Un ampio riassunto del
convegno è stato pubblicato ed è in rete al link
Lo ha letto per noi Giorgio
Lenaz, Professore emerito di biochimica all’Università di Bologna.
Il resoconto che ci manda
non è un riassunto, ma un resoconto approfondito con incisi di spiegazione e
con un commento finale che sottolinea l'importanza di queste ricerche che in apparenza non sembrano
direttamente correlate all'autismo. Grazie, Giorgio, a nome di tutti gli
iscritti alla lista.
Ed ecco il resoconto dell’importante
convegno
Autismo: le sinapsi come bersaglio terapeutico
I disordini dello spettro autistico
(ASD), oltre alla maggioranza di forme a predisposizione multigenica,
comprendono un 10% di forme sindromiche associate a alterazioni genetiche ben
note (Fragilità del cromosoma X, Sindrome di Angelman, Sindrome di Rett,
Neurofibromatosi, Sclerosi Tuberosa etc); alcune di esse sono causate da mutazioni di singoli geni implicati nella struttura delle
sinapsi. Ciò ha contribuito a ricercare nelle sinapsi il sito d’origine dell’autismo.
In particolare si è attribuita importanza al neurotrasmettitore GABA nella
formazione precoce dei circuiti neuronali durante lo sviluppo.
Per comprendere i meccanismi
molecolari alla base di ASD sono stati generati molti modelli animali contenenti
difetti genetici riscontrati nei pazienti; studi su questi modelli hanno
rivelato importanti deficit di comportamento simili a quelli dei pazienti autistici,
aprendo nuove prospettive per applicazioni terapeutiche.
Per fare il punto della
situazione pertinente a questi specifici argomenti, si è tenuto a Pavia il 4
luglio 2014 un Simposio a cui sono convenuti importanti esperti del settore. Il
tema del simposio era “Le sinapsi come bersagli terapeutici per i
disordini dello spettro autistico”. L’articolo prende in esame i singoli
contributi dei vari autori partecipanti al Simposio.
Christian Rosenmund
(Berlino) ha parlato dei meccanismi cellulari della Sindrome di Rett, che
colpisce 1/10000 femmine ed è caratterizzata da incoordinazione motoria, deficit
di apprendimento e convulsioni; è
causata da una mutazione di un gene del cromosoma X che codifica per un
repressore della trascrizione del DNA denominato MECP2. Sia la mancata
espressione, sia l’iperfunzione di questo repressore danno sintomi neurologici,
in quanto la proteina è implicata nella coordinazione ottimale dei circuiti
sinaptici. L’autore utilizzando colture di cellule neuronali ha studiato i
meccanismi di regolazione del MECP2 dimostrando che la sua attività regola la
formazione delle sinapsi.
Maria Vincenza Catania
(Catania) ha riassunto la ricerca sulla
patofisiologia della Sindrome del Cromosoma X Fragile (FXS); in particolare
ha trattato del ruolo di un recettore metabotropo del glutammato (mGlu5) nella
patogenesi della malattia, che è caratterizzata da ritardo mentale e sintomi
autistici. [N.B. I recettori del
glutammato, il più importante neurotrasmettitore eccitatorio del sistema
nervoso centrale si dividono in ionotropi, che aprono canali che permettono il
passaggio di ioni specifici, e metabotropi, che attivano vie di trasferimento
di segnali intracellulari]. La malattia è dovuta a mutazione di un gene
(chiamato FMRP) con mancata formazione della proteina corrispondente, che è una
proteina sinaptica che controlla la sintesi proteica e lo sviluppo delle
sinapsi stesse. La mancanza di FMRP determina un’alterazione dell’associazione del recettore mGlu5 con
proteine strutturali e la sua disfunzione nella trasmissione di segnali
neuronali.
