Ho
trovato di estremo interesse l'articolo “Sera
from Children with Autism Induce Autistic Features Which Can Be
Rescued with a CNTF Small Peptide Mimetic in Rats”
Il
lavoro apre nuove prospettive nell'interpretazione della patogenesi
dell'autismo chiamando in causa una disregolazione dei fattori
neurotrofici. Pone inoltre le premesse per terapie innovative, dal
momento che un peptide di 11 aminoacidi (denominato Peptide 6) é
stato in grado di prevenire gli effetti patogeni dei sieri di bambini
con autismo sul neurosviluppo dei ratti. Anche l' amico Giorgio Lenaz
ha condiviso il mio giudizio positivo e ha ritenuto opportuno dare del complesso articolo un ampio resoconto nel quale ha riportato
tutti i risultati conseguiti. A
lui vanno i miei ringraziamenti a nome degli iscritti alla lista. Ed
ecco il suo resoconto
Il
siero di bambini autistici induce caratteristiche di autismo che
possono essere contrastate da un piccolo peptide simile a CNTF
(ciliary neurotrophic factor).
Inge
Grundke-Iqbal Research Floor, Department of Neurochemistry, New York
State Institute for Basic Research in Developmental Disabilities
(NYSIBR), Staten Island, New York, United States of America
PLOS
One 13 marzo 2016
INTRODUZIONE
L’incidenza
dei disordini dello spettro autistico (ASD) è recentemente aumentata
in modo drammatico; il Center for Disease Control and Prevention
negli USA comunica che ASD colpiscono negli USA 1 su 88 nati, con
prevalenza di 5 volte sui maschi. Anche se l’eziopatogenesi non è
chiarita, la letteratura scientifica sembra indicare
un’eziopatogenesi multifattoriale comprendente fattori genetici,
ambientali e immunologici, abbinata a disregolazione neurotrofica e
aumentata sensibilità agli stress ossidativi.
Un
fenomeno consistentemente osservato nell’autismo è una accelerata
crescita del cervello nelle prime fasi dello sviluppo, seguita poi da
crescita diminuita associata a minor numero e dimensione dei neuroni
e delle ramificazioni dendritiche in alcune aree cerebrali come
l’ippocampo, il cervelletto e l’amigdala. Questi risultati
suggeriscono un alterato controllo dei meccanismi dello sviluppo e
del differenziamento del sistema nervoso centrale, con sbilancio
della formazione e rimozione dei neuroni e delle sinapsi.
Uno
dei fattori preminenti nel bilanciamento della normale neurogenesi è
rappresentato dal microambiente fornito da vari fattori neurotrofici.
La disregolazione dei fattori neurotrofici può senz’altro essere
la causa delle anormalità osservate nell’autismo nella
neurogenesi, nella migrazione e nel differenziamento neuronale, nella
maturazione e connessione delle sinapsi, nonché nella rimozione di
neuroni e sinapsi, che portano a deficit del comportamento sociale e
dei processi cognitivi.
Vi
sono molteplici osservazioni in letteratura di alterazioni dei
livelli di fattori neurotrofici nel cervello, nel liquor e nel siero
di soggetti autistici. Tali alterazioni potrebbero dipendere in gran
parte dallo stress ossidativo nel periodo prenatale e durante le
prime fasi dello sviluppo, considerato da vari autori come fattore
primario nella patogenesi dell’autismo. Per esempio è stato
osservato che uno stress ossidativo blocca nei neuroni l’attività
del Fattore Neurotrofico Ciliare (CNTF) che è essenziale per la
sopravvivenza ed il mantenimento dei neuroni. Parimenti i livelli
serici di Fattore Neurotrofico derivato dal cervello (BDNF),
diminuiti nei bambini autistici, sono stati collegati a un aumentato
stress ossidativo.
