Il Martedì 23 Dicembre 2014 12:09, "mazzoni.armando@libero.it" <mazzoni.armando@libero.it> ha scritto:

In questi giorni ho avuto modo di seguire delle lezioni del Master Unimore e tra queste la lezione della Prof.ssa Parmeggiani che, tra le altre cose, ha dato le definizioni di Autismo “sindromico” (con presenza di fenotipo o fattori eziologici conosciuti, ad es. X-Fragile) o Autismo “non sindromico” o “idiopatico” (senza fattori eziologici evidenti né fenotipo particolare, ovvero multifattoriale).
 
Queste definizioni mi fanno sempre ritornare in mente un pensiero: trovo molto particolare che partendo da due vie così differenti si arrivi agli stessi sintomi (tralasciando l’intensità, ovvero si rientri nello spettro), sia quando c’è un collegamento abbastanza evidente con un fattore specifico, sia quando l’eziologia è ignota/multifattoriale.
 
Volevo quindi ampliare la domanda che è nell’oggetto:
 
per la ricerca, quanto descritto sopra non è un potente “insight” che indica il partire dall’effetto come strada privilegiata?
 
Come risposta alla domanda di Armando, risposta che non è una risposta, ma una domanda e un invito alla ricerca, copio le righe finali dell’articolo
BASI GENETICHE DEL DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO
 
Silvia Lomartire e Elena Maestrini
in
“L’ARTE
DI VIVERE
CONOSCERE, PREVENIRE E CURARE
LE MALATTIE NEURO - DEGENERATIVE
A cura di
Lucio Pardo, Luigi Pagnoni e Carolina Delburgo
Comitato per Bologna Sanità & Conoscenza”
 
“lo studio dei meccanismi molecolari implicati in forme sindromiche di autismo (sindrome dell’X Fragile, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Timothy, sindrome di Angelman) hanno suggerito l’ipotesi più generale che i disturbi dello spettro autistico siano riconducibili a difetti nel complesso network di meccanismi dipendenti dall’attività neuronale, cioè quei meccanismi che modulano la struttura e la plasticità dei circuiti neuronali in seguito all’esperienza70.
Nonostante i notevoli progressi compiuti negli ultimi anni nell’identificazione di alcune proteine e specifici pathways coinvolti negli ASD, risulta ancora difficile interpretare il preciso ruolo funzionale di queste proteine, e comprendere come le mutazioni identificate  conducano a difetti nella funzione sinaptica e all’espressione del fenotipo nei pazienti.
Per alcune delle mutazioni nei geni NLGN, NRXN1 e SHANK sono stati creati dei modelli di topo, i quali mostrano diverse disfunzioni a livello della trasmissione sinaptica. Inoltre, alcuni di questi modelli animali esibiscono caratteristiche comportamentali e cognitive tipiche dei disordini dello spettro autistico, come deficit nell’interazione sociale, comportamenti ripetitivi, anomalie nelle vocalizzazioni ultrasoniche71.
L’analisi funzionale delle varianti implicate negli ASD e la conseguente identificazione dei pathway molecolari coinvolti rappresenta un primo passo importante al fine di sviluppare trattamenti farmacologici. Questo traguardo è particolarmente difficile a causa della complessità genetica e clinica degli ASD, ma iniziative internazionali che coinvolgono l’industria e l’accademia, quali il progetto EU-AIMS (http://www.eu-aims.eu/), stanno incominciando ad affrontare queste problematiche. Studi clinici sono già in corso per alcune forme sindromiche di autismo, come la sindrome dell’X Fragile e la sclerosi tuberosa72.