Segnalo l’articolo “Effects of Large Doses of Arachidonic Acid Added to Docosahexaenoic Acid on Social Impairment in Individuals With Autism Spectrum Disorders.
A Double-Blind, Placebo-Controlled, Randomized Trial
Kunio Yui, MD, PhD,*Þ Mamiko Koshiba, PhD,þ Shun Nakamura, PhD,þ and Yuji Kobayashi, PhD§
J Clin Psychopharmacol 2012;32: 200-206”
 
La premessa da cui partono gli autori è la seguente
“Treatments are needed for the core social impairments of ASD that do not have adverse effects”
 
Su questo siamo tutti d’accordo. C’è un grandissimo bisogno di terapie che agiscano sui sintomi propri dell’autismo senza dare effetti collaterali intollerabili.
 
Le premesse per l’uso terapeutico di acido arachidonico (ARA) associato ad acido docosaexaenoico (DHA) sono le seguenti:
 
“The central nervous system is rich in highly polyunsaturated fatty acids (PUFAs), particularly docosahexaenoic acid
(DHA), which is an omega-3 fatty acid, and arachidonic acid (ARA), an omega-6 fatty acid.
 
Docosahexaenoic acid and ARA are essential for neurodevelopment.
 
Links have been reported between ASD and omega-6omega-3 fatty acid imbalances or impaired PUFA metabolism.
 
Arachidonic acid is important in a number of brain processes, including signal transduction.
 
It is well known that omega-3 fatty acids and ARA have a direct action on signal transduction, including neurotransmission”
 
Da qui la sperimentazione dei due acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) nel trattamento dell’autismo.
 
Trattandosi di sperimentazione sull’autismo, gli autori hanno cercato soggetti con autismo puro, non associato a ritardo mentale. Uno dei criteri d’inclusione era un QI superiore a 80.
Il range di età è invece molto vasto: dai 6 ai 28 anni.
 
I test somministrati prima e dopo il trattamento sono stati l’SRS (Social Responsiveness Scale) e  l’ ABC (Aberrant Behavior Checklist).
 
I risultati confermano anzitutto la  grande efficacia del placebo.
 
Gli autori fanno una distinzione tra coloro che rispondono molto bene, intendendo con questo termine “the numbers of individuals who achieved 50% improvements in the total SRS or ABC” e coloro che presentano miglioramenti di minore entità.
Alla scala SRS alla fine del trattamento 1 su 6 nel gruppo dei trattati e 1su 7 nel gruppo placebo ha avuto questo miglioramento.
Alla scala ABC 3 su 7  nel gruppo di trattamento e 1 su 6 nel gruppo di controllo ha avuto questo miglioramento.
 
Andando alle componenti delle due scale la differenza tra gruppo trattato e gruppo di controllo è stato significativa solo per la voce “comunicazione” per la scala SRS e la voce “ritiro sociale” per la scala ABC.
Non c’è stata invece nessuna differenza significativa per: attenzione, cognizione, motivazione, manierismi, irritabilità, stereotipie, iperattività e linguaggio inappropriato..
 
Gli autori hanno fatto anche esami del sangue prima e dopo: ARA e DHA; transferrina (lipid antioxidant transferrin (TF) is important in signal transduction related to neuronal development); SOD (superoxide dismutase) Questo in quanto “SOD acts as a modifier of redox signaling related to oxidative stress during neuronal development”.
 
Questi parametri vengono dati senza un confronto con dati di riferimento o con un gruppo di controllo di pari età per cui non si evince dal lavoro se essi risultano alterati o se rientrano nei limiti della norma.  
 
Dopo il trattamento solo per la transferrina c’è una differenza a favore dei trattati.
 
Commento
Fa piacere che si cerchino strade nuove per un approccio biologico alla cura dell’autismo. Purtroppo anche in questo lavoro i risultati sono molto modesti.
 
Dal momento che qualche positività c’è, forse varrebbe la pena  replicare la sperimentazione con un campione più numeroso e con un intervallo di età più ristretto.