Dopo la pubblicazione, nell’aprile2011, del documento

"Therapies for Children With Autism Spectrum Disorders".
 
su commissione del U.S. Department of Health & Human Services , ha pubblicato nell’agosto scorso un documento analogo  riferito agli adolescenti e agli adulti
"Interventions for Adolescents and Young Adults With Autism Spectrum Disorders"

 Lounds Taylor J, Dove D, Veenstra-VanderWeele J, et al. Interventions for Adolescents and Young Adults With Autism Spectrum Disorders [Internet]. Rockville (MD): Agency for Healthcare Research and Quality (US); 2012 Aug. (Comparative Effectiveness Reviews, No. 65.) Available from: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK107275/
 
 
Si tratta di una rassegna dei lavori comparsi in letteratura sulle terapie dell’autismo nella fascia
13 – 30 anni.
Gli autori riportano i lavori e danno un giudizio sulla qualità metodologica della sperimentazione con la quale il lavoro è stato condotto.
Le conclusioni sono che sono stati fatti pochi studi e quei pochi sono di qualità o scadente (poor) o appena sufficienete (fair). Non ci sono sperimentazioni di qualità buona.
Per quanto riguarda gli studi sulle terapie mediche gli autori si esprimono così
“The medical studies that have been conducted focused on the use of medications to address specific challenging behaviors, including irritability and aggression, for which effectiveness in this age group is largely unknown and inferred from studies including mostly younger children”
Gli autori dicono nell’introduzione che queste non sono linee guida, ma sono una rassegna della evidenza oggi disponibile sull’efficacia delle diverse terapie.
La “Evidence Based Medicine” o meglio “Evidence Based Practice” dovrebbe costituire la base da cui prendono poi spunto le linee guida.
Quando questa non esiste, le indicazioni sono due: per il futuro creare una base di evidence facendo sperimentazioni di buona qualità metodologica; per il presente fare delle linee guida basate sull’esperienza di un gruppo di persone esperte, sagge, possibilmente senza conflitti di interesse o che, se li hanno, li dichiarino.
 
Io distinguerei le indicazioni alle terapie farmacologiche dalle indicazioni alle terapie abilitative. Molte pratiche che vengono chiamate terapie sono attività educative, ricreative, ludiche e potrebbero essere consigliate in quanto tali nell’ambito del diritto ad una buona qualità della vita.
 
Tutt’altro discorso meritano i farmaci che, quando non fanno bene, fanno male.
 
Anche in Italia, come rileva la recente ricerca Censis/ANGSA/Serono,
 
il consumo di psicofarmaci, limitato fino ai 14 anni, aumenta progressivamente con l’età fino a
interessare il 57,6% degli ultra ventenni.
 
Il discorso sui farmaci è molto complesso e delicato per cui mi riprometto di farne l’oggetto di un prossimo messaggio.
 
A presto
    Daniela