Vorrei condividere con voi qualche riflessione sull’ uso dei modelli animali. Lavoro in neuroscienze e farmacologia molecolare recettoriale, e mi occupo da molti anni della biologia cellulare degli ormoni neuroipofisari (vasopressina ed ossitocina). I topi deficitari per questi ormoni o dei recettori su cui questi ormoni agiscono, mostrano varie anomalie comportamentali di tipo “autistic like” e sono in generale molto interessanti per studiare i comportamenti sociali dei topi (formazione dei legami di coppia, cura dei piccoli, aggressività, socialità etc) e recentemente anche nel nostro laboratorio abbiamo iniziato a studiare questi animali in modo approfondito per capire cosa succede a livello dello sviluppo del loro sistema nervoso, ed in particolare dello sviluppo delle connessioni sinaptiche in alcune arre chiave del comportamente sociale (amigdala, setto). A questo proposito volevo segnalarvi che ho partecipato in aprile ad convegno molto interessante organizzato a Lucerna dalla rivista “Nature Medicine” e dall’ NIMH (National Institute of Menthal Health degli Stati Uniti ) con la sponsorizzazione della Roche. Il tema del congresso era "medicina traslazionale e disturbi del neurosviluppo", ed in particolare cosa stiamo imparando dai modelli animali che riproducono i difetti genetici umani associati ad autismo e/o ritardo mentale (mutazioni nei geni Shenk e neuroligina, slerosi tuberosa, sindrome di rett, fragile X,…), con partecipanti e oratori di campi diversi (neuroscienze di base, genetica molecolare e clinica, psichiatria e neurologia) nel tentativo di avvicinare e favorire il più posibile lo scambio tra le diverse discipline.
Vi riassumo i cinque temi emersi e riassunti da Tom Insel (direttore dell NIMH) alla fine della conferenza:
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i disturbi di
neurosviluppo del cervello appaiono sempre più come disturbi dello sviluppo
sinaptico e delle connessioni interneuronali
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l’eterogeneità
genetica (multifattoriale) delle forme di autismo è la regola. Tuttavia la
ricerca delle forme rare geneticamente determinate e l’ identificazione dei
singoli geni coinvolti è di
importanza fondamentale (raro non significa “non
importante”…)
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i disordini dovuti a
mutazioni in un singolo gene singole possono infatti darci molte informazioni anche per
quanto riguarda le forme complesse, delle quali è ancora sconosciuta la base
patogenetica. Anche le forme complesse possono infatti beneficare di terapie
messe a punto durante lo studio di malattie semplici monogeniche
- alcuni disordini del neurosviluppo possono essere reversibili o compensati anche in età adulta, come si è visto nel caso del topo TSC2 della sclerosi tuberosa (Ehninger et al Reversal of learning deficits in a Tsc2+/- mouse model of tuberous sclerosis Nature Medicine 2008 Aug;14(8):843-8.) e questo rivoluziona il nostro modo di pensare agli approcci terapeutici in queste patologie
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i modelli animali
rappresentano un aspetto fondamentale della ricerca sia dei meccanismi
responsabili sia per lo sviluppo di terapie
Quindi
dal punto di vista delle neuroscienze di base l’ interesse per i modelli
animali è vivissimo, così come la ricerca di contatti e collaborazioni sempre
più strette tra clinici e chi è impegnato in laboratorio. Anche da parte dell’
industria (per esempio
Un caro saluto
Bice Chini