Thomas
Bourgeron é dedito allo studio della genetica dell'autismo dal 2003 al prestigioso Istituto Pasteur di Parigi. Quando ha iniziato il suo
gruppo, al pari di altri gruppi di ricerca, puntava a trovare il
o i geni dell'autismo partendo da caratteristiche cliniche molto pure
e tipiche. Ora, alla luce dei dati é emersi dalle ricerche
internazionali, ritiene che la ricerca genetica ( e non solo) debba
partire da un'ampia gamma di sindromi, oggi tenute distinte nelle
classificazioni attuali. Questo dopo la constatazione che non c'é
corrispondenza biunivoca tra alterazioni genetiche e sindromi
cliniche, ma al contrario che ad ogni alterazione genetica
corrispondono diversi quadri clinici e viceversa. Prendendo da
Chirstopher Gillberg l'acronimo ESSENCE Bourgeron ha fatto il punto
della situazione di questo nuovo orientamento della ricerca
nell'articolo The
genetics and neurobiology of ESSENCE: The third Birgit Olsson lecture
Nord J Psychiatry 2015;Early Online:1 – 9.
Ed
ecco la traduzione – riassunto, con utili spiegazioni per i non
addetti ai lavori, di Giorgio Lenaz, Professore emerito di chimica
biologica all'Universitá di Bologna
Genetica
e neurobiologia di sindromi precoci del neuro-sviluppo (ESSENCE*)
Thomas
Bourgeron
*ESSENCE
è l’acronimo per “Early
Symptomatic Syndromes Eliciting Neurodevelopmental Clinical
Examinations”
ovvero Sindromi sintomatiche precoci che richiedono esami clinici
dello sviluppo del sistema nervoso.
ESSENCE
è un termine che si riferisce alla condizione di bambini di età
inferiore a 3-5 anni che presentano una sintomatologia clinica
debilitante nei campi seguenti: (1) sviluppo globale; (2)
comunicazione e linguaggio; (3) interazioni sociali; (4)
coordinazione motoria; (5) attenzione; (6) motricitá; (7)
comportamento; (8) umore; (9) sonno. I sintomi dei disordini del
neuro-sviluppo sovente evolvono col tempo e possono migliorare come
il paziente cresce, ma molte disabilità sono permanenti. La diagnosi
e il trattamento di questi disordini possono essere difficili; il
trattamento spesso include farmaci e programmi educativi domiciliari
e scolastici. Col progredire delle conoscenze di genetica e
neurobiologia oggi si conoscono meglio le cause di ESSENCE. Questo
articolo esamina in dettaglio le conoscenze attuali sulle cause
genetiche e suggerisce come migliorare la ricerca in questo campo.
Definizione
e incidenza
I
disturbi precoci dello sviluppo nervoso colpiscono più del 10% dei
bambini, spesso con conseguenze permanenti e con effetti
significativi sulle famiglie. Questo gruppo è eterogeneo per gravità
e patofisiologia, comprendendo: sindrome alcoolica fetale, deficit di
attenzione e iperattività, disabilità intellettiva, disordini del
movimento (tic), deficit di coordinazione dello sviluppo, dislessia,
deficit specifici del linguaggio e infine disordini dello spettro
autistico (ASD). Anche alcune malattie neuromuscolari come le
distrofie muscolari di Becker e Duchenne potrebbero essere incluse
tra questi disordini poiché in alcuni pazienti influenzano la sfera
cognitiva, ma vengono considerate separatamente a causa della
sintomatologia predominante. I maschi sono più soggetti delle
femmine ai disordini del neuro-sviluppo, il che suggerisce che ci sia
una specificità di genere per i fattori di rischio oppure di
protezione.
La
quantità di fondi e di ricerca dedicati ad una determinata malattia
dipendono dalla sua incidenza e gravità: è pertanto da sottolineare
che la quantità di ricerca sulle disabilità intellettive è al di
sotto del livello prevedibile. Le cause di ESSENCE vanno da gravi
privazioni sociali a fattori di rischio genetici, a malattie
metaboliche, a disordini immunologici, a malattie infettive, a
fattori nutrizionali, a traumi fisici, a fattori tossici e
ambientali. Tra tutti questi abbiamo oggi migliori conoscenze dei
fattori genetici, il che stimola nuove ricerche in ambito
neurobiologico.
