Con molto ritardo, dovuto in parte ai miti di stampo medievale in parte alla falsa credenza che l’autismo fosse una condizione rara, la ricerca scientifica è partita con discreti finanziamenti pubblici e privati e con una collaborazione multidisciplinare e multicentrica.
Alla fine dell’anno 2012 hanno sentito il bisogno di fare una sintesi dei dati emersi dalla ricerca sull’autismo nel corso dell’anno sia Thomas Insel, Direttore del National Institute of Mental Health, sia Gerald D. Fischbach, Direttore della Simons Foundation of Autism Research Initiative.

Si tratta di due organi USA,  uno pubblico e uno privato, che da qualche anno supportano con ricchezza di mezzi la ricerca sull’autismo.

Le famiglie e i professionisti si aspettano una  cura innovativa, un approccio biologico che attenui i sintomi dell’autismo migliorando la precaria qualità della vita delle persone affette e delle loro famiglie, oltre all’identificazione di cause eliminabili che riduca l’incidenza dell’autismo
Siamo lontani da questo. Nessuna scoperta sensazionale. Nessun colpo di fortuna. Solo  piccoli passi avanti nella conoscenza:  minimi tasselli di un puzzle infinito. Questo  nonostante  la grande mole di pubblicazioni (over 1,000 ASD papers related to genetics or brain imaging since January 2011 – more than three times the number of papers from the same interval a decade ago)
I nuovi dati sulla genetica, sui fattori ambientali e sulla loro interazione pongono più domande che risposte, cosa che stimola un numero sempre maggiore di scienziati ad unirsi al coro per intensificare la ricerca. E un antico adagio dice “Chi cerca trova”
Ma sentiamo cosa dicono i rappresentanti delle due prestigiose  Istituzioni americane. Ecco i link
http://sfari.org/news-and-opinion/specials/2012/2012-year-in-review-collection/directors-column-2012-in-review