Viene
pertanto ipotizzato che colpire le anormalità neurotrofiche
nell’autismo possa rappresentare un utile approccio terapeutico. A
riprova di ciò era stato in precedenza osservato che una
preparazione neurotrofica peptidergica denominata Cerebrolisina è
in grado di proteggere i neuroni corticali dalla neuro-degenerazione
indotta da ferro mediante stress ossidativo, di esaltare la
neurogenesi nel giro dentato e la memoria ad esso collegata, ed
infine di migliorare il comportamento sociale di 17 su 19 bambini
autistici.
L’utilizzo
terapeutico di questi peptidi, cioè BDNF e CNTF, è limitato dalla
lunghezza di queste molecole che pertanto iniettate nel sangue non
riescono a raggiungere il cervello e inoltre hanno nel plasma emivite
molto brevi. Inoltre era stato anche osservato che CNTF produce gravi
effetti collaterali. Per questo motivo gli Autori di questa
pubblicazione hanno sintetizzato un peptide di 11 aminoacidi
(denominato Peptide 6) che corrisponde alla regione attiva del
fattore trofico stesso e che è in grado di superare la barriera
ematoencefalica oltre ad avere nel sangue un’emivita ragionevole di
circa 6 ore e a non indurre effetti collaterali. Questo peptide CNTF-
mimetico nei ratti esercita effetti benefici su neurogenesi,
plasticità sinaptica e proprietà cognitive agendo tramite
inibizione della via di segnale del fattore LIF (Leukemia Inhibitory
Factor) e attivazione del BDNF attraverso una aumentata trascrizione
del gene.
In
questo lavoro gli Autori hanno dimostrato i seguenti punti:
I
sieri di bambini autistici provocano neuro-degenerazione e aumentato
stress ossidativo in colture primarie di neuroni murini embrionali
al 18° giorno;
L’iniezione
intra-cerebro-ventricolare di sieri autistici nel ratto subito dopo
la nascita induce il caratteristico fenotipo autistico;
Nei
due modelli precedenti, e cioè sia in vitro sia in vivo, il Peptide
6 esercita un effetto protettivo.
RISULTATI
Sieri
da bambini autistici inducono morte cellulare e stress ossidativo,
corretti da pretrattamento col peptide P6, in colture primarie di
neuroni corticali di topo.
Era
stato osservato in precedenza che il siero di soggetti autistici
impedisce lo sviluppo e la proliferazione di cellule umane
progenitrici dei neuroni corticali e di possedere autoanticorpi
contro queste cellule. In questo studio sono stati impiegati 22 paia
di sieri (autistici e controlli) in tre diversi gruppi di colture
cellulari e si è visto che il siero di bambini autistici incubato
per 72 ore provoca alterazioni morfologiche nei neuroni corticali di
topo in coltura, in particolare diminuzione della densità cellulare
e della lunghezza dei neuriti, mentre non si osservano alterazioni
incubando le cellule con sieri di soggetti normali. Pretrattando le
colture per tre ore col peptide P6 le alterazioni indotte dai sieri
autistici non si verificavano. Tutti i dati erano statisticamente
significativi. I sieri autistici, ma non quelli normali, inoltre
inducevano un grado significativo di morte cellulare, prevenuta dal
peptide P6. Infine i sieri autistici inducevano un aumento di
produzione di specie reattive dell’ossigeno e di danni cellulari
ossidativi come la perossidazione lipidica, sempre contrastati dal
peptide P6.
I
livelli di fattori neurotrofici sono alterati nei sieri di bambini
autistici.
I
livelli di alcuni fattori neurotrofici sono stati misurati con un
metodo immuno-elettroforetico (Western blotting) in tre sieri
autistici che avevano provocato le alterazioni sopraddette e tre
controlli; i livelli di CNTF e BDNF erano fortemente diminuiti,
mentre i livelli di pro-BDNF, FGF-2 e LIF erano aumentati e quelli di
NGF non subivano alterazioni.
I
sieri di bambini autistici inducono in ratti neonati un ritardo dello
sviluppo impedito dal co-trattamento col peptide P6.