Paolo Curatolo (Roma) ha
riportato studi recenti sul Complesso
della Sclerosi Tuberosa (TSC), la
cui causa è l’insufficienza di due geni, TSC1 e TSC2. Tale insufficienza porta
ad iperattivazione della via di segnalazione mTOR, che regola la crescita e la
plasticità delle sinapsi dei neuroni glutammatergici. TSC è caratterizzato da
un imponente corredo di sintomatologia autistica. Modelli murini di TSC hanno
dimostrato che il comportamento autistico è diretta conseguenza della
disfunzione dei due geni. L’implicazione di mTOR è confermata dall’effetto
della rapamicina, specifico inibitore di mTOR, che ripristina la funzionalità
sinaptica e reverte i sintomi autistici. Questi studi confermano il ruolo
dell’iperattivazione di mTOR nella determinazione della sintomatologia ASD. [Ricordo l’articolo recentemente riassunto: Tang G et al, Loss of mTOR-Dependent Macroautophagy Causes Autistic-like
Synaptic Pruning Deficits, Neuron 83, 1131–1143, September 3, 2014. In questo studio gli
autori dimostrano che una iperattività di mTOR contribuisce alla genesi della
sintomatologia autistica tramite diminuzione della autofagia nel rimodellamento
delle sinapsi.]
Lisa Mapelli (Pavia) ha
discusso le modificazioni dei circuiti cerebellari che si verificano in un
modello animale della sindrome autistica diPhelan-McDermid, causata da
delezione della porzione terminale del cromosoma 22, con perdita tra l’altro di
un gene che codifica per una proteina che partecipa all’azione del recettore
NMDA per il glutammato. In topi in cui
era deleto il gene suddetto si verificava un aumento imponente delle correnti
elettriche mediate dal recettore NMDA nelle cellule dei granuli cerebellari con
un bilancio alterato di eccitazione e inibizione sinaptica ed alterazione del
potenziamento a lungo termine dell’attività sinaptica. Queste alterazioni
ricordano quelle che si verificano in altri modelli animali di ASD. [I recettori NMDA per il glutammato sono
recettori ionotropi che permettono il passaggio di ione Ca2+ e
sono responsabili del potenziamento dell’attività sinaptica che insorge al
ripetersi degli stimoli: il potenziamento a lungo termine che ne deriva si
ritiene alla base della memoria e dell’apprendimento].
Enrico Cherubini
(Trieste) ha illustrato un modello murino di mutazione della neuroligina (NL)
riscontrato in una famiglia con bambini affetti da ASD. Le NL sono proteine
post-sinaptiche di adesione, che si legano a rispettivi partner
pre-sinaptici per accoppiare il
macchinario di rilascio dei neurotrasmettitori con quello recettoriale. I topi
che portano la mutazione manifestano una profonda e complessa alterazione della
segnalazione GABAergica e una sintomatologia che ricorda il comportamento dei
soggetti autistici.
Yuri Bozzi (Trento) ha
fatto il resoconto di un recente studio sulle relazioni tra neurofibromina [una proteina necessaria per lo sviluppo
embrionale e implicata nel differenziamento dei neuroni] e la cascata di ERK (extracellular regulated
kinase) [ERK è una chinasi che fa parte
della cascata di trasmissione di segnali extracellulari (fattori di crescita) fino al nucleo con
attivazione di fattori di trascrizione] nell’ippocampo di topi mancanti del
gene En2, uno dei geni candidati per ASD: questi topi hanno manifestazioni
comportamentali che ricordano l’autismo. In questi topi è fortemente diminuita
la neurofibromina mentre aumenta corrispondentemente la fosforilazione di ERK
nell’ippocampo. Questi studi mettono in luce la complessa relazione tra diversi
fattori proteici implicati nello sviluppo cerebrale e in qualche modo collegati
alla genesi dell’autismo. Gli autori stessi indicano la necessità di studi
ulteriori per la comprensione di queste complesse interrelazioni.
Yehezkel Ben-Ari
(Marsiglia) ha discusso l’idea che è necessaria una miglior comprensione dei
processi di sviluppo cerebrale per affrontare i
problemi dei disturbi neurologici e psichiatrici in genere: nel cervello
in fase di sviluppo le correnti ioniche, l’attività della rete neuronale e i
processi molecolari hanno caratteristiche uniche e seguono una sequenza di
sviluppo tale da poterli adattare alle funzioni adulte. L’autore ha proposto il
concetto di “check-point” (punto di
controllo) secondo il quale i geni e l’attività neuronale cooperano in serie
per adeguarsi al programma impostato. Ben-Hari aveva già proposto in precedenza
il concetto della “neuroarcheologia”
, secondo cui insulti genetici o ambientali alterano le sequenze dello sviluppo
producendo segnali strutturali o elettrici pre-sintomatici dei disturbi futuri.
