Da: Persico Antonio <A.Persico@unicampus.it>
A: 'daniela marianicerati' <marianicerati@yahoo.it>; 'Autismo Biologia' <autismo-biologia@autismo33.it>
Inviato: Giovedì 13 Settembre 2012 11:23
Oggetto: R: [autismo-biologia] cellule staminali

Conosco la realtà dello Stem Cell Institute in Panama City, progetto che ci fu illustrato alcuni fa dal suo fondatore. Ci sarebbe molto da dire, ma trascuriamo il mio parere personale. Sottolineo solo a colleghi e genitori che quando uno scienziato americano proveniente da Company private si sposta in Centro-America per fondare una propria company privata, penso sia lecito chiedersi se non lo faccia per avere “le mani libere” e non dover sottostare al giusto controllo di un comitato etico istituzionale. Non aggiungo altro, se non che realtà similmente “miracolose” esistono anche in India ed in Cina, ossia in Paesi nei quali non c’è un reale controllo sulle terapie mediche e non c’è una sufficiente spinta verso una medicina veramente basata sull’evidenza, a tutela dei pazienti e dei loro familiari.
 
Cordiali Saluti a tutti,
 
Antonio Persico

Ringrazio Antonio Persico per questa testimonianza e per questa opportuna raccomandazione.
Nel mio messaggio precedente ho dimenticato di mettere tra virgolette la parola “miracoli” e non vorrei essere stata fraintesa, come se io approvassi questo passaggio da vaghe premesse biologiche a pratiche terapeutiche ardite e rischiose che bypassano la sperimentazione fatta secondo le regole condivise dalla comunità scientifica.
Le sperimentazioni controllate col placebo hanno mostrato quanto il placebo sia efficace, soprattutto quando una sedicente  terapia è stata preceduta e accompagnata dai clamori della pubblicità con le conseguenti attese miracolistiche da parte degli utenti disperati.
 
Segnalo a questo proposito l’interessante articolo di Adrian Sandler
PLACEBO EFFECTS IN DEVELOPMENTAL
DISABILITIES: IMPLICATIONS FOR RESEARCH
AND PRACTICE
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15977316
 
L’autore inizia le sue considerazioni paragonando la diversa percentuale di miglioramenti col placebo in due studi controllati: sul risperidone e sulla secretina.
I responders al placebo in una sperimentazione col risperidone sono stati il 12%, mentre nello studio sulla secretina sono stati il 30%.
 
L’autore ritiene che due fattori abbiano contribuito al successo del placebo nella sperimentazione sulla secretina: il grande clamore che c’era stato sui media con proclami di miracoli e con l’induzione di aspettative miracolistiche, e la via di somministrazione endovenosa.
Dall’interessante articolo copio alcuni stralci:

"30% of both the secretin group and the placebo group showed
significant improvement after infusion, according to parent and
teacher reports.
 
Some individuals showed improvement in core
symptoms of autism, such as eye contact, repetitive behaviors,
and communication, while others had a decrease in some associated
symptoms, such as sleep problems and diarrhea.
 
In some
instances improvements were quite dramatic and occurred as
soon as 1 day after infusion
 
Media attention led to
widespread hope that secretin represented a cure for autism, and,
by early 1999, an estimated 2500 children with autism had received secretin injections.
 
Parents’ hopes are easily amplified
by dramatic reporting of anecdotal reports
on television, on the Internet, and
in newspapers. In early 1999, we embarked
on our study in a media-induced
atmosphere primed with unusually high
expectancy that secretin would be effective.
Headlines proclaimed secretin to be a potential cure for autism.
 
The powerful placebo responses in the secretin trials may
have been the result of heightened expectancy.
One additional factor that may
have contributed is that the secretin and
placebo were administered by intravenous
infusion. There is something
uniquely powerful about the experience
of injections and this may account for the
observation that injections elicit stronger placebo effects than oral medications
 
The swallowing of a
tablet hardly compares with the experience
of feeling the sting of the needle and
watching the blood flow up the tubing,
followed by the infusion of the mysterious liquid with a syringe"
 
Un’altra considerazione dell’autore è la seguente. I genitori sapevano che partecipavano ad una sperimentazione col placebo e quindi sapevano che l’iniezione poteva essere di placebo.
Il miglioramento sarebbe stato verosimilmente maggiore se la sperimentazione fosse stata in aperto, se cioè i genitori avessero avuto la certezza che si trattava del farmaco di cui avevano sentito declamare meraviglie.
 
"Although the placebo effect in the
secretin RCTs is remarkable, it is likely
that the magnitude of the placebo effect
would have been greater still if this had
been an open trial of secretin. In our
RCT, parents knew that there was an
even chance that their child had not received
secretin, and this awareness likely
tempered their expectancy of improvement.
The significance of this observation
is that all clinical treatment is in
effect “open label,” thereby creating the
opportunity for larger placebo effects than those observed in RCTs"
 
Queste considerazioni dovrebbero aiutare genitori e terapeuti a fare scelte razionali e a non lasciarsi affascinare dalla tante sirene che trovano in Internet un facile terreno. In questo dovrebbero aiutare le linee guida stilate da organi privi di conflitto di interessi, vedi
http://www.snlg-iss.it/cms/files/LG_autismo_def.pdf
 
 
Dovrebbero anche aiutare, come dice l’autore, a sfruttare l’effetto placebo non tanto per dare medicine placebo, ma per recuperare il rapporto di fiducia medico-paziente, che è uno degli ingredienti del placebo e che presumibilmente è stata l’unica cosa realmente efficace della medicina per molti secoli.
 
Dovrebbero poi ricordare a chi propone nuove terapie che non si possono fare scorciatoie, ma che è obbligatorio  percorrere  la strada della sperimentazione secondo le regole condivise dalla comunità scientifica,  per non passare da  illusione a illusione.

Alla prossima
    Daniela MC