Gentile signora Claudia Nicchiniello, gentile signor Claudio Mingozzi,
spero di fare cosa gradita e provo a rispondere a entrambi, perché le vostre domande hanno un punto in comune: distinguere ciò che un dato dimostra da ciò che suggerisce.
Comincio da lei, signora Nicchiniello, perché sul punto centrale i dati le danno ragione: l’aumento dei casi gravi c’è e non si spiega con il “si diagnostica di più”.
Lo studio del CDC che lei richiama (Hughes e colleghi, Public Health Reports, 2023) - LINK 1 - usa proprio la definizione di autismo profondo della Lancet Commission. Tra il 2000 e il 2016 l’autismo profondo passa da 2,7 a 4,6 casi per mille bambini, cioè +71%. In proporzione al totale il suo peso scende, ma solo perché le forme lievi crescono ancora più in fretta. In numeri assoluti i bambini con autismo profondo sono quasi il doppio. Uno studio del New Jersey (Shenouda e colleghi, Pediatrics, 2023) - LINK 2 - va nella stessa direzione: gli autori riportano che l’autismo con disabilità intellettiva è raddoppiato. È il dato che si collega bene a quanto lei ricorda sul lavoro del BMJ del 2019, con associazioni più marcate proprio nell’autismo con disabilità intellettiva.
Per completezza segnalo anche ciò che resta da capire. In Svezia (Stoccolma, Idring e colleghi, 2015) - LINK 3 - e in Finlandia (Kafami Khorasani e colleghi, 2025) - LINK 4 -, dove i registri sanitari coprono intere popolazioni da decenni, l’autismo con disabilità intellettiva risulta quasi fermo. Le forme senza disabilità intellettiva invece crescono molto. Non lo leggo come una smentita, ma come una domanda in più: perché negli Stati Uniti i gravi aumentano e nei Paesi nordici no? Possono pesare esposizioni diverse, metodi di rilevazione diversi, o entrambe le cose. È proprio il tipo di confronto che servirebbe anche da noi.
Vengo così alla sua domanda sull’Italia. Non ho trovato una serie nazionale che separi i casi gravi dal totale delle certificazioni, e ISTAT non distingue né l’autismo né la gravità. Il dato più vicino che ho trovato è quello dell’ATS di Brescia sulla misura B1 (disabilità gravissima): nel 2023, 402 persone con autismo su 3.010 in carico, circa il 13% - LINK 5 -. È un solo anno, ma i report annuali permetterebbero di ricostruirne l’andamento: una serie così, raccolta in modo omogeneo su più territori, sarebbe esattamente lo strumento per rispondere alla sua domanda. I dati, del resto, esistono già: basterebbe chiedere alle ATS e alle ASL di incrociarli con l’autismo e di pubblicarli anno per anno. È proprio questa una richiesta che un’associazione come ANGSA potrebbe avanzare con autorevolezza. E se qualcuno in lista ha accesso a dati analoghi di altre ATS o ASL, il confronto sarebbe prezioso.
La perplessità del signor Mingozzi infine appare in parte fondata. Lo studio sui denti da latte ha misurato le sostanze nei denti, non la loro provenienza: l’elenco di prodotti in cui si trovano (biberon, tubi, contenitori) indica fonti possibili, non fonti dimostrate. Ed è uno studio pilota su 38 bambini, che come precisano gli stessi autori non dimostra un rapporto di causa ed effetto.
Quanto all’inerzia del PEX, aggiungerei invece una cautela. Uno studio della Purdue University (Kelley e collaboratori, Water Research, 2014) - LINK 6 - ha osservato che i tubi PEX nuovi rilasciano nell’acqua diversi composti organici, in quantità che diminuiscono nel tempo. La certificazione garantisce che il rilascio resti entro i limiti stabiliti, non che sia nullo.
Aggiungo una considerazione che vale per entrambe le questioni. Avendo a che fare con uno spettro, ogni fattore studiato finora spiega una parte, non il tutto. Lo studio californiano CHARGE (Volk e colleghi, Environmental Health Perspectives) - LINK 7 - ha osservato che i bambini che alla nascita abitavano entro circa 300 metri da una superstrada avevano un rischio di autismo circa doppio: un’associazione in un sottogruppo, non la spiegazione della maggioranza dei casi, e gli stessi autori la presentano come un fattore che può contribuire a una parte di essi. Allo stesso modo, la stessa mutazione genetica può dare quadri molto diversi in persone diverse, e in alcune nessuna diagnosi. Uno studio australiano recente (Symeonides e colleghi, Nature Communications, 2024) - LINK 8 - va nella stessa direzione: l’associazione tra bisfenolo A in gravidanza e autismo si osserva nei maschi con una particolare predisposizione genetica, cioè di nuovo in una parte dello spettro. Ogni dato va quindi letto per la parte di spettro che descrive.
C’è poi una domanda che vale per ogni studio: chi l’ha finanziato. Una revisione Cochrane del 2017 - LINK 9 - ha osservato che gli studi finanziati dall’industria riportano più spesso risultati e conclusioni favorevoli rispetto agli altri. Non significa che siano falsi, ma che la fonte del finanziamento è un dato da leggere insieme agli altri, chiunque sia a finanziare.
In entrambi i casi, mi pare, la strada è la stessa: guardare con attenzione che cosa è stato misurato e che cosa no, prima di trarne conclusioni, in un senso o nell’altro.
Per chi volesse consultare le fonti:
Un cordiale saluto a tutta la lista,
Giuseppe


