Buonasera,
Il più delle volte leggo i contenuti di questa lista e ne usufruisco senza partecipare, per cui colgo l'occasione per ringraziare chi inserisce contenuti di qualità e chi la gestisce: è una piattaforma preziosa, che indico spesso come fonte d'informazione di qualità alle persone con cui lavoro.
Ho letto la replica di Giovanni, che ringrazio perché rappresenta una voce che ritengo non vada filtrata ma compresa bene. Di recente ho insegnato in un master e gli studenti -insegnanti, educatori, medici, psichiatri, psicologi, qualcuno anche genitore-supponevano che ABA prevedesse, come "tecnica" o "metodo"di "gestione" delle persone, alcune pratiche che qui si danno per scontate, come parti della "materia": il ricatto (se fai questo ti do questo) l'inibizione (trattieniti) la dipendenza dall'istruzione (antecedente dell’educatore-comportamento dell’allievo). I ricercatori e i cultori della materia storcerebbero il naso, poiché un intervento che dà queste impressioni a chi lo osserva, o non è ABA, o è un tentativo maldestro di implementare principi della scienza del comportamento in un contesto difficile, dove la relazione è complessa e i comportamenti problematici sono un limite per insegnare bene e osservare il pieno potenziale dell'individuo. Queste stesse cose possono essere espresse con il linguaggio della pedagogia di base, della psicologia clinica &co., oppure con il linguaggio proprio della scienza del comportamento: in quest ultimo caso descriveremmo gli stessi eventi e sensazioni portate da Giovanni, ma in termini comportamentali, come operanti, ovvero risultato di esperienze multiple e varie e dei relativi apprendimenti.
Il linguaggio della scienza del comportamento (quello in cui si utilizza il termine "rinforzatore", per intenderci, non come alternativa di "premio"/approvazione ma come evento ambientale descritto in termini di contingenze)non descrive il vissuto del ragazzo o dell'educatore, poiché non è fatto per riflettere sulle cause o per analizzare il problema ma è fatto apposta per progettare un intervento che, per prove successive, lo migliori. Utilizzare ABA e il suo linguaggio non significa escludere la relazione educatore-studente, anzi: l'unità di misura dell'ABA è l'interazione tra i due (lo studente non è un piccione o un gatto in una gabbia, serve ribadirlo?) e il loro scambio di attenzione e motivazione durante ogni fenomeno di apprendimento. Rappresenta la necessità di scomporre in contingenze, azioni e funzioni il comportamento delle persone nel loro contesto per conoscerlo meglio e poter intervenire allo scopo di migliorare la significatività sociale dei repertori individuali. Cosa vuol dire? Si potrebbe dire "stare meglio, aver più soddisfazione osservando che si può essere competenti, avere energia e voglia di fare come prodotti di un po' di incitamento e allenamento, aver voglia di stare con gli altri, aver voglia di ascoltare cosa propone il nostro partner educativo (l'insegnante ma anche un amico) e di proporre qualcosa a lui/lei/loro. Se dovessimo usare il linguaggio di altre discipline per descrivere ABA, potremmo dire che, come materia applicativa (che risponde a bisogni qui ed ora, non a domande sperimentali teoriche), è la scienza dell'insegnamento personalizzato per offrire maggiore autonomia, socialità e benessere a qualunque studente, con e senza disabilità, per tutte le età.
La capacità di ogni professionista del settore di perseguire questi intenti è legata a esperienze competenze e caratteristiche personali, come lo sarebbe il risultato di un intervento chirurgico che deve seguire un protocollo scientificamente fondato, che deve essere eseguito - e commentato- solo da chi ha accumulato una competenza minima, che dà esiti simili ma diversi (talvolta assai diversi) a seconda di chi lo esegue e di altri fattori non controllati.
Come ricercatrice in ABA sono felice di contribuire a tradurre le esigenze e i pensieri degli educatori in tutte le lingue diverse: nessuno ha torto ma tutti hanno ragione e stanno contribuendo ad aiutare le persone e le loro famiglie solo se ci si capisce inter e intra disciplinarmente. La strada è lunga ma è grazie a chi condivide il suo pensiero e la sua esperienza che noi analisti del comportamento diventeremo migliori partner dei nostri "soci" medici, psicologi, educatori, insegnanti, genitori ecc. ecc.
PS: se sembra un ricatto i casi sono due, o la procedura d'insegnamento è ristagnata in una ripetizione del tipo se vuoi...allora... oppure ciò che si osserva è la fase iniziale di un trattamento evolutivo, che cambierà di mese in mese mentre migliora la persona, reso "rigido" e prevedibile allo scopo di catturare qualche secondo di attenzione congiunta (lo studente e l'educatore guardano, ascoltano, giocano, ridono...INSIEME) e mettere a proprio agio - all'inizio- chi, come molte persone autistiche, naviga con ansia o agitazione in un mare di stimoli "disordinati".
Sarei felice di sapere se ho contribuito al dialogo e alla comprensione della nostra meravigliosa, utile, riduzionista, scienza.
Fabiola Casarini