacuna è molto ridotta, specialmente se possiedono la laurea triennale. I corsi per Tecnico certificato del comportamento (RBT) o simili qualifiche analoghe chiedono un corso minimo di 40 ore di teoria e costano circa 400 Euro. Gli educatori già ci sono e basterebbe poca formazione supplementare.
Ma all’educatore si deve garantire l’assistenza di un Supervisor esperto, dotato di laurea magistrale, di abilitazione certificata e di iscrizione a un albo riconosciuto. La figura del Supervisor è l’esperto che, oltre ad avere il compito di elaborare il Progetto di vita con la famiglia e gli altri componenti l’unità valutativa multidisciplinare, ne segue poi l’evoluzione e lo modifica al bisogno, anche variando di conseguenza il budget di salute. I metodi basati sull’ABA sono per loro natura evolutivi ed esigono continue verifiche e cambiamenti. La figura del Supervisor potrebbe essere l’equivalente del case manager presente come assoluta necessità nelle due mozioni sull’autismo approvate all’unanimità dalla Camera dei Deputati lo scorso 3 marzo.
Il Supervisor impiega mediamente 6 ore al mese durante l’intervento intensivo per ogni caso. Per questo motivo può gestire contemporaneamente un numero massimo di 18 casi, che si traducono in un carico di oltre 100 ore al mese di osservazione dei comportamenti nella famiglia, nella scuola e poi nel lavoro. Le altre ore del suo tempo pieno devono essere dedicate al suo aggiornamento e alla preparazione degli interventi.
Metà dei 50 milioni di Euro che la Camera ha approvato il 4 aprile per l’autismo con la conversione in legge del D.L. 24/2022 e che il 17 maggio passa al Senato per l’approvazione definitiva sono stati destinati all’assunzione di personale per un anno soltanto e dovrebbero servire per retribuire circa 320 Supervisor per seguire quasi 6.000 casi. Ma gli allievi certificati con autismo in età 6-14 erano circa 43.000 nel 2019 (dati ISTAT approssimati per difetto), sette volte di più, e servirebbero circa 2.400 Supervisor soltanto per queste 8 coorti di età. Se poi si diagnosticano i più piccoli e i più grandi si sale di un ordine di grandezza.
Dato che oggi in Italia gli esperti sulle strategie comportamentali indicate nella LG n.21 formati secondo lo standard internazionale del Board BACB o dell’Early Start Denver Model sono meno di 400, emerge la necessità di fare moltissima formazione. Nello stesso provvedimento il Parlamento cerca di rimediare destinando 7,5 milioni (dei 50 totali) alle Università che, d’intesa col SSN, offriranno corsi e master universitari sull’ABA agli operatori del Servizio Socio-Sanitario Nazionale e del SSN, anche agli assunti a termine (un anno) con i 25 milioni prima citati. Questa scelta garantisce un avvio della formazione nell’Università, che resta sempre il riferimento per l’istruzione superiore e allontana il rischio di delegarla alle scuole di specializzazione private. Il difetto è la limitazione del finanziamento per la formazione: sarebbe necessario imitare e riparametrare il recentissimo DPCM del 10.01.22 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/04/06/22A02141/sg , col quale sono stati stanziati 4 milioni per attivare corsi di laurea universitari specifici e istituire “Un elenco degli interpreti in lingua dei segni” presso la Presidenza del Consiglio.
Si chiede al Governo di procedere nella realizzazione di tutti gli inviti rivoltigli dalla Camera, che ha votato all’unanimità le due mozioni sull’autismo, per realizzare tutto ciò che l’art.60 dei LEA per l’autismo richiede in quantità e qualificazione degli operatori, finanziati dal Fondo Corrente piuttosto che da finanziamenti occasionali.
*Prof. Carlo Hanau, docente presso UNIMORE e UNIPI, presidente A.P.R.I. OdV
Buongiorno a tutti,_______________________________________________è da un po' di tempo che mi chiedo cosa accadrà in Italia e nei Paesi extra USA e Canada in merito alla certificazione internazionale erogata dal Board americano e, nella fattispecie, riguardo noi famiglie: cosa richiedere eventualmente agli operatori in merito alla loro formazione?In questi giorni mi sono data una risposta da sola nel senso che per esperienza personale ad esempio l'equipe ABA di mio figlio ha qualifica di Analista del Comportamento presso il Master dell'Università di Salerno e l'Irfid che so essere entrambi dei Master che operano in ottemperanza alle regole stabilite dal Board e sono sotto supervisione con BCBA dei suddetti Master, ed in effetti mi ritengo soddisfatta del lavoro fatto su mio figlio fino ad ora.Ma cosa accadrà a partire dal 2023?Possibile non ci sia alcuna regolamentazione sulla formazione degli operatori ABA in Italia a parte linee guida del SSN che, parlandoci chiaro, lasciano il tempo che trovano a questo punto?Grazie in anticipo per le risposte esaustive che sicuramente riceverò da parte Vostra e che mi saranno d'aiuto anche per indirizzare altre famiglie.Marina Giuliano
Lista di discussione autismo-biologia
autismo-biologia@autismo33.it
Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale.
www.apriautismo.it
Per cancellarsi inviare un messaggio a: valerio.mezzogori@autismo33.it