Poichè il Laboratorio Autismo del Dipartimento
che dirigo raccoglie e analizza sistematicamente, da quasi 20 anni,
tutta la letteratura sul tema dell'outcome negli adulti, mi sento quasi in
obbligo di intervenire. Opportunamente la dott.ssa Mariani Cerati segnala il
lavoro di Warren e coll, uno dei migliori tra quelli recenti, cui aggiunge sagge
considerazioni. Del resto, chi si sobbarcasse la fatica di leggere per esteso le
Linee Guida NICE, citate in un intervento precedente da un altro collega, dopo
molte centinaia di pagine, qualche fatica e più di un malumore, arriverebbe più
o meno alle stesse conclusioni: si sa poco, le evidenze sono deboli e la
situazione è molto confusa.
Ciò premesso, provo a fornire uno sguardo
generale. Lo stato delle conoscenze, a grandi linee, è riassumibile
così:
1. Stabilire un rapporto tra trattamenti ed
outcome complessivo in un ambito come l'autismo è comunque un compito non
facile, almeno se si cerca di uscire dalla logica da stadio (o del business). Un
bell'articolo di Lancet 3 anni fa metteva bene in luce le molte e insuperate
debolezze intrinseche in questo campo
2. A
breve termine ci sono prove abbastanza consistenti di efficacia sia per alcuni
trattamenti intensivi comportamentali precoci (EIBI), sia per interventi
psicoeducativi, sia per interventi specifici e strutturati di
tipo evolutivo. (LG ISS 2012)
3. Sempre a breve termine, non vi è invece evidenza di una "gerarchia" tra
i diversi trattamenti precoci che hanno dimostrato una loro efficacia (LG ISS
2012; Howlin et al 2009) su diversi aspetti della complessa condizione umana
"autismo"..
4. A lungo termine, poi, l'outcome è ancora meno facilmente
correlabile alla singola tipologia di intervento (anche per l'ovvia
ulteriore complessità dei fattori in gioco); paradossalmente (ma fino ad un
certo punto) ciò è particolarmente vero per i casi che vanno "molto bene", come
già vecchi studi di popolazione avevano mostrato. Come ricordava Mariani Cerati,
di fatto disponiamo di pochissime evidenze. E' tuttora più facile indicare i
predittori di un outcome povero (QI>70, grave compromissione del linguaggio,
comorbidità importanti, nessun intervento specifico...)
che quelli di un outcome buono
5. Cominciano tuttavia a comparire evidenze (anche
se deboli) che interventi abilitativi precoci e specifici continuati
coerentemente nel tempo, anche dopo l'età evolutiva, possano sortire esiti
migliori
6. Ciò che
sembra fare la differenza parrebbe non il singolo trattamento, ma la coerenza,
specificità, sistematicità, durata nel tempo e continuità del progetto, in una
atmosfera generale di sostegno e accompagnata dalla organizzazione di contesti
adatti. Se queste condizioni sono soddisfatte, si osservano lenti ma
significativi spostamenti verso l'alto nella scala di autonomia e capacità
adattativa (Howlin 2006)
7.In sostanza non vi è intervento che di per sè consenta di uscire
dall'autismo (condizione peraltro ben più complessa e con radici
biologiche ben più forti dei deboli strumenti di cui disponiamo); ma in
contesti adatti, con interventi specifici (cioè centrati sulle caratteristiche
del funzionamento della mente autistica) e, come si diceva, all'interno di
una progettuàlità coerente e continuata nel tempo le persone autistiche
possono continuare un loro percorso di crescita e, in alcuni casi, anche
sviluppare capacità sorprendenti.
8. In presenza di adeguati servizi, contesti ed interventi è
stato ripetutamente dimostrato infatti che sono possibili importanti e
misurabili miglioramenti anche in età giovanile-adulta in diverse aree
sintomatologiche e competenze: nella comunicazione verbale e non verbale,
nell'uso appropriato degli oggetti, nella tolleranza ai cambiamenti, nella
partecipazione ad attività collettive (Schoepler e Mesibov 1989) nella
reciprocità sociale e comunicativa (Orsi et al 2011), in tutti i domini dell'
ADI-R (Seltzer 2003), in tutte le aree della Vineland (Orsi et al 2008, 2012);
miglioramenti non solo dunque nei comportamenti, ma nella qualità di vita
complessiva, perfino in aree che costituisco il "nucleo duro" dell'autismo, come
la reciprocità sociale e comunicativa
9. A fronte di queste evidenze la maggioranza degli studi riflette invece
lo stato disastroso dei contesti e dei servizi; il panorama drammatico che ne
deriva (ben noto peraltro alle famiglie) testimonia come in assenza
di condizioni (contesti, progettualità, interventi) adeguate il
giovane adulto e l'adulto con autismo vadano incontro spesso ad una perdita
anche delle capacità prima acquisite, talvolta ad un aggravamento dei sintomi,
alla comparsa di co-morbidità, ad un peggioramento complessivo della qualità di
vita, loro e dei care-givers (Engstrom 2003; Howlin 2004; Billsteldt 2005 e
2007; Mugno 2007.......)
