Cara Noemi,
leggendo la sua lettera ho provato un senso di vergogna per
appartenere ad una categoria di professionisti definita medica. Sì perché è
vergognoso sentire dopo tante sofferenze ancora qualche voce che ripropone
delle nefandezze di questo genere. Io sono una psichiatra, e per fortuna non mi
sono macchiata di “ubris” come certi colleghi neuropsichiatri
Infantili, ma lo stesso mi rendo conto di quanta supponenza sono stati in
passato capaci alcuni medici e psicologi. A distanza di anni, nonostante le
evidenze scientifiche, i racconti, i risultati ottenuti e non, questa
supponenza continua a imperversare. Mi chiedo a questo punto: perché? È questa
la domanda che da quando è riemersa una polemica sterile ma pericolosa, mi
ritorna in continuazione quasi ossessivamente, ho cercato risposte che avessero
una base scientifica, umana; non le ho trovate. Pertanto alla fine mi sono
dovuta arrendere all’idea che dietro tutto questo non vi fosse che l’interesse
di CASTA.
Sì di una casta che vuole un po’ omosessuali gli eterosessuali
ad esempio, e che riesce a trovare il trauma negli omosessuali per convincerli
che in fondo, in fondo, nel “profondo” sono degli etero. A parte
le battute, appare una casta che vuole cambiare le persone a tutti i costi e
che…COSTI!
È ora di dire basta alla casta! L’onestà intellettuale
vuole che le cure debbano essere riconosciute prima di ogni cosa “appropriate”.
Questa appropriatezza va dimostrata attraverso il metodo scientifico,
altrimenti qualsiasi cura è paragonabile a qualsiasi stregoneria. Sto dicendo
delle ovvietà che qualcuno come l’onorevole Binetti e il suo team sembra
non considerare.
Pertanto mi affianco come professionista del campo alle famiglie
che oggi si ribellano veementemente contro la contraffazione e la probabile
difesa di interessi personali o di CASTA.
Auguro una buona giornata a tutti
Anna Saito
Da:
autismo-biologia-bounces@autismo33.it
[mailto:autismo-biologia-bounces@autismo33.it] Per conto di Cornacchia/Donato
Inviato: mercoledì 28 marzo 2012 1.10
A: autismo-biologia@autismo33.it
Oggetto: [autismo-biologia] alla c.a.nonorevole Binetti
Con
rammarico vedo che il passato ritorna ed è quanto mai necessario non abbassare
la guardia.
Siccome
credo anche che molti si esprimano a favore o contro senza neppure conoscere
fino in fondo il problema per il quale si schierano, desidero raccontare una
storia. Potrebbe avere per protagonisti uno, nessuno e centomila di noi, e
la trama sarebbe la stessa.
La
mia gravidanza, cercata, è arrivata ad un'età in cui, nel 1987, venivo
definita primipara d'età avanzata. Come tale, venivo definita
ansiosa ogni volta che riferivo impressioni sul comportamento di mio figlio.
All'età
di tre anni, gli venne finalmente diagnosticata una "disarmonia
evolutiva" per la quale fu consigliata dalla ausl una terapia
psicoanalitica. Altrettanto avremmo dovuto fare noi genitori, sia
singolarmente, sia in coppia.
Non
potendo garantire il servizio pubblico altro se non una seduta
quindicinale a
noi come coppia genitoriale, decidemmo di rivolgerci al privato. Il nome della
professionista ci fu consigliato dalla Neuropsichiatra, che iniziò quindi con
questa Psicologa un rapporto di collaborazione e consulenza sul nostro caso.
Il
bambino ( dai tre ai sei anni) si recava due/tre volte la settimana dalla sua
Psicologa.
IO
dovevo accompagnarlo nel cortile del condominio e, a parte le prime
due volte, evitare anche di salire al piano, per non "inquinare con la mia
presenza il setting terapeutico".
Non
capivo, ma mi adeguavo. Stavo facendo tutto quanto potevo per normalizzarlo,
dunque, bando alle prese di posizione. Pensai che la vita mi stava dando una
lezione di umiltà. Ogni due settimane io e mio marito andavamo al macello
da una NPI che rigirava il coltello nelle carni con domande tipo:
"Lei
è certa di avere desiderato suo figlio? Sappiamo dal personale dell'asilo nido
che suo figlio è stato soprannominato "il Principino" per essere
sempre ben agghindato: sa che spesso un eccesso di maternage nasconde un
rifiuto inconscio? Cosa rimpiange di più della sua vita prima che nascesse suo
figlio?
Quali
sensazioni di disagio ha avvertito durante la gestazione? La infastidiva
sentire i movimenti fetali? A questa risposta feci l'errore di rispondere
che sì, qualche volta i movimenti erano continuati così a lungo, e
addirittura il bimbo aveva il singhiozzo in utero, da crearmi veramente
una sensazione di fastidio. Credevo di essere di fronte ad una persona che,
come me, cercava di capire le motivazioni per cui il mio piccolo non era come
gli altri ed ero dannatamente e disperatamente sincera.
Stavo
invece subendo un processo di cui non conoscevo il capo d'accusa.
Seppi
anni dopo che una docente di una facoltà di Psicologia della mia regione
stava preparando un lavoro sul nesso fra insofferenza della madre ai
movimenti fetali ed incidenza di autismo (!!)