Gli
stessi gruppi di 3 sieri autistici e 3 sieri controllo usati per
l’esperimento precedente sono stati utilizzati in assenza o in
presenza del peptide P6 mediante iniezione intra-cerebro-ventricolare
in ratti entro 12 ore dalla nascita. Sono stati impiegati 5 gruppi di
animali comprendenti ognuno 5-6 individui: (1) ratti controllo
iniettati soluzione fisiologica; (2) ratti iniettati con sieri
autistici (5-6 per ogni siero); (3) ratti iniettati con sieri
controllo (5-6 per ogni siero); (4) ratti iniettati con sieri
autistici più P6; (5) ratti iniettati con sieri controllo più P6.
E’
stata innanzi tutto presa in esame la comparsa del riflesso di
raddrizzamento passando da una posizione supina fino ad appoggiare le
zampe sulla superficie: questo riflesso esprime il grado di sviluppo
dei processi di equilibrio e coordinazione motoria. Nei controlli
iniettati con soluzione fisiologica e nei ratti trattati con sieri
normali il riflesso compare dopo circa 4 giorni di vita, mentre nei
ratti trattati con sieri autistici la comparsa è significativamente
più tardiva. Il peptide P6 tende a migliorare la comparsa del
riflesso in questi ultimi animali. Simili risultati erano ottenuti
valutando la capacità dell’animale di raddrizzarsi durante una
caduta da 12 cm. Un riflesso avente simile scopo è quello della
geotassi negativa, in cui il ratto è messo a testa in giù su un
piano inclinato e si misura la capacità di ruotare di 180° per
mettersi a testa in su. Anche in questo caso nei ratti iniettati con
sieri autistici il riflesso compariva in modo significativamente più
tardivo; l’effetto positivo del P6 era visibile ma non in modo
statisticamente significativo. Dei numerosi test applicati alcuni
però non hanno dato variazioni significative fra i vari gruppi. Gli
autori osservano tuttavia che i test più idonei a misurare
coordinazione e apprendimento di particolari abilità erano positivi,
mentre quelli atti a valutare più che altro riflessi inconsci erano
negativi.
Per
valutare la capacità di comunicazione sociale nei ratti neonati è
stato usato un test che misura come forma di linguaggio gli
ultrasuoni emessi come richiamo quando i neonati vengono allontanati
dalla madre e dagli altri piccoli. Usando questo test è stato visto
che il numero di richiami dei ratti posti in isolamento nei giorni 5,
7, e 9 dalla nascita era molto minore nel gruppo iniettato con sieri
di bambini autistici che nei controlli non iniettati o iniettati con
sieri normali. Il trattamento con P6 non produceva tuttavia alcun
effetto significativo.
Il
trattamento col peptide P6 migliora il comportamento sociale di ratti
giovani trattati con sieri di soggetti autistici.
Il
test consiste nel porre giovani ratti (21-23 giorni di vita) in una
scatola divisa in 3 camere comunicanti in cui l’animale viene messo
in contatto con un suo simile in confronto ad un oggetto inanimato, e
in un altro tipo di prova con un altro ratto già noto rispetto ad
uno completamente sconosciuto In entrambi i tipi di prova i ratti
iniettati con sieri autistici manifestavano un comportamento anormale
con interazione sociale diminuita e scarsa propensione per le novità
di interazione in confronto con i controlli. Questi comportamenti nel
ratto sono considerati corrispondenti al comportamento sociale
autistico nell’uomo. Il trattamento col peptide P6 ristabiliva in
gran parte il comportamento normale.
I
sieri di bambini autistici inducono in cervelli di ratti giovani
neurodegenerazione e aumentano lo stress ossidativo e lo stato
infiammatorio, contrastati dal peptide P6 tramite aumentata
espressione di BDNF.
Parallelamente
agli studi dell’effetto dei sieri di bambini autistici su cellule
nervose coltivate in vitro è stato condotto uno studio in vivo per
valutare l’effetto di tali sieri sul cervello di giovani ratti,
valutando la neuro-degenerazione e lo stress ossidativo. Con una
metodica istochