Lo spazio dei farmaci nell’autismo è limitato, al momento
attuale, al trattamento dei comportamenti dirompenti, in sinergia con gli
approcci educativi.
E’ un lavoro difficile, irto di insidie, ma, fatto a
regola d’arte, puo’ cambiare la vita delle persone affette e delle loro
famiglie.
Se in altri campi non è chiaro chi sia il terapeuta, in
questo caso è chiarissimo: il medico. Ma un ruolo molto attivo lo hanno anche i
famigliari. I farmaci a nostra disposizione al momento attuale sono solo
sintomatici e pertanto chi deve guidare il medico nella decisione di continuare
o sospendere, diminuire o aumentare il dosaggio sono le osservazioni che i
famigliari riportano al medico.
E’ triste dirlo, ma a volte i famigliari devono imparare
alcuni principi di farmacoterapia per difendersi dalla mala pratica di alcuni
medici, vedi il caso della mamma a cui è stato tolto il bambino (e ancora non
le è stato restituito nonostante il pronunciamento del Ministero a suo favore)
a causa del comportamento scorretto di un neuropsichiatra che non ha previsto una reperibilità nel caso
di prevedibili gravi effetti collaterali del risperidone.
Questa premessa per presentare un seminario sui farmaci
per i comportamenti dirompenti nell’autismo e nella disabilità intellettiva organizzato
da associazioni di famigliari e destinato a medici e famigliari insieme. Il seminario sarà tenuto
dalla Professoressa Antonia Parmeggiani il 6 giugno prossimo all’Ospedale Universitario S.
Orsola di Bologna
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