Secondo tale teoria i neuroni che non sono riusciti a sviluppare la loro sequenza
di sviluppo, o che siano comunque male collocati o male connessi, restano con
caratteristiche immature che ostacolano l’operazione di reti neuronali
adiacenti, portando così all’espressione di disordini neurologici. I concetti
di cui sopra sono stati confermati in rapporto a molti disturbi neurologici
infantili. L’implicazione più importante è che sia possibile sviluppare farmaci
selettivi capaci di antagonizzare circuiti immaturi rimasti nel cervello
adulto. Una conferma viene da studi clinici recenti sull’autismo che hanno
utilizzato il diuretico bumetamide (antagonista del trasportatore astrocitario
NKCC1 per Na+, K+,2Cl- e acqua): il composto ha rivelato efficacia sia
nell’uomo sia in modelli animali di autismo.
Lindsay M. Oberman
(Providence, USA) ha riportato studi
recenti che hanno dimostrato l’intervento di meccanismi di plasticità sinaptica
nella patofisiologia di ASD. La maggior parte degli studi su questi meccanismi
sono stati finora eseguiti su modelli animali, mentre l’autore ha utilizzato su
soggetti umani la tecnica della stimolazione magnetica trans-cranica., che
consiste nello stimolare localmente la corteccia con piccole correnti
elettriche prodotte da un campo magnetico fluttuante extracranico. Si tratta
dell’unico metodo non invasivo capace di studiare il potenziamento a lungo
termine (LTP) o la depressione a lungo termine (LTD) nell’uomo. Con questo
metodo sono stati rivelati protocolli di potenziamento o depressione
dell’attività elettrica utilizzando vari tipi di correnti applicate. Si è
osservato per esempio che correnti continue portano a permanente soppressione
dell’attività neuronale tramite
stimolazione dei circuiti GABAergici. Bambini ed adulti con ASD sottoposi a
questi studi esibiscono anormalità dei meccanismi di plasticità sinaptica e
dell’attività GABAergica.
Commento. Sembra trattarsi di studi molto diversi ed
eterogenei, ma occorre rimarcare un punto comune fondamentale. I disordini ASD
sono caratterizzati da alterazioni dello sviluppo di complesse reti sinaptiche
che si stabiliscono per il convergere di tutta una serie di fattori proteici
che si sviluppano e si coordinano sotto l’influenza dell’espressione dei
rispettivi geni e degli stimoli elettrici derivanti dall’ambiente; espressione
genica e stimoli elettrici si influenzano reciprocamente, nel senso che
l’espressione dei geni determina la funzione come attività elettrica
potenziale, ma è l’attività elettrica sotto azione di stimoli sensoriali
esogeni che modula l’espressione genica. E’ pertanto facile capire come un’alterazione
di questa rete complessa possa derivare da molteplici fattori. Per questo
motivo la maggior parte delle forme di ASD hanno un’origine multigenica
complessa con aumentata e diminuita espressione di molti geni; ma per lo stesso
motivo riuscire a comprendere forme geneticamente omogenee, dovute a mutazione
di in singolo gene e molto più rare, permette di meglio approfondire i
meccanismi implicati. La maggior parte degli studi qui riportati ha questo
significato.
Il Sabato 8 Marzo 2014 16:51, paolocuratolo <curatolo@uniroma2.it> ha scritto:
Carissimi,
pensando di far cosa gradita vi comunico che il 4 luglio 2014
organizzero' a Pavia con Enrico Cherubini (Direttore
dell'EBRI-European Brain Research Institute) un Simposio Satellite
della FENS (Federazione di tutte le Societa' Europee di Neuroscienze)
su "Synapses as therapeutic targets for Autism Spectrum Disorders".
Il sito per il simposio FENS è online:
www.ptsroma.it/fensautism
Vi sarei grato se diffonderete la notizia anche ai vostri
collaboratori e a tutti coloro che sono interessati ai "fatti" delle
neuroscienze.
Un caro saluto,
Paolo Curatolo
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Prof. Paolo Curatolo
Past President, ICNA
Director, Pediatric Neuroscience Unit
"Tor Vergata" University Hospital,
Rome, Italy