----- Original Message -----
Sent: Friday, October 08, 2010 12:52
AM
Subject: Re: [autismo-biologia] CAA e
CF
Come al solito Stefano, con asciuttezza
"british", è andato direttamente al cuore della questione, evitando di
infilarsi nei fanatismi, nelle approssimazioni, negli atteggiamenti
sbrigativi, nelle guerre di religione e nelle rozzezze metodologiche che
su questi temi, negli anni trascorsi, hanno caratterizzato, da tutte
le opposte parti, la discussione (e anche purtroppo la maggior parte dei
lavori "scientifici", spesso, devo dire, piuttosto ridicoli). La
questione che si pone per tutti (sottolineo "per tutti") i metodi di
implementazione delle capacità comunicative nell'autismo è, come dice
Stefano, proprio di confrontarsi seriamente con il deficit di
intenzionalità comunicativa, di coerenza cognitiva e, aggiungerei, di
organizzazione pragmatico-intenzionale, dell'autismo. Deficit importanti,
reali, le cui radici neuropsicologiche cominciamo solo recentemente e solo
parzialmente a capire e che nessuna "tecnica" pensata per defici
"periferici" può aggirare magicamente. Questo è il problema. Sappiamo però
anche che tali deficit non sono di regola né globali né statici, che sono
esposti ad innumerevoli fluttuazioni contestuali, e che frammenti di
intenzionalità magari non organizzata e non in grado di esprimersi in modi
coerenti con i "normali" canali comunicativi
pure permangono nell'autismo, talvolta anche in gravi condizioni
autistiche. Come scriveva U. Frith qualche anno fa, "i defit nell'autismo
non sono mai nè statici nè globali". Compresi quelli comunicativi. Sappiamo
anche che la distinzione tra "deficit centrali" e "deficit periferici" nel
caso dell'autismo è essa stessa altamente problematica (se non altro perchè
tutti gli step che vanno dalla organizzazione ideo-motoria
dell'intenzionalità, compresa quella comunicativa, alla sua espressione
prassica sono in questo caso coinvolti tutti insieme). Sappiamo inoltre
che, comunque, le procedure abilitative procedono di regola proprio dal
"periferico" al "centrale" (anche se sono tanto più intelligenti quanto
più considerano la globalità dei problemi). Sappiamo anche che
proprio perchè l' intenzionalità e le capacità pragmatico-comunicative sono
così fragili nell'autismo, tutti (sottolineo "tutti") i metodi di
implementazione delle capacità comunicative sono esposti ai notissimi e
documentati rischi di sovrapporre (più o meno inconsciamente) le
intenzioni comunicativa del facilitatore o dell' implementatore a quelle,
incerte, fragilissime, non organizzate, nella maggior parte dei casi non in
grado di organizzarsi pragmaticamente in modo autonomo, del soggetto
autistico. Non per questo la questione è meno rilevante: qualsiasi possibilità
di implementare, incanalare e amplificare le capacità espressive dei
soggetti, delle persone con autismo, va perseguita, con umiltà, scetticismo,
spirito critico e prudenza, senza fanatismi e senza illusioni, con
competenza tecnica e grande rispetto della alterità autistica, senza cercare
scorciatoie, senza onnipotenti negazioni della realtà dei deficit e della
complessità neuropsicologica dei problemi, sapendo bene quali sono i
rischi ma anche sapendo bene, d'altro canto, quanto sia importante
la posta in giuoco: anche il più piccolo frammento di verità
(la possibilità di esprimere la propria soggettività) che si riesca ad
ottenere, magari confuso, magari incerto, magari da districare
dall'impasto più o meno inevitabile di artefatti, è assolutamente prezioso; è
un compito da perseguire col massimo possibile del pessimismo
dell'intelligenza, ma a cui non possiamo rinunciare.
Cordiali saluti a tutti
Francesco Barale
----- Original Message -----
Sent: Thursday, October 07, 2010 9:58
AM
Subject: [autismo-biologia] CAA e
CF
Conosco e apprezzo la Comunicazione Aumentativa Alternativa
(CAA) in ambito fisiatrico e neuromotorio in particolare, dove si intende
compensare un deficit "periferico" sensoriale o
motorio. L'approccio ora è diffuso anche per l'autismo (vedi
allegato).
Che possa occupare lo spazio riabilitativo della illusoria
Comunicazione Facilitata (CF)? Il problema resterebbe quello del deficit di
intenzionalità e coerenza cognitiva, che sono alla base della diversità
autistica. Il partner comunicativo della persona con autismo potrebbe
inferire significati che riflettono più l'orecchio e lo sguardo di chi
ascolta affatto compiuti nel soggetto.
Che ne pensa il gruppo autismo-biologia?
PS: per chi legge in inglese segnalo il sito con ulteriori
considerazioni sulla problematica centrale-periferico nell'autismo sotto
forma di review della raccolta
Autism and Blindness. Research and
Reflections:
http://bjp.rcpsych.org/cgi/content/full/187/3/296
Conosco e apprezzo la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA)
in
ambito fisiatrico e neuromotorio in particolare, dove si
intende
compensare un deficit "periferico" sensoriale o motorio.
L'approccio
ora è diffuso anche per l'autismo (vedi
allegato).
Che possa occupare lo spazio riabilitativo della
illusoria
Comunicazione Facilitata (CF)? Il problema resterebbe
quello del
deficit di intenzionalità e coerenza cognitiva, che
sono alla base
della diversità autistica. Il partner comunicativo
della persona con
autismo potrebbe inferire significati che
riflettono più l'orecchio e
lo sguardo di chi ascolta affatto
compiuti nel soggetto.
Che ne pensa il gruppo
autismo-biologia?
Stefano P.
PS: per chi legge in inglese
segnalo il sito con ulteriori
considerazioni sulla problematica
centrale-periferico nell'autismo
sotto forma di review della
raccolta Autism and Blindness. Research
and Reflections:
http://bjp.rcpsych.org/cgi/content/full/187/3/296
_______________________________________________
autismo-biologia
mailing
list
autismo-biologia@autismo33.it
http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia
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