Il 26 aprile scorso si è tenuto a San Diego il  Pediatric Academic Societies (PAS) annual meeting. Sull’autismo ha portato un contributo la pediatra Lisa Shulman di New York in merito al follow up praticato su  un gruppo di 569 bambini diagnosticati all’età di 2,6 anni ( 2.6±0.9y ) e rivalutati dopo 4 o 5 anni all’età di 6/7 anni (6.4±2.8y.)
L’abscract della relazione si puo’ leggere a
http://www.abstracts2view.com/pas/view.php?nu=PAS15L1_2750.2
e un commento si puo’ leggere a
http://www.eurekalert.org/pub_releases/2015-04/aaop-scl042015.php#.VT4CxVpH0r4.email
A 6 anni 38 bambini su 569 non avevano più una sintomatologia tale da potere essere diagnosticati nello  spettro autistico ma solo tre su 569 erano liberi da sintomi al punto che su di loro non si poteva fare nessuna diagnosi.
Per gli altri 35  “68% had language/learning disability, 49% externalizing problems (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, Oppositional Defiant Disorder, Disruptive Behavior Disorder), 24% internalizing problems (mood, anxiety, OCD, selective mutism), 5% significant mental health diagnosis (psychosis.nos)
Di particolare interesse è il miglioramento  del QI con il miglioramento dell’autismo.
“On initial cognitive testing (29/38): 33% with intellectual disability, 23% borderline, 44% average. At follow up (33/38): 6% borderline, the rest average
Mentre all’inizio il 33% presentava una disabilità intellettiva, al follow up vi erano solo un 6% di borderline mentre i restanti bambini presentavano un QI nella norma.
Questo dato starebbe a favore dell’ipotesi che la disabilità intellettiva che accompagna l’autismo sia secondaria all’autismo stesso e che possa regredire, qualora questo regredisca.
Il fardello di diagnosi residue, a parte i 3 bambini esenti da diagnosi, è comunque molto pesante.