Mi auguro che questa storia fatta di intolleranza, ignoranza ed errori, finisca presto.
Dice bene Daniela -“Sbagliando si impara” dice un vecchio adagio. “Ma quanto bisogna sbagliare per imparare? E a spese di chi?” -
Vi è un altro detto "sbagliare è umano perseverare è diabolico"
Auspico che l'interesse della Senatrice Dr. Paola Binetti faccia finire questa brutta storia perché  A. ritorni a casa dalla mamma e dal fratello presto.
Sonia Zen Presidente Angsa Veneto

Il giorno 6 febbraio 2015 13:06, daniela marianicerati <marianicerati@yahoo.it> ha scritto:
Ho raccontato questa incredibile storia perché mi pare che dalle sue tante criticità (chiamiamole così!!) si possano trarre molti insegnamenti.
“Sbagliando si impara” dice un vecchio adagio. “Ma quanto bisogna sbagliare per imparare? E a spese di chi?” Dico io.
Ho apprezzato la sensibilità e la disponibilità dell’onorevole Binetti che ho messo in contatto diretto con la mamma. La quale  è iscritta a questa lista di discussione e, in risposta ai messaggi comparsi sul tema, mi ha scritto quanto segue
“La ringrazio per la pubblicazione che ha fatto sulla nostra storia. La ringrazio per l’interesse, la sensibilità e la solidarietà dimostrata ad A. Con l’auspicio che questa situazione incredibile che è capitata a mio figlio A e di riflesso anche al fratellino che, senza capire perché, si è visto portare via il fratello, e anche a me, possa finire presto”
E allora ritorno su uno degli elementi messi in luce dalla storia: la grande ignoranza che la società e, cosa gravissima,  molti professionisti hanno in merito alle manifestazioni della patologia neuropsichiatrica infantile. Parlo di neuropsichiatria e non di autismo, perché il protagonista della storia non ha diagnosi né di autismo né di ritardo mentale. Ha questi comportamenti esplosivi, che sono frequenti nello spettro autistico, ma che esistono anche al di fuori di tale condizione.

Un mezzo per combattere l’ignoranza è l’informazione attraverso i mass media. Ma esiste una regola per raggiungere i mass media. Ci devono essere le tre S: sangue, sesso, soldi.
Se non ci sono questi ingredienti, raramente i giornali,  la radio o la TV accettano di trasmettere una notizia o di parlare di una problematica.
Questa regola ha però delle eccezioni. Marialba Corona, Presidente di ANGSA Bologna, è riuscita ad ottenere un servizio al TG3 dell’Emilia Romagna sull’autismo.
Chi ha perso questo TGR lo puo’ vedere su youtube al link https://www.youtube.com/watch?v=FE9UVzlIl1A
 


Il Martedì 3 Febbraio 2015 21:02, daniela marianicerati <marianicerati@yahoo.it> ha scritto:


Un bambino che ha la tosse costituisce un disturbo anche per i vicini, se si tengono le finestre aperte o se i muri sono sottili, ma non mi risulta che sia mai successo che un bambino venga sottratto alla mamma perché ha la tosse.
Un bambino che, invece di avere i bronchi deboli, ha una disfunzione cerebrale a causa della quale ha dei comportamenti esplosivi, viene sottratto brutalmente a una mamma che ha fatto di tutto per curarlo ma, come spesso succede in Neuropsichiatria infantile, inutilmente.
E’ successo in una città italiana che non nomino nel timore che la famiglia venga riconosciuta.
I comportamenti esplosivi compulsivi sono un problema enorme e irrisolto di cui si dovrebbero occupare di più medici, psicologi, assistenti sociali e giudici.
Nel caso in questione il neuropsichiatra consultato dalla madre aveva capito bene che si trattava di un sintomo di malattia, tanto che era partito subito con il risperidone.
Dimenticando però una cosa fondamentale: che gli psicofarmaci nei bambini spesso danno effetti paradossi. Così è stato. Sotto l’effetto del risperidone i sintomi preesistenti sono peggiorati e ne sono comparsi altri: allucinazioni, opistotono, enuresi.
All’atto della prescrizione il medico NPI non ha lasciato nessun numero telefonico utile e, quando la madre ha chiamato l’ospedale per dire che il bambino (otto anni) stava malissimo, il medico non era reperibile e l’infermiera ha detto, con non si sa quale autorità, di continuare il farmaco fino al ritorno del medico, dopo il fine settimana.
Era chiaro che il farmaco andava sospeso, ma la madre, scrupolosa, ha voluto farlo con il consenso di uno, anzi di tre medici pediatri da lei consultati.
Ma nella catena perversa che ha portato all’allontanamento coatto del bambino dalla famiglia è risultato soltanto che la madre non ha seguito la prescrizione del medico NPI.
Ci risiamo: l’antico adagio. Non si pensa alla serotonina, alla dopamina o alle sinapsi. “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo”
Al minimo sintomo di origine non chiara scatta la colpa. E la colpevole è sempre lei: la mamma.
La quale ha tutta la documentazione della sua innocenza, ma per lei non vale la presunzione di innocenza finché non si dimostra il contrario.
Il bambino, che ovviamente continua con le sue crisi compulsive, inspiegabilmente, continua a vivere lontano da casa, in una comunità di estranei. Lei lo puo’ vedere un paio di ore alla settimana, sempre con un “secondino” che ascolta e che pretende che i due parlino ad alta voce perché potrebbero dirsi non si sa quali segreti.




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