Il 16 novembre scorso Riccardo Alessandrelli ha commentato l’articolo “Explaining the Increase in the
Prevalence of Autism Spectrum Disorders The Proportion Attributable to Changes
in Reporting Practices, Hansen SN et al, JAMA Pediatr. doi:10.1001/jamapediatrics.2014.1893
Published online
November 3, 2014. soffermandosi sul risultato conclusivo
dello studio, cioè sul fatto che più del 50 per cento dell’aumento della
prevalenza di casi di disturbi dello spettro autistico verificatosi in
Danimarca nel corso degli ultimi anni è spiegabile con i cambiamenti nella
classificazione e nella raccolta dei dati.
Prima di fare ulteriori commenti
vorrei analizzare il contenuto dell’articolo che, per essere ben compreso, richiede
competenze approfondite di statistica. Ho pertanto chiesto a Emanuela Pipitone,
esperta di statistica medica, di farcene un resoconto. Eccolo
Explaining the Increase in the Prevalence of
Autism Spectrum Disorders
The Proportion Attributable to Changes in
Reporting Practices
Metodi
Studio di coorte: tutti i bambini
nati vivi dal 1980 al 1991 (N= 677.915),
seguiti nel tempo (fino al 2011, cioè la fine del follow-up dell'ultima coorte
di nati pari a 22 anni), identificando quelli a cui era diagnosticato l'ASD.
ICD8 per la diagnosi di ASD fino
al 1993 compreso. Dal 1994 ICD10. Un altro cambiamento è stato includere
i casi diagnosticati in strutture esterne agli ospedali (outpatients), a
partire dal 1995. Questo studio vuole verificare l'influenza che questi due
cambiamenti nella registrazione dei casi di autismo hanno avuto nel determinare
i tassi di prevalenza del 2012 (derivati dalle coorti dei nati dal 1980-81 al
1990-91, suddivise anche per sesso), per fare ciò si considerano i casi di ASD
registrati in 3 periodi:
·
1980-93 prima che avvenissero i cambiamenti nel
sistema di registrazione dei casi
·
1994-95 quando si è passati all’ICD10
·
1996-2011 quando si sono considerati anche gli outpatients
I rispettivi numeri assoluti sono
riportati nella Tabella1.
Analisi Statistica
In che modo i cambiamenti nei
metodi di registrazione/classificazione dei casi di ADS abbiano influenzato la prevalenza può essere stimato
mediante l'utilizzo di curve di prevalenza età-specifiche, visto che le
diagnosi sono state raccolte in modo continuativo nel tempo.
Il metodo statistico utilizzato
per quantificare questi cambiamenti è la regressione di Cox, detta anche a
“rischi proporzionali” (per cui si ipotizza che nell'unità di tempo rimanga
inalterato il rischio, cioè il “rischio di diagnosi” di ASD, della corte di
riferimento rispetto alle altre; graficamente questo si traduce in curve
parallele). I soggetti morti, emigrati e non diagnosticati a fine del follow-up
sono stati considerati “censurati”. La regressione di Cox si utilizza per
calcolare rischi “tempo dipendenti” (cioè hazard ratio-HR invece di OR). È stato
utilizzato un modello mulltivariato (stratificato per coorte di nascita), in cui
sono stati considerati entrambi gli effetti (registrazione e classificazione).
Per costruire le curve di
prevalenza si è utilizzato, invece, il metodo di Kaplan-Meier (NOTA: lo stesso
utilizzato per le curve di sopravvivenza, per stimare la probabilità di
morte/sopravvivenza di una certa coorte per le diverse coorti (in questo caso
di 1 anno solo) di nati, considerando come riferimento temporale sia gli anni
di calendario (dal 1980 al 2012) che gli anni di età (da 0 a 22).(Figura 2).
In totale si sono considerate 5
curve di prevalenza:
·
una curva ottenuta considerando un'ipotetica
coorte di riferimento che stima l'andamento della prevalenza a 22 anni, se
avesse valso solo il cosiddetto “effetto calendario”, cioè nessun cambiamento
(verificatosi a partire dal decimo anno) nella classificazione/registrazione di
casi, a parte l'effetto dato dalla diversa coorte di nascita;
·
una curva “base” senza nessun effetto dovuto ai
cambiamenti della classificazione e della registrazione e neanche all'”effetto
calendario”;
·
le due curve derivate dalle coorti reali in cui
si è registrato il cambio (a partire dal decimo anno di osservazione) della
classificazione e della registrazione degli outpatients
·
quelle ottenute considerando assieme due (i
cambiamenti della classificazione e della registrazione) o tre effetti (i
cambiamenti della classificazione e della registrazione e l'effetto
calendario).
Sulla base delle stime di
prevalenza attesa a 22 anni di età (la fine del follow-up dell'ultima coorte di
nati), così ottenute, è stata calcolata (tramite differenze percentuali,
considerando sempre nel computo la prevalenza “base”) la percentuale di
aumento di prevalenza che può essere spiegata dai cambiamenti nella
registrazione/classificazione.
Per stimare gli intervalli di
confidenza al 95% (95%CI) di queste percentuali
si è utilizzato un metodo di ricampionamento (con 1000 campioni)
denominato “bootstrap”.
È stata fatta anche un'analisi di
sensibilità, provando il modello in sotto-coorti.
