Segnalo un articolo di Giuseppe Tibaldi
“Il gioco vale la candela? Riconsiderare l’uso degli antipsicotici alla luce delle evidenze sugli esiti derivanti dal loro utilizzo a lungo termine”, RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA La rivista della salute mentale VOL. CXL - N° 2, 2016"
che viene riassunto nell’editoriale come segue

“Giuseppe Tibaldi affronta, nel suo articolo, il tema dei dubbi benefici che i farmaci antipsicotici producono a medio e a lungo termine; vengono evidenziati i rischi specifici che derivano dall’uso prolungato di antipsicotici, così come vengono illustrati i recenti studi che mettono a confronto trattamenti continuativi di antipsicotici con trattamenti sospesi che sembrano garantire tassi di guarigione a lungo termine più elevati. Vengono messe in evidenza le potenzialità di interventi che valorizzino il ruolo dei pazienti, “esperti per esperienza”, in grado di accettare scelte terapeutiche, che pure includono gli psicofarmaci, in una forma ed in una misura condivisa”

Tibaldi parla di schizofrenia, ma il problema degli antipsicotici a medio e lungo termine riguarda anche l’autismo. L’indagine compiuta da Serono, Censis e ANGSA mostra come l’uso di farmaci antipsicotici aumenta progressivamente con l’etá. Dal 3% nei bambini dai 3 ai 7 anni si passa al 46% negli ultraventenni.

https://www.fondazioneserono.org/disabilita/la-centralita-della-persona/lindagine-sulle-persone-con-autismo-disabilita/tipologia-di-trattamento/

Esiste poi una malefica forza d’inerzia per la quale questi trattamenti, che nell’autismo hanno un’efficacia anche nel breve termine molto inferiore che nella schizofrenia, una volta iniziati, vengono protratti a tempo indefinito, spesso per tutta la vita.

Molto interessante nell’articolo la notizia che, confrontando i dati dei paesi poveri e dei paesi ricchi, si é constatato che nei paesi poveri le condizioni degli schizofrenici nel lungo periodo erano molto migliori. Meno recidive di episodi psicotici, minore declino cognitivo con l’avanzare dell’etá. In questi paesi gli antipsicotici venivano usati solo nel periodo dell’acuzie e poi sospesi per motivi economici. Si é visto cosí che la sospensione era un fattore positivo e non negativo.

La situazione dell’autismo é diversa e merita una osservazione longitudinale prolungata specifica. Questa é urgente in considerazione non solo del larghissimo uso di questi farmaci che si fa nelle persone con autismo, ma anche del fatto che essi vengono iniziati spesso in etá precocissime e, se non sospesi, il danno iatrogeno si accumula nel corso di numerosi decenni.
Quanto poi alle “potenzialità di interventi che valorizzino il ruolo dei pazienti, “esperti per esperienza”,  per quanto riguarda l’autismo molti genitori diventano “esperti per esperienza”, un’esperienza che inizia quando i figli hanno tre anni e finisce con la morte degli “esperti”
Non é poi escluso che tra le persone con autismo ad altissimo funzionamento gli “esperti per esperienza” possano essere anche i pazienti stessi.