Carissimi,
colgo l'occasione per aggiungere qualche chiarimento alle notizie
riportate dal Dott Bonati e da Daniela
Due
articoli sono stati pubblicati online su Nature il 28 Aprile
scorso,
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature07999.html
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature07953.html
Questi articoli riguardano una ricerca nulti-centrica, guidata dal
Childern's Hospital of Philadelphia, che ha esaminato tutto il genoma
di > 2000 individui con ASD (disturbi dello spettro
dell'autismo).
Il primo studio si è proposto di identificare varianti comuni, ossia
SNPs (polimorfismi di un singolo nucleotide) che aumentano il rischio
di ASD. Varianti comuni sono quelle varianti della sequenza del DNA
che sono presenti in almeno il 5% della popolazione. Sono stati
esaminati 550.000 SNPs su tutto il genoma, e tra questi quelli
che hanno mostrato la più significativa associazione con l'autismo
risiedono in una regione del cromosoma 5, vicino a due geni che
codificano per proteine della famiglia delle caderine (CDH10 e CDH9).
Per "associazione" si intende che queste varianti genetiche sono
più frequenti nel gruppo del soggetti con ASD rispetto al gruppo di
controllo. Nello specifico, le varianti piu' "associate" sono
presenti con frequenza del 65% nel campione di ASD e del 60% nel
campione dei controlli. Non si puo' affermare quindi che " questa
mutazione potrebbe essere responsabile del 15% dei casi della
malattia". Si puo' solo dire che la presenza di questa variante è
associata ad un aumentato rischio di autismo. Inoltre, poiche' in
questo tipo di studio si analizzano >500.000 SNPs è sempre
difficile stabilire quali tra le migliaia di SNPs che danno dei
risultati positivi all'analisi statistica siano effettivamente
reali.
Tuttavia, per quanto vadano ridimenzionate affermazioni come quella
sopra citata, questo studio rappresenta un importante passo avanti
nella ricerca per diversi motivi: 1) e' il primo GWAS (genome-wide
association study) di grandi dimenzioni pubblicato finora, che
dimostra per la prima volta che "varianti comuni" possono
contribuire all'eziologia dell'autismo. 2) gli SNP associati danno
degli indizi su una via molecolare potrebbe avere un ruolo nella
patogenesi degli ASD. I due geni che fiancheggiano gli SNP associati
codificano per delle caderine neuronali, molecole coinvolte
nell'adesione dei neuroni e importanti per lo stabilimento delle
connessioni neuronali durante lo sviluppo del cervello. E' da
puntualizzare che ancora non è stato dimostrato un link funzionale
tra le varianti associate e un'alterata espressione o funzione dei
2 geni CDH10 e CDH9.
Nel secondo articolo, che accompagna il primo e ne è complementare,
si sono ricercati geni deleti o duplicati (cioe' presenti con un
dosaggio alterato) nello stesso campione clinico di individui e
famiglie con ASD. Risultati significativi sono stati riportati per
delezioni o duplicazioni che sono individualmente molto rare, ma che
tendono a coinvolgere geni implicati nell'adesione cellulare, o
appartenenti alla via dell'ubiquitina, meccanismo anch'esso coinvolto
nella regolsazione della connettività neuronale.
Il terzo articolo a cui fanno riferimento alcuni comunicati stampa,
riguarda invece una ricerca condotta dal gruppo di Tony Monaco
dell'Università di Oxford e il mio guppo all'Università di
Bologna, pubbliato su Molecular Psychiatry
http://www.nature.com/mp/journal/vaop/ncurrent/index.html#28042009
Si
tratta di uno studio con finalitå simili a quelle descritte sopra ma
di dimensioni molto più ridotte. La nostra ricerca non ha esaminato
l'intero genoma ma due specifiche regioni sul cromosoma 2 e 7. I
risultati suggeriscono che varianti in un gene (detto DOCK4) implicato
nella crescita e sviluppo dei neuroni, contribuiscono al rischio di
sviluppare ASD.
In sintesi, quello che sembra emergere dalle recenti ricerche, è
che le varianti genetiche implicate nella patogenesi degli ASD
sono molto numerose, ognuna delle quali ha un piccolo effetto sul
rischio di sviluppare la malattia, oppure è singolarmente coinvolta
nella patologia ma è presente solo in un piccolo numero di
individui. E' interessante che molti dei geni identificati in questi
studi sembrano avere un ruolo nei processi che riguardano le
connessioni tra neuroni.
