Ho letto con piacere il caso di
Donald e del suo percorso di vita.
Esso è la dimostrazione che anche
nell'autismo, si continua ad apprendere,
SEMPRE, come per i normodotati,
per i disabili, per l'handicap, è un messaggio
di speranza.
La storia di Donald è la storia di un autismo non
complicato. Le caratteristiche dell’autismo rimangono, ma non si aggiungono
altri comportamenti che rendono difficile la gestione della persona e ne
mettono a rischio la vita stessa.
Tra queste complicanze non infrequente è la tendenza a
fuggire.
E’
di questi giorni la notizia di un giovane autistico 28ttenne fuggito da casa e
ritrovato disidratato e denutrito dopo tre settimane in cui aveva vagabondato
solo in luoghi deserti
Questa abitudine pericolosa per la sopravvivenza è
presente in tante persone con autismo ed è stata descritta, tra gli altri,
da Mauro Paissan nel libro “Il
mondo di Sergio”
Forse la tecnologia potrebbe aiutare con piccoli
cellulari inseriti negli abiti grazie ai quali il fuggitivo potrebbe essere
localizzato?
In Inghilterra mi dicono che le persone con autismo
portano un cartellino con scritto “Sono autistico” Questo fa a pugni con la
nostra mentalità, ma, se pensiamo ai rischi connessi con le fughe, potrebbe
essere una misura utile.
I farmaci non aiutano quasi mai nell’autismo: tanto meno,
credo, nella compulsione a fuggire.
Autistic man survives
three-week ordeal in US desert
imparo che in USA esiste un corso di training per le
operazioni di ricerca e di recupero delle persone figgitive affette da
autismo. Si dice infatti
“Deputy Ray Gardner, who had recently completed training in search
and rescue operations for people with autism”
In
attesa di trovare mezzi di prevenzione, potremmo informarci su questo training
e importarlo anche in Italia.
Buona
estate
Daniela