La
genetica di ESSENCE
Vi
sono centinaia di geni che contribuiscono a determinare ESSENCE, ma
la complessità viene ulteriormente aumentata dal fatto che ogni
paziente ha combinazioni diverse di mutazioni nuove o ereditate dei
geni interessati.
Mutazioni
de novo(cioè non ereditate)
Queste
includono mutazioni di basi singole, amplificazioni di triplette
ripetute, variazioni del numero di copie di geni, riarrangiamenti
cromosomici [cioè
lo spostamento di regioni del genoma]
ed aneuploidia [cioè
variazione del numero dei cromosomi].
L’aneuploidia si verifica in alcune sindromi di alterato
neuro-sviluppo come le sindromi di Down, di Klinefelter e di Turner.
Riarrangiamenti e variazioni del numero di copie si verificano in
alcune regioni preferenziali del genoma (es. nella sindrome
velo-cardio-facciale, nelle sindromi di Angelmann e di Prader-Willi,
oppure nella sindrome di Smith-Magenis). Di solito le variazioni di
copie sono specifiche per ogni singolo paziente e comprendono da uno
a centinaia di geni. Un’espansione del trinucleotide ripetuto CGG
si osserva nella sindrome del cromosoma X fragile nel gene MRF1 che
codifica per una proteina che regola l’espressione genica legandosi
all’RNA. Mutazioni singole infine possono colpire geni nel
cromosoma X (es. sindrome di Rett) o geni autosomici come SHANK3
causando ASD.
Nuove
mutazioni ad alta penetranza probabilmente rendono conto di una
grande quota (15-50%) di disturbi del neuro-sviluppo, come
chiaramente dimostrato per le disabilità intellettive e i disordini
dello spettro autistico. Si conoscono abbastanza i fattori di rischio
che aumentano la probabilità di tali mutazioni. In alcuni casi
questi fattori di rischio sono insiti nella struttura dei cromosomi,
in altri sono esterni, come l’elevata età paterna che favorisce
sostituzioni di basi singole. Riarrangiamenti cromosomici e mutazioni
singole si osservano anche nei soggetti sani, ma i riarrangiamenti
sono più frequenti nei pazienti, mentre le mutazioni sono paritarie,
tuttavia nei pazienti prevalgono mutazioni che portano a perdita
della funzione [N.B. in
altre parole i riarrangiamenti cromosomici portano in genere a stati
patologici, mentre molte mutazioni in singoli geni possono essere
silenti se non cambiano la funzione della proteina prodotta].
La
maggior parte delle mutazioni osservate in ASD sono state rilevate
nel sangue [N.B. e
pertanto si ritengono comuni a tutte le cellule del corpo, quindi
originate precocemente nell’embrione],
e pertanto possibili mutazioni somatiche originate durante lo
sviluppo delle linee cellulari cerebrali non vengono rilevate: solo
studi su prelievi autoptici post-mortem
possono fornire dati su mutazioni somatiche specifiche per il
cervello.
Mutazioni
ereditarie monogeniche e poligeniche in ESSENCE
Le
forme ereditarie monogeniche dei disturbi precoci dello sviluppo
nervoso sono abbastanza frequenti (>10%). In ASD è stato stimato
che il 3-6% dei pazienti sono portatori omozigoti di due mutazioni
patogene con perdita di funzione nello stesso gene. In paesi con alta
consanguineità il tasso di mutazioni recessive è ancora maggiore.
Mutazioni
multiple in regioni differenti del genoma possono pure contribuire ai
disturbi precoci del neuro-sviluppo. Parecchi studi hanno dimostrato
in tali pazienti la frequente presenza di più di una mutazione
dannosa. Per esempio, su 42 pazienti con una specifica
micro-delezione nel cromosoma 16, 10 pazienti presentavano una
mutazione aggiuntiva, proporzione ritenuta abbastanza significativa.