10. Dunque: non bastano buoni interventi infantili per modificare
sostanzialmente l'evoluzione delle vite delle persone con autismo
11. L'autismo in definitiva è un'area in cui non solo l'adeguatezza, ma la
continuità e la coerenza dei contesti e degli interventi fa, a lungo andare
la differenza. La continuità è fondamentale: è un errore grave pensare che il
destino delle persone con autismo cambi solo con interventi limitati
all'infanzia, che ci sia una "tecnica" di per sè risolutiva e che dopo
l'età evolutiva non ci sia più niente da fare. Ciò comporta l'abbandono dei
giovani e adulti autistici in una dimensione puramente
"assistenziale", come vuoti a perdere. Questa impostazione non ha alcun
fondamento in quanto finora si conosce. Come ha scritto Howlin "on the whole, it
would appear that the huge increase in education facilities for
children ha not resulted in a signifiant general
improvement in outcome for adults" (2006). Così come l'autismo, anche
il lavoro per l'autismo dura, quasi sempre, tutta la vita.
Molti cordiali saluti a tutti
Francesco Barale
Prof.Francesco Barale
Ordinario di
Psichiatria
Direttore Brain and Behavior Sciences Department
----- Original Message -----
From:
daniela!!!
Sent: Wednesday, May 22, 2013 12:43
PM
Subject: Re: [autismo-biologia] Outcomes
negli adulti - Ricerche, articoli
Da: "
mazzoni.armando@libero.it" <
mazzoni.armando@libero.it>
Buonasera,
pur comprendendo la
complessità e i criteri di rigore statistico e scientifico necessari, che
molto probabilmente rendono la domanda poco pertinente, vi chiedo se esistono
studi e ricerche recenti che mettano in relazione le terapie di intervento
educativo precoci con gli outcomes negli adulti.
Grazie
Saluti
AM
Nel 2011 è stato pubblicato un importante
lavoro che, nell’ambito della rassegna critica della letteratura sulle terapie
dello spettro autistico pubblicata nella decade 2000 - 2010, si pone il
problema posto da Armando
Warren Z,
Veenstra-VanderWeele J, Stone W, Bruzek JL, Nahmias AS, Foss-Feig JH, Jerome
RN, Krishnaswami S, Sathe NA, Glasser AM, Surawicz T, McPheeters ML. Therapies
for Children With Autism Spectrum Disorders. Comparative Effectiveness Review
No. 26. (Prepared by the Vanderbilt Evidence-based Practice Center under
Contract No. 290-2007-10065-I.) AHRQ Publication No. 11-EHC029-EF. Rockville,
MD: Agency for Healthcare Research and Quality. April 2011. Available at: www.effectivehealthcare.ahrq.gov/reports/final.cfm.
Più che risposte
il lavoro evidenzia le molte domande a cui ora non si puo’ dare risposta.
Il follw up,
quando c’è, è di pochi mesi o pochi anni e la migliore qualità di vita in età
adulta di chi è stato trattato precocemente con gli approcci più evidence
based per ora resta un auspicio, ma non una realtà documentata.
Dal lavoro
citato copio alcuni stralci
While controlled
trials seem to be increasing, much research is observational, generally with
small sample sizes, limited followup, and limited discussion of the durability
of treatment gains once active therapy ends
This sustained
level of impairment, along with a lack of longer-term outcomes data, makes it
difficult to assess whether treatment-related changes can modify long-term
functional and developmentally appropriate adaptive independence.
Duration of
treatment and followup was generally short
Few studies
provided data on long-term outcomes after cessation of treatment. Future
studies should extend the followup period and assess the degree to which
outcomes are durable
Among children
ages 2-12 with ASDs, what are the short and long-term effects of available
behavioral, educational, family, medical, allied health, or CAM treatment
approaches? Specifically,
KQ1a.
What are the
effects on core symptoms (e.g., social deficits, communication deficits and
repetitive behaviors), in the short term (≤6 months)?
KQ1b.
What are the
effects on commonly associated symptoms (e.g., motor, sensory, medical,
mood/anxiety, irritability, and hyperactivity) in the short term (≤6 months)?
KQ1c..
What are the
longer-term effects (>6 months) on core symptoms (e.g., social deficits,
communication deficits and repetitive behaviors)?
KQ1d.
What are the
longer-term effects (>6 months) on commonly associated symptoms (e.g.,
motor, sensory, medical, mood/anxiety, irritability, and
hyperactivity)?
KQ4.
What is the
evidence that effects measured at the end of the treatment phase predict
long-term functional outcomes?
4. Were followup
measures of outcome conducted to assess maintenance of skills at least 3
months after the end of treatment?
Unfortunately,
there have been to date very few well-controlled trials and those conducted
have used small samples…… and different outcome measurements over different
periods of time (weeks to years).
Longer term
functional outcomes are the goal for autism interventions
In terms of
followup for assessing durability of effects, most studies report on outcomes
collected immediately post-treatment or within 3 months of treatment (76
percent of studies in the behavioral literature, 86 percent in the medical
literature). Additional research is needed on the degree to which changes
observed during treatment translate to functional outcomes over time should
treatment be discontinued.
Duration
of treatment and follow up was generally short, with few studies providing
data on long-term outcomes after cessation of treatment.
Future
studies should extend the follow up period and assess the degree to which
outcomes are durable.
Daniela MC
_______________________________________________
Lista di discussione
autismo-biologia
autismo-biologia@autismo33.it
Per cancellarsi dalla
lista inviare un messaggio a:
valerio.mezzogori@autismo33.it