Cordiali saluti,
Elena Maestrini
Il Dottor Maurizio Bonati, Responsabile
del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell'Istituto di
Ricerche Farmacologiche Mario Negri, il 30 aprile scorso ha
inviato il seguente messaggio
TRE STUDI FANNO LUCE SULLE CAUSE
GENETICHE DELL'AUTISMO
Circa 90 bambini americani su 10.000 soffrono di tale patologia
Per la
prima volta, tre studi, due americani pubblicati su Nature
on-line ed
uno inglese su Molecular Psychiatry, hanno identificato le
cause
genetiche che sarebbero fortemente associate all'autismo. Si
tratterebbe
di mutazioni a livello di singolo nucleotide poliformismo (SNPs)
che si
trovano nella via genetica deputata allo sviluppo
neurologico,
all'apprendimento e alla memoria. Si tratta di variazioni che,
nella
primissima infanzia, danneggerebbero la formazione delle
connessioni
cerebrali ed esporrebbero il bambino al rischio genetico di
sviluppare i
Disturbi dello Spettro dell'Autismo (DSA). In una delle due
ricerche
condotte dall'equipe di Hakon Hakonarson del Centre for
Applied Genomics
al Children's Hospital di Filadelfia, gli scienziati hanno
scoperto sei
piccole mutazioni (SNPs) che si trovano vicine a due geni che
codificano
due proteine che hanno la funzione di stabilire connessioni
neuronali.
Nei bambini con DSA sono stati
scoperti geni cancellati o duplicati
nelle due principali reti di geni
del sistema nervoso centrale . I
cambiamenti erano nella via chimica dell'ubiquitina,
responsabile dello
sviluppo del sistema nervoso e nella regolazione delle
funzioni
sinaptiche. Per uno di questi geni, UBE3A, si era già scoperto
che
poteva avere a che fare con l'autismo, mentre per un altro,
PARK2, si
era visto che nella forma mutata causava il Parkinson's
giovanile. Nel
secondo studio si parla di una particolare mutazione genica che
si trova
in un gruppo di geni, tra CDH10 e CDH9, che sembra sia comune
nei
bambini autistici. Secondo Gerard Schellenberg, University
of
Pennsylvania School of Medicine, questa mutazione potrebbe
essere
responsabile del 15% dei casi della malattia. Anche nel terzo
studio
condotto da Tony Monaco, del Wellcome Trust Centre for Human
Genetics at
Oxford University, si sono analizzate mutazioni a carico di
geni
coinvolti nello sviluppo del sistema nervoso. L'Office of
National
Statistics americano ha mostrato che circa 90 bambini su 10mila
soffrono
del disturbo dello spettro dell' autismo mentre sugli adulti
non
esistono ricerche di questo tipo.
Queste notizie sono rimbalzate anche
su diversi giornali italiani e stranieri. Dal Los Angeles Times, April
29, 2009 , dall'articolo "Researchers find common genetic
variations in autistic people", firmato da Trine
Tsouderos, riporto alcuni brani e alcune affermazioni
ottimistiche di Hakon Hakonarson, direttore della ricerca, e di
Thomas Lehner , chief of the Genomics Research Branch at the National
Institute of Mental Health.
"It is very exciting," said study leader Hakon Hakonarson,
director of the Center for Applied Genomics at Children's Hospital of
Philadelphia. "It opens up the opportunity someday for new
interventions to fix the bad consequences this variant has on brain
function and development."Š
Past discoveries have involved extremely rare instances in which a
tiny bit of DNA was missing or there were too many copies of another
bit. Those differences were helpful in understanding how trouble in
those regions of the genome can lead to autistic symptoms, but they
accounted for only a tiny fraction of autism cases.
By contrast, the new research is "a big step," said Thomas
Lehner, chief of the Genomics Research Branch at the National
Institute of Mental Health.
The first of two Nature studies released Tuesday found that 65% of
autistic participants shared a variation between cadherin 10 and
cadherin 9, a region of the genome that controls cell-adhesion
molecules in the brain. Those molecules help brain cells connect, and
autism researchers have long suspected that trouble there may be
linked to the disorder. The second study suggested a link between
autism and an excess of genetic material associated with ubiquitin, a
protein involved with connections between cells.
Il BBC News del primo maggio scorso nell'articolo
"Genes 'have key role in autism' "
riporta una affermazione piena di speranza del
Dr Raynard Kington, della US National Institutes of Health,
che ha finanziato la ricerca "Detailed analysis of the genes and
how they affect brain development is likely to yield better strategies
for diagnosing and treating children with autism."
Dopo anni di buio in cui, a lato di ricerche brillanti e innovative in
altri campi della neurologia, si dava la caccia alla mamma strega (
Gilbert Lelord, che era stato un pioniere nella ricerca biologica,
nel libro "Exploration de l'autisme, del 1998, Grasset editore,
riporta i seguenti epiteti
- ABUSIVA.
-
CASTRATRICE.
- FRIGORIFERO
- MORTIFERA.
- TOSSINA PSICOLOGICA.
- KAPO' DEI CAMPI DI
CONCENTRAMENTO.
- INADEGUATA) e decenni di
ricerche serie con risultati negativi, si cominciano a vedere le prime
positività che orientano la ricerca ulteriore e danno speranze di
cure efficaci, o addirittura risolutive
Mosè, dopo tanti anni passati nel deserto, non entrò nella terra
promessa. Noi vedremo il tempo della terapia o anche solo della
conoscenza? O questa sorte toccherà ai nostri figli e nipoti?
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