L’autore dell’articolo,
Jeffrey P. Baker, ritiene che l’aumento di prevalenza
sia dovuto al fatto che la diagnosi di autismo dà
accesso a servizi migliori rispetto ad altre diagnosi
, ma sottolinea che, se questo è utile da un punto di
vista sociale, rende però molto più difficile la
ricerca biologica.
“A broad definition can be seen as qualifying more
children for services but may complicate the hard
research required to actually help these children” e conclude
che, piuttosto che discutere sulla vera definizione di
autismo, sarebbe più utile domandarsi quale
definizione è più appropriata per il fine che ci
proponiamo.
Dall'eccessiva tolleranza inclusiva inoltre scaturiranno
maggiori conferme a carico di approcci "abilitativi"
(altrimenti) di modesta efficacia oggettiva scardinando la
critica e la ricerca intorno a questi. I dati e le
statistiche così annacquate da una moltitudine di casi
borderline misconosceranno limiti e contraddizioni delle
proposte e degli interventi ufficiali e non.
Non non solo, la detta apertura inclusiva, mette a
repentaglio la qualità e l'organizzazione dei servizi,
direzionandoli progressivamente in maggiori risposte verso
casi francamente "poco significativi" per l'effetto positivo
e gratificante che l'intervento (in qualsiasi modo)
espletato su questi andrà a produrre, stornando dai casi più
gravi l'attenzione del mondo scientifico e le poche risorse;
casi che non incontrano interesse speciale, professionalità
e servizi intensivi. Stiamo avviando nuove ghetizzazioni e
da parte delle famiglie colpite severamente, precoce
"abbandono del confronto sociale".
Questi riscontri sono sempre più evidenti e dovrebbero
avviare un intenso focus critico dei giudizi clinici emessi
in fase di diagnosi-certificazione da parte di
professionisti ed esperti, chiamati oggi più di ieri ad
attenersi ad una più ristretta cornice inclusiva, superando
il compromesso fra nosografia ufficiale, personale empatia
per il bisogno sociale educativo a supporto delle difficoltà
incontrate, concentrandosi invece sulle realtà indicibili di
solitudine e negazione che quotidianamente si accumulano
dietro le porte dei ns ambulatori specializzati.
Tiziano Gabrielli