Diete
di eliminazione di caseina e/o glutine
Che l’ISS si pronunciasse
su questo tema era auspicato da molto tempo. Tale intervento è diventato tanto
popolare che in molti paesi, Italia compresa, più della metà dei bambini con
autismo sono sottoposti a questa dieta che, oltre a rischiare problemi di
malnutrizione, soprattutto quando si somma alla selettività alimentare, tanto
frequente in questa popolazione, costituisce un ulteriore fattore di
isolamento per bambini che già sono isolati per la loro
condizione.
Il pranzo, la merenda, le
feste di compleanno sono momenti molto adatti per la socializzazione, ma il
non potere mangiare pane,
pasta, torte, gelato e pasticcini
porta gli adulti a tenerli lontani dagli altri bambini, a cui ruberebbero con
destrezza i cibi a loro proibiti.
Sull’impatto emotivo e
sociale della dieta rinvio a
Dal
punto di vista medico l’idea di un effetto benefico di queste diete era nata
nell’ambito dell’ipotesi che l’autismo fosse dovuto ad un’intossicazione da
oppioidi. Karl Reichelt e Paul
Shattok avevano individuato, nelle urine della grande maggioranza dei soggetti
con autismo, dei peptidi che, a loro parere, avevano le proprietà
farmacologiche degli oppioidi ed ipotizzavano che fossero di origine
alimentare, frutto della incompleta digestione del glutine e della
caseina. Si ipotizzava che dette
sostanze dall’intestino passassero nel sangue, attraversassero la barriera
emato-encefalica, giungessero nel cervello e qui esercitassero un effetto
tossico provocando i sintomi dell’autismo. L’ipotesi che l’eccesso di oppioidi
fosse in rapporto con disfunzioni dell’interazione sociale era stata formulata
da Panksepp fin dal 1978. (Herman
BH, Panksepp J., Effects of morphine and naloxone on
separation distress and approach attachment: evidence for opiate mediation of
social affect.
Pharmacol Biochem
Behav.
1978 Aug;9(2):213-20.) Egli ipotizzava che l’autismo fosse in
rapporto con un’intossicazione da sostanze oppioidi endogene e proponeva come terapia il
naltrexone. Reichelt e Shattock ipotizzavano una intossicazione
esogena a partenza alimentare da imperfetta digestione di glutine e caseina e
proponevano come terapia una dieta priva di tali sostanze. La prova di questa
ipotesi erano i peptidi che essi trovavano nelle urine dei bambini con
autismo, da loro ritenuti frammenti indigeriti della caseina e del glutine,
dotati di proprietà farmacologiche.
Da tutto il mondo venivano
spediti a Reichelt e a Shattock dei campioni d’urina di persone con autismo
che risultavano regolarmente positivi per la presenza dei peptidi Questa
positività era, secondo Reichelt e Shattock, predittiva dell’efficacia della
dieta priva di glutine e caseina. I due biochimici hanno iniziato a fare
questi esami e a consigliare questa dieta nei primi anni ’80.
Solo nel 2005 è uscito un
articolo che riportava di avere eseguito tale esame nelle urine di bambini
normodotati e di bambini con autismo e di non avere rilevato differenze
significative (Wright B, Brzozowski AM, Calvert E, Farnworth H, Goodall DM, Holbrook I, Imrie G, Jordan J, Kelly A, Miles J, Smith ,R, Town J., Is the presence of urinary
indolyl-3-acryloylglycine associated with autism
spectrum disorder?”, Dev Med Child Neurol. 2005
Mar;47(3):190-2). http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15739724
“There
was no significant difference between the ASD and the comparison group, and no
difference between children at mainstream schools and those at special
schools. There is no association between presence of IAG in urine and autism;
therefore, it is unlikely to be of help either diagnostically or as a basis
for recommending therapeutic intervention with dietary
manipulation”
Nel corso degli anni l’ipotesi di Panksepp perdeva terreno,
soprattutto dopo la documentazione della mancata efficacia terapeutica del
bloccante del recettore degli oppioidi, il naltrexone.
La dieta priva di glutine
e caseina però andava avanti per proprio conto, non più legata all’ipotesi
degli oppioidi. Genitori che avevano visto grandi miglioramenti nei figli lanciavano sulla rete messaggi
estremamente convincenti. Nascevano siti dedicati specificamente a diete prive
di glutine e caseina per l’autismo, con tutte le indicazioni, anche
commerciali, sulle modalità per realizzarla. Ne cito uno come esempio tra i
tanti www.gfcfdiet.com.
Intanto, a cavallo tra i
due secoli, gli RCT sulla secretina, per la quale pure molti genitori avevano
gridato al miracolo, dimostravano quanto grande fosse l’effetto placebo. Il
miglioramento con la secretina era reale e documentabile, ma non superiore al
placebo.
