Il 26 aprile scorso si è tenuto a San Diego il Pediatric Academic Societies (PAS) annual
meeting. Sull’autismo ha portato un contributo la pediatra Lisa Shulman di New
York in merito al follow up praticato su un
gruppo di 569 bambini diagnosticati all’età di 2,6 anni ( 2.6±0.9y ) e rivalutati dopo 4 o 5 anni all’età
di 6/7 anni (6.4±2.8y.)
L’abscract della relazione
si puo’ leggere a
e un commento si puo’ leggere a
A 6 anni 38 bambini su 569 non avevano più una
sintomatologia tale da potere essere diagnosticati nello spettro autistico ma solo tre su 569 erano
liberi da sintomi al punto che su di loro non si poteva fare nessuna diagnosi.
Per gli altri 35 “68%
had language/learning disability, 49% externalizing problems (Attention Deficit
Hyperactivity Disorder, Oppositional Defiant Disorder, Disruptive Behavior
Disorder), 24% internalizing problems (mood, anxiety, OCD, selective mutism),
5% significant mental health diagnosis (psychosis.nos)”
Di particolare interesse è
il miglioramento del QI con il
miglioramento dell’autismo.
“On initial cognitive testing (29/38): 33% with intellectual disability,
23% borderline, 44% average. At follow
up (33/38): 6% borderline, the rest average”
Mentre all’inizio il 33%
presentava una disabilità intellettiva, al follow up vi erano solo un 6% di
borderline mentre i restanti bambini presentavano un QI nella norma.
Questo dato starebbe a
favore dell’ipotesi che la disabilità intellettiva che accompagna l’autismo sia
secondaria all’autismo stesso e che possa regredire, qualora questo regredisca.
Il fardello di diagnosi
residue, a parte i 3 bambini esenti da diagnosi, è comunque molto pesante.