Risultati
Dei 667.915 bambini nati tra il
1980 ed il 1991 in Danimarca, 3956 hanno ricevuto una diagnosi di autismo prima
della fine del follow up .
L'effetto del cambiamento della
classificazione diagnostica è risultato avere un HR di 1,42 (95% CI, 0,99-2,04;
P = 0,06: non significativo). L'effetto della registrazione degli outpatients,
invece, ha un HR di 1,62 (95% CI, 1,24-2,12; P <0,001).
Per i soli maschi, i due effetti
hanno, rispettivamente, un HR di 1,84 (95% CI, 1,20-2,80) e 1,73 (95% CI,
1,28-2,35), entrambi statisticamente significativi (P <0.001).
Per le sole femmine, i 2 effetti
hanno, rispettivamente, un HR di 0,58 (95% CI, 0,27-1,23) e 1,33 (95% CI,
0,74-2,37) e nessuno dei due risultava statisticamente significativo (P = 0,15
e P = 0,34, rispettivamente).
L'effetto del cambiamento
diagnostico risulta differire significativamente per sesso (P = 0,01), mentre
l'effetto della registrazione degli outpatients no (P =0,42). (Tabella
2)
NOTA: cioè, per ogni anno, il
passaggio agli ICD10 ha comportato un incremento del tasso di prevalenza pari a
1,42 volte rispetto a quello che sarebbe avvenuto se non ci fosse stato questo
cambiamento, un effetto, però, non statisticamente significativo. La
registrazione degli outpatients ha comportato un incremento del tasso di
prevalenza pari a 1,62 volte rispetto a quello che sarebbe avvenuto se non ci
fosse stato questo cambiamento e la differenza risulta statisticamente
significativa. Questi HR, nei maschi, risultano entrambi significativi, nelle
femmine nessuno dei due, probabilmente questo avviene a causa del numero molto
minore di casi di ASD nelle femmine; comunque dal confronto degli HR per sesso,
risulta una differenza significativa per
il cambiamento della classificazione (da ICD8 a ICD10), non per “l'effetto
outpatients”.
Le stime di prevalenza a 22 anni
di età nei 5 diversi scenari sono elencate di seguito.
1.
scenario base: 9,4 (95% CI, 3,5-24,7),
2.
scenario con il solo “effetto calendario”: 41,7
(95% CI, 16,3-106,3),
3.
scenario con l'“effetto calendario” ed il cambio
di classificazione delle diagnosi: 57,9 (95% CI, 25,1-132,9),
4.
scenario con l'“effetto calendario” e la
registrazione degli outpatients: 64,7 (95% CI, 27,7-150,4),
5.
scenario con l'“effetto calendario”, il cambio
di classificazione delle diagnosi e la registrazione degli outpatients:
90,5 (95% CI, 44,5-182,9)
per 10 000, per tutti gli
scenari.
L'aumento della prevalenza a
causa dell'”effetto calendario” ed il cambio di classificazione delle diagnosi
è dato dalla differenza della prevalenza degli scenari 3 e 1, cioè, 57,9 e 9,4
per 10.000. L'aumento della prevalenza dovuto solo al cambiamento di
classificazione delle diagnosi è dato dalla differenza della prevalenza degli
scenari 3 e 2, cioè 57,9 e 41,7 per 10 000.
Cioè risulta che il 33% (95% CI,
0% -70%) del totale aumento della prevalenza osservata ([57,9-41,7] /
[57,9-9,4]) può essere spiegato con il cambiamento nei soli criteri
diagnostici.
Calcoli simili dimostrano che il
42% (95% CI, 14% -69%) dell'incremento totale della prevalenza osservata
([64,7-41,7] / [64,7-9,4]) può essere spiegato solo dalla registrazione degli outpatients e che
il 60% (95 % CI, 33% -87%) dell'aumento della prevalenza osservata
([90,5-41,7] / [90,5-9,4]) può essere spiegato dalla variazione dei criteri
diagnostici assieme all'aumento della prevalenza osservata. (Figura 3)
Discussione
Si è osservata (nel 2011) una prevalenza
dell'ASD pari a 24 per 10.000 bambini di 8 anni nati nel 1991, una stima
paragonabile alla prevalenza di 34 per 10.000 bambini dai 3 ai 10 anni nati tra
il 1987 ed il 1993 negli Stati Uniti, ma
al di sotto della stima del 67 per 10.000 bambini di 8 anni nati nel 1992,
derivata dall'Autism and Developmental Disabilities Monitoring Network.
Tra i limiti dello studio è che le conclusioni possono valere solo per i casi
di ASD della Danimarca. Inoltre, la stima degli effetti dovuti alla diversa
classificazione e registrazione, anche se stimati congiuntamente, possono non
essere affidabili come considerare l'effetto combinato, perché parte degli
effetti di uno può essere contenuta nell'altro.
Conclusioni
Questo studio sostiene la tesi
secondo cui l'apparente aumento della prevalenza dell'ASD è in larga parte
attribuibile ai cambiamenti avvenuti nel corso del tempo nella registrazione dei
casi. Tuttavia, una parte considerevole dell'aumento della prevalenza dell'ASD
non si spiega con questi cambiamenti. Pertanto, è importante ricercare i
fattori eziologici che possano spiegare la residua parte dell'aumento riscontrato.