Da: Claudia Nicchiniello attraverso autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it>
Inviato: Domenica, 11 Ottobre, 2026 20:17
A: autismo-biologia@autismo33.it <autismo-biologia@autismo33.it>
Cc: Biologia Autismo <autismo-biologia@autismo33.it>
Oggetto: [autismo-biologia] Re: ricerca sui denti da latte

La letteratura sui pesticidi è invece più robusta e merita più attenzione di questo pilota: lo studio CHARGE (California, 2014) sulla residenza in gravidanza vicino a campi trattati con organofosfati, e soprattutto il lavoro sul BMJ del 2019 su quasi 3.000 casi, che trova aumenti modesti del rischio per clorpirifos, glifosato e altri, ma più marcati per l'autismo con disabilità intellettiva. Questo è il dato che a me interessa di più: se un fattore ambientale pesa, pesa sui gravi. E sui gravi l'aumento c'è: il CDC, usando la definizione di autismo profondo della Lancet Commission (QI ≤ 50 e/o non verbale), trova un raddoppio tra il 2000 e il 2016. Meno dei lievi, ma non liquidabile con "si diagnostica di più".

Qualcuno in lista conosce dati italiani sull'andamento dei casi gravi, separati dal totale delle certificazioni?

Claudia Nicchiniello 

Angsa Sannio 
Angsa Bologna 

Il giorno 11 ott 2026, alle ore 18:59, daniela attraverso autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it> ha scritto:

L’articolo “Heilbrun LP, Han I, Rodriguez A, Shay LA, Gimeno Ruiz de Porras D.
A pilot autism case-control study of pesticides and plasticizers in shed baby teeth.
Neurotoxicol Teratol. 2026 Sep-Oct;117:107710. doi: 10.1016/j.ntt.2026.107710. Epub 2026 Aug 1. PMID: 42542255. “
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0892036226001261?via%3Dihub

si inserisce nella ricerca di fattori ambientali che aumentano il rischio di autismo
vedi ad esempio il lavoro di cui al link https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/03/11/plastiche-e-chimica-agiscono-sul-dna-e-causano-lautismo/6522306/

La novità di questa  ricerca sta nel fatto di avere dosato un gran numero di sostanze note  per la loro tossicità sul neurosviluppo, in particolare pesticidi e plasticizzanti, su denti da latte  caduti in 38 bambini, di cui 22 con diagnosi di autismo e 16 neurotipici.

I denti da latte agiscono come una vera e propria "scatola nera" biologica. Iniziano a formarsi intorno al quarto mese di gravidanza e continuano a crescere nella prima infanzia. Man mano che si sviluppano, i diversi strati del dente incorporano e "registrano" in modo permanente le sostanze chimiche, i nutrienti e i tossici a cui il bambino viene esposto attraverso la madre (in utero) o l'ambiente circostante (aria, cibo, prodotti per la casa).

