Corriere
del Veneto del 31-05-2013
Le
maestre picchiano l'alunno autistico. La procura chiede subito il processo
VICENZA.
Il Pm della procura di Vicenza Barbara De Munori ha firmato la richiesta di
rinvio a giudizio immediato per le due insegnati di scuola media, Mariapia
Piron e Oriana Montesin, accusate di atti di violenza ai danni di un minore
autistico. Le due maestre erano state arrestate lo scorso 8 aprile in una
delle aule della scuola media dove insegnavano, in un paese del vicentino.
L'accusa ritiene di essere in possesso di prove che paiono essere
incontrovertibili: si tratta dei filmati e delle registrazioni di quello che
accadeva nell'aula dove il minore affetto da autismo veniva affidato alle
«cure» delle due insegnanti, entrambe ancora in carcere.
Quei filmati,
che hanno scosso i carabinieri che li avevano realizzati, sono la prova
principe contro la quale si scontra la linea dei difensori delle due donne.
Non a caso le due insegnanti avevano già chiesto di poter risarcire la
famiglia del ragazzo. I carabinieri nel frattempo hanno sentito anche i
genitori di altri ragazzi, ma quello che potrà emergere da questa seconda
indagine sarà tenuto separato dalle contestazioni che hanno portato alla
carcerazione. (Ansa)
Di questo
ha parlato l’altra sera la TV in un’ora di massimo ascolto. E’ ovvio che i
commenti siano di dura condanna per le insegnanti, ma io credo che questo
fatto venuto alla luce della cronaca dovrebbe stimolare una riflessione su ciò
che sta a monte.
Molte
persone con autismo nel corso della loro esistenza manifestano dei
comportamenti gravissimi, come l’auto ed etero aggressività e la
distruttività. Il team del Servizio Sanitario Nazionale che li ha in carico
dovrebbe essere preparato a questa evenienza, che è da considerare
un’emergenza, al pari del dolore toracico per il quale il paziente va in
pronto Soccorso e vi trova una corsia preferenziale.
Molti
insegnanti e genitori mi hanno riferito che un bambino a scuola, in momenti di grande
agitazione, picchiava insegnanti e compagni. Insegnanti e genitori disperati
chiedevano aiuto a destra e a manca, senza trovare risposta.
Per queste
evenienze ci dovrebbe essere una sorta di pronto intervento. L’insegnante e i
genitori dovrebbero poter contare su un gruppo di esperti del SSN che possa intervenire con
urgenza.
Questo è
il campo della interdisciplinarietà. I comportamenti problema vanno studiati,
ne va tentata una valutazione funzionale (richiesta di attenzione? Richiesta
di evasione? Rinforzo da parte della reazione di insegnanti e compagni?
Inadeguatezza del contesto e del programma educativo?) e dalla valutazione
funzionale si deve passare a strategie educative conseguenti.
In questo
caso poi gli psicologi, gli
educatori o gli analisti del comportamento dovrebbero sapere che anche i
farmaci, prescritti in modo sapiente da medici competenti, possono
aiutare.
Purtroppo
non mi risulta che questo pronto intervento esista. Gli insegnanti, che
raramente giungono all’esperienza di educare bambini così problematici con una
preparazione specifica (e non per colpa loro) non trovano gli aiuti di cui hanno un
disperato bisogno.
E spesso,
più che affrontare i comportamenti con strategie collaudate, agiscono con la
forza della disperazione.