Nei
tre anni di "terapia" credo che la Psicologa che aveva in cura mio
figlio abbia fatto anche qualcosa di buono. Ad esempio giochi di ruolo,
intrattenimento con musica, uso di piccoli strumenti musicali, registrazione
della propria voce e riascolto, etcc.., del resto, come avrebbe potuto
fare una psicoterapia ad un bimbo poco verbalizzante, e comunque incapace di
comunicare, di disegnare?. Alcune di queste cose mi sono state raccontate da
mio figlio anni dopo, altre appena accennate nei colloqui che la Psicologa
stessa aveva con noi periodicamente per riferirci dei progressi. La diagnosi di
autismo le si affacciò alla mente, e si disse molto preoccupata per questo, ma
poi si consultò con alcune colleghe, facendole intervenire in studio durante le
sedute ( e senza avvisarci ), e i dubbi furono fugati.
Ricordo
che mi venne chiesto di comperare una bambola Barbie, possibilmente somigliante
a me che, allora, curavo abbastanza la mia persona. Feci anche questo,
pur chiedendomi cosa ci fosse di così strano nell'essere curate,
truccate ed attraenti, da meritare un'attenzione dello psicoterapeuta di mio
figlio, visto che non lo trascuravo comunque.
Dopo
tre anni ( e 18 milioni e mezzo di Lire, correva l'anno 1990) mio figlio
iniziò a non voler più andare nello studio. Si aggrappava alle portiere dell'auto
in cui io ( sempre per non inquinare ) restavo ad aspettare, estate ed inverno,
e urlava disperato. Lo costrinsi una, due volte a partecipare comunque alle
sedute perchè mi veniva detto che questo era un segno positivo. Stava
avvenendo un cambiamento, troppo faticoso per lui, quindi la sua ribellione era
segno che avevamo scalfito il bozzolo..
Allora
rialzai la testa, superai il dolore e valutai razionalmente la situazione. Alla
scuola materna mio figlio veniva isolato dal gruppo per molto tempo, affidato
ad una maestra/mamma, che avrebbe dovuto ricostruire il rapporto carente
avuto con me, privilegiando il rapporto a due rispetto a quello di
gruppo . Anni dopo ho visto piangere questa maestra per il dolore di aver,
seppure senza averne colpa, applicato su mio figlio gli approcci inadeguati che
le venivano consigliati. Nessun operatore era autorizzato a parlarci in
privato, nè a stringere rapporti di amicizia, e tantomeno avere contatti
telefonici con noi. Non eravamo al corrente di cosa si facesse alla
scuola materna, se non per grandi linee, nè fummo mai coinvolti ad usare a
casa metodi analoghi .
Pensai
che era giunto il momento di dare fiducia a me stessa ed a mio figlio, ed
antrambi noi sentivamo che non si stava facendo per lui nulla di buono. La
rottura del "contratto terapeutico" con la Psicologa fu una farsa
nella farsa. Si rifiutò di parlarci oltre e stabilì che avremmo avuto rapporti
solo in forma scritta, e rivolgendosi alla NPI dell'AUSL per un consiglio sulla
relazione che le avevamo richiesto, in uno zibaldone di competenze fra pubblico
e privato che oggi meriterebbe una segnalazione.
Solo
due anni dopo, in seguito alla visione del film "Rain man" cominciai
ad avere la certezza che mio figlio fosse affetto da questa cosa...chiamata
autismo, di cui non sapevo neppure il significato.
L'incontro
con la D.ssa Visconti di Bologna fu l'inizio di un nuovo corso, purtroppo
troppo tardivo. Il bambino geniale che aveva imparato a leggere da sè, che
sapeva fare radici quadrate, aveva perso l'opportunità di modificare i suoi
comportamenti e di imparare una comunicazione efficace proprio negli anni di
maggiore plasticità del cervello, restando segnato anche da adulto dai problemi
comportamentali che minacciano di offuscare anche notevoli competenze.
A
quel tempo, il Responsabile della NPI della mia città che, vedendo le
valutazioni e la diagnosi della D.ssa Visconti
( appartenente al SSN ) scrisse sulla cartella clinica di
mio figlio " si interrompe il rapporto con la famiglia, che ha effettuato
scelte in aperto contrasto con quelle di questo Servizio" fu molto
fortunato.
Fortunato
perchè a quel tempo l'associazionismo non era diffuso come ora, le conoscenze
allora disponibili meno note, anche per la mancanza di internet, e non lo
denunciammo. Perchè per amore, solo per amore, noi genitori ci
siamo resi complici per qualche anno di tali pratiche assurde.
Però
è venuto da anni il tempo della consapevolezza e mai avrei pensato
di raccontare ancora questa storia. So che per molti che leggono
questa è roba trita e ritrita, ma l'ho scritta per l'onorevole Binetti,
che, evidentemente, queste cose non le sa. Gli Psicoanalisti che si stanno
coalizzando contro le LG certamente sanno, ma Lei, Onorevole, debbo credere che
non sapesse. Altrimenti.........
Buonanotte
a tutti. Domani forse, a mente lucida sembrerà anche a me che questa
storia sia la solita storia..
Noemi
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