La ricerca ha evidenziato che il 95% dei pesticidi e plasticizzanti erano più alti nei casi di autismo rispetto ai controlli

Utilizzando tecniche avanzate di spettrometria di massa per catturare lo spettro più ampio possibile di esposizioni chimiche, i ricercatori hanno identificato una media di 300 sostanze chimiche per partecipante in entrambi i gruppi. Tuttavia, sono emerse differenze cruciali:
   • Concentrazioni più elevate nell'autismo: Delle 60 sostanze chimiche identificate in più della metà dei campioni, ben il 95% mostrava concentrazioni superiori nei denti dei bambini autistici. In particolare, 19 di queste sostanze presentavano livelli significativamente più alti.
   • Presenza di tossici per lo sviluppo: Tra i composti maggiormente rilevati, 39 sono noti tossici per lo sviluppo o interferenti endocrini.
Sostanze di uso comune: Lo studio  ha rilevato composti plastificanti (come gli ftalati),
Tali sostanze sono contenute in: biberon, tubi PEX (abbreviazione di polietilene reticolato) e materiali di contatto con il cibo.

Gli scienziati precisano che lo studio non dimostra un legame diretto di causa-effetto (ovvero che l'esposizione a queste sostanze provochi l'autismo). Evidenzia però due importanti ipotesi scientifiche:
   1. Esposizione ambientale critica: Esiste una correlazione tra l'esposizione a determinati tossici durante le primissime fasi dello sviluppo fetale e infantile e la successiva diagnosi di autismo.
   2. Differenze metaboliche: La forte concentrazione accumulata nei denti dei bambini autistici potrebbe indicare una loro minore capacità genetica o metabolica di disintossicarsi ed eliminare le sostanze nocive dall'organismo rispetto ai bambini normodotati.

Rispetto alle ricerche fatte su altri materiali biologici (urina e plasma) i denti hanno il vantaggio di dare un’idea dell’accumulo di sostanze tossiche a partire dal quarto mese dal concepimento. Questi dati che riguardano fattori ambientali, aggiuntivi rispetto alla suscettibilità individuale, spiegherebbero l’aumento di casi di autismo degli ultimi anni e dovrebbero innescare comportamenti individuali e generali di prevenzione.

In un articolo divulgativo che dà un resoconto di questo lavoro vengono dati dei consigli per la popolazione in generale e  per le donne in attesa  e per i bambini piccoli in particolare

https://news.uthscsa.edu/ut-san-antonio-health-science-center-study-finds-elevated-levels-of-toxicants-in-teeth-of-children-with-autism/

Ecco alcuni dei consigli

Usa bicarbonato di sodio o aceto per le pulizie della casa. Non mescolarli perché l’uno annulla l’altro. Il bicarbonato puo’ essere usato per sfregare le superfici, rimuovere gli odori e pulire le superfici unte o macchiate
L’aceto puo’ rimuovere depositi minerali e residui , pulire vetri e  superfici non porose, decalcificare macchine da caffè e bollitori

Scegli gli sticky traps (o trappole adesive/collanti; sono dispositivi ricoperti da una sostanza vischiosa o da una colla specifica, usati per catturare o monitorare la presenza di insetti o piccoli animali)  invece degli spray, dei  "bug bombs" (chiamate anche total release foggers o bombe insetticide; sono dispositivi aerosol monouso progettati per rilasciare automaticamente e ininterrottamente tutto il loro contenuto insetticida all'interno di uno spazio chiuso)

Scegli i contenitori di cibi e bevande di acciaio inossidabile o di vetro anziché di plastica

Usa pentole di ghisa o di acciaio inossidabile anziché pentolame antiaderente

Prepara più cibi cotti in casa con ingredienti freschi e limita cibi altamente processati

Scegli i prodotti in schiuma (materiali realizzati intrappolando bolle di gas all'interno di una struttura solida o liquida per arredamento, imballaggio e abbigliamento) con la scritta “privo di ritardanti di fiamma”

Scegli prodotti per la cura personale non profumati, meno tossici rispetto ai prodotti profumati

    Daniela Mariani Cerati

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