In genere il quadro clinico dei pazienti con due mutazioni era più
grave di quello di pazienti con la sola mutazione secondaria. In un
altro studio tre pazienti con ASD aventi una mutazione sul gene
SHANK2 presentavano una seconda mutazione su geni ben specificati.
Una delle sfide
attuali dei genetisti è quella di identificare nel genoma la miriade
di frequenti alleli che in maniera additiva aumentano il rischio di
sviluppare una patologia. Varianti comuni possono contribuire alla
ereditabilità di ASD per un 17-60% , e della sindrome da deficit di
attenzione e iperattività per un 25-30%. Allo stesso modo è stato
stimato il contributo di polimorfismi di nucleotidi singoli (SNP)
nella ereditabilità del quoziente di intelligenza o di aspetti
anatomici del cervello. Queste varianti comuni hanno un effetto
additivo molto debole, e pertanto studi associativi sull’intero
genoma hanno finora rivelato pochissime varianti di sequenza che
contribuiscono al rischio di disturbi precoci del neuro-sviluppo.
Tuttavia, se pure l’informazione genetica è difficile da
trasferire in diagnosi clinica, l’identificazione di alleli a basso
rischio rappresenta un traguardo importante per comprendere
l’architettura genetica di questi disordini. Inoltre quegli alleli
che contribuiscono al rischio di disordini del neuro-sviluppo ci
indicano geni e vie che sono in qualche modo implicati nella
patogenesi, e su cui quindi fissare l’attenzione della ricerca.
Database
dei geni implicati in ESSENCE.
Esistono
vari database genetici che forniscono informazioni sui geni implicati
in ESSENCE. In particolare per quanto riguarda ASD vi sono due
database che vengono aggiornati regolarmente: AutismKB e SFARI Gene.
Un totale di 197 geni sono in comune ai due database, mentre altri
255 sono propri solo di AutismKB e 226 solo di SFARI. La differenza è
dovuta alle modalità con cui i geni vengono selezionati.
Vie
biologiche implicate in ESSENCE
Negli
ultimi anni hanno dato un contributo fondamentale alla comprensione
dei disturbi dello sviluppo nervoso tutta una serie di modelli
animali nonché l’induzione di cellule staminali pluripotenti.
Tuttavia la comprensione dei sintomi e del decorso individuale e
l’aspetto biologico dai fattori genetici a quelli ambientali di
rischio per i circuiti nervosi implicati restano una sfida
sostanziale per genetisti e neurobiologi.
Per
identificare le vie neuronali implicate nella patogenesi di ASD sono
stati compiuti parecchi studi genetici o trascrittomici [cioè
esaminando gli RNA messaggeri trascritti dai geni implicati].
Per esempio alcuni studi hanno dimostrato in soggetti ASD una minor
trascrizione di geni implicati nella funzione sinaptica, mentre
aumentava la trascrizione di geni implicati nell’attivazione
infiammatoria e microgliale.
Al
momento sono cinque i percorsi che risultano implicati nei disturbi
del neuro-sviluppo: il rimodellamento della cromatina, la dinamica
del citoscheletro, la traduzione del mRNA in proteine implicate
nell’azione sinaptica , alcune vie metaboliche e infine la
formazione e funzione delle sinapsi stesse. Si tratta di aspetti
eterogenei di varia natura, ma che possono avere un punto terminale
comune nella omeostasi neuronale. Alcune di queste vie possono
suggerire potenziali bersagli terapeutici.
Tre
proposte per una migliore ricerca su ESSENCE.
Meno
categorie, maggiori dimensioni
I
più recenti progressi della genomica hanno rivelato che una identica
variante genetica può aumentare il rischio di un largo spettro di
disturbi in precedenza diagnosticati come malattie distinte. Queste
scoperte stanno contribuendo a una rielaborazione concettuale
dell’attuale nosologia psichiatrica. L’attuale DSM-5 (Diagnostic
and Statistic Manual for Mental Disaeases)
rende più semplice riconoscere sovrapposizioni fra diverse
categorie diagnostiche, tuttavia le categorie ristrette e rigide ora
esistenti tendono ancora a distaccare i ricercatori dai fenotipi
reali. Di recente molte iniziative, tra cui appunto la definizione di
ESSENCE, sono volte a migliorare la caratterizzazione fenotipica
usando metodi più quantitativi. Questo sforzo tenta di definire le
basilari dimensioni della funzione cerebrale in relazione ai circuiti
neuronali noti usando molteplici metodi di indagine, andando oltre la
definizione tradizionale. Un primo passo per andare oltre la
classificazione attuale sarebbe di raccogliere le informazioni
attualmente separate di DSM-5 e disperse in laboratori diversi che
spesso non comunicano fra di loro. Per far ciò occorre un maggior
grado di condivisione dei dati.