E dunque le testimonianze
dei genitori, sempre degne di essere ascoltate, non potevano essere la base
per una generalizzazione della terapia con la dieta, come d’altra parte a suo tempo aveva detto Archibald
Cochrane “Ogni terapia deve essere considerata inefficace, finchè non è
dimostrato il contrario”
Le prime sperimentazioni
fatte con la dieta sono state di qualità metodologica scarsa.
Nel 2004 è iniziata una
sperimentazione randomizzata controllata, parzialmente finanziata dal NIMH in
cui non si menziona nessuna ipotesi e si inizia la dieta senza nessun esame
preliminare. Si
dice semplicemente
“Studies
suggest that a gluten- and casein-free diet may have a therapeutic effect on
children with autism. This study will examine the effects of such a diet in
autistic children”
Si passava dai sintomi ad
una terapia biochimica senza passare attraverso nessun esame biochimico.
Sarebbe come passare dalla sete all’insulina, facendo diagnosi di diabete e
somministrando terapia insulinica in base al sintomo sete.
La cosa oltretutto
contrastava con l’evidenza sempre maggiore della eterogeneità dell’autismo,
tanto che nel tempo si è usato sempre meno la parola autismo e sempre più il
termine “spettro autismo” o “autismi” al plurale.
In ogni caso, in base a
questa consuetudine che ormai prescindeva da qualunque base teorica, tutti gli
autismi, pur con le cause più svariate,
potevano, secondo i fautori della dieta, beneficiare della stessa, da
cui l’indicazione ad una sperimentazione che prescindesse da ogni esame
preliminare. La sperimentazione USA
riproduceva quanto veniva fatto nella pratica, con un RCT in cui era
presente il gruppo sottoposto a dieta e il gruppo di controllo. La
sperimentazione sembrava avere un buon disegno sperimentale e la comunità dei
cultori della materia l’ha accolta con entusiasmo, interessata a conoscerne i
risultati.
L’RCT
si doveva concludere nel 2008. Siamo nel 2011 e non solo non sono stati
pubblicati i dati, ma sul sito del NIMH sta scritto “The recruitment status of
this study is unknown because the information has not been verified recently.”
Lo studio è stato perso di vista dall’NIMH, che pure inizialmente lo aveva
finanziato.
Saremo tutti
molto lieti se vedremo la pubblicazione dei dati ma il sospetto che essi non
verranno mai pubblicati è forte.
Il Responsabile
della Neuropsichiatria Infantile dell’NIMH, che ho incontrato nel dicembre
2009, ha detto che, per le sperimentazioni che durano più di un anno, alla
fine di ogni anno qualcuno guarda i risultati e interrompe la sperimentazione
se c’è una tendenza netta verso l’efficacia o verso la tossicità.
E’ lecito quindi ritenere che il trial sia
proseguito tanti anni in quanto alla verifica annuale non sono risultati dati
di efficacia.
E ora veniamo
alla raccomandazione delle linee guida ISS
"Non
sono disponibili prove scientifiche sufficienti a formulare una
raccomandazione sull’utilizzo delle
diete
di eliminazione di caseina e/o glutine in soggetti con disturbi dello spettro
autistico; quindi,
finché
non saranno disponibili dati ulteriori, si raccomanda che le diete prive di
caseina e/o glutine
siano
utilizzate solo in caso di allergie o intolleranze alimentari accertate, ma
non per il trattamento
dei
sintomi dei disturbi dello spettro autistico"
La raccomandazione è
chiara per chi ha esperienza di sperimentazioni controllate. Le
sperimentazioni non sono conclusive nè in un senso nè in un altro e pertanto
al momento attuale le diete devono essere prescritte ai bambini con autismo
come agli altri bambini, in caso di
allergie o intolleranze alimentari accertate, ma non per il trattamento dei
sintomi dei disturbi dello spettro autistico.
Una mamma che sta sottoponendo il figlio
alla dieta da due anni e che ammette di non avere visto nessun miglioramento,
ma che non ha il coraggio di interromperla per non rinunciare ad una grande
speranza, ha interpretato la raccomandazione come non contraria alla dieta.
E’ formulata
male la raccomandazione? O la realtà è che ognuno capisce ciò che vuole
capire?
Avremo mai una
sperimentazione fatta in modo corretto che dia una risposta definitiva?
Se anche solo
una minoranza di casi avesse un miglioramento reale e non solo da effetto
placebo, sarebbe una grande scoperta.
Ex iuvantibus
si potrebbero studiare questi bambini dal punto di vista metabolico, vedere
qual’è il difetto biochimico e individuare un sottogruppo omogeneo e
sottoporre alla dieta solo quelli che realmente ne hanno bisogno senza
costringere a sacrifici inutili l’intera popolazione dei bambini con autismo,
per molti dei quali il cibo è uno dei piaceri più grandi della vita. E questo
è un elemento che li avvicina al resto dell’umanità.