Più
ricerca sulla diversità genetica e cerebrale nelle popolazioni
umane e maggior condivisione dei dati.
Un
problema di tutti gli studi che vengono compiuti paragonando gruppi
di individui “affetti” con “non affetti” è la tendenza dei
ricercatori a conoscere meglio i genotipi e i fenotipi dei pazienti
che dei controlli, senza tener conto della diversità genetica e
fenotipica di entrambe le categorie. Lo stesso si verifica per gli
studi in animali transgenici: praticamente tutte le conoscenze che
abbiamo oggi derivano da studi compiuti sull’effetto di varie
mutazioni in un unico ceppo di topi, senza considerare che le
mutazioni potrebbero produrre effetti differenti in altri ceppi
murini. Questa diversa risposta è stata effettivamente dimostrata in
studi sull’effetto di una determinata mutazione in ceppi diversi
del moscerino Drosophila
melanogaster.
Finora
sono stati sequenziati migliaia di genomi per comprendere la genetica
dei disordini del neuro-sviluppo; è pure impressionante il numero di
studi sull’espressione genica a livello cerebrale. Nonostante tutto
ciò, se vogliamo comprendere i legami tra variabilità genetica e
sviluppo cerebrale, dovremo studiare molte migliaia di cervelli a
livello dell’espressione genica e della funzione, impresa molto
costosa e difficile.
In
un campionario di piccole dimensioni è molto difficile stabilire un
nesso tra genotipo e fenotipo, poiché i fattori genetici di rischio
o sono rari con effetti forti oppure frequenti ma con effetti deboli:
in entrambi i casi occorre avere a disposizione una casistica di
grandissime dimensioni. Un’opportunità per aumentare la casistica
è la condivisione dei dati fra laboratori diversi. Finora ciò è
stato assai difficile per vari motivi. Oggi sono però sorte alcune
iniziative informatiche: per esempio la NIF (Neuroscience Information
Framework) è un inventario dinamico aggiornato di risorse
neuroscientifiche accessibile sul web a tutti i ricercatori
interessati.
Partecipazione
dei pazienti e dei loro parenti alla ricerca.
Ci
si sta rendendo conto oggi che i ricercatori non tengono in
sufficiente considerazione molti aspetti della qualità di vita dei
pazienti e dei loro parenti. Sono sorti movimenti che richiedono
maggior coinvolgimento dei pazienti e dei loro familiari nei progetti
di ricerca, per esempio controllando la propria salute e il
progredire di una malattia cronica. I dati riportati dai pazienti su
Internet possono essere utili per accelerare i risultati delle
ricerche e per testare l’efficacia di farmaci.
Prospettive
future
Lo sviluppo della
ricerca porterà senz’altro un miglioramento delle condizioni di
vita dei pazienti con disturbi del neuro-sviluppo e permetterà una
loro miglior integrazione nella società. Tuttavia esistono altre
iniziative per favorire una tale integrazione: ci sono enti senza
fine di lucro che aiutano soggetti autistici a trovare lavoro. Come i
governi spendono denaro pubblico per aiutare minoranze e portatori di
handicap visivi e uditivi, così dovrebbero fare anche per i soggetti
autistici. Un punto importante dovrebbe essere quello di considerare
i disturbi dello spettro autistico come un continuum di una vasta
gamma eterogenea: ciò permetterebbe un miglioramento della diagnosi,
della terapia e dell’integrazione degli individui autistici.
Giorgio Lenaz,
Professore Emerito di Chimica biologica all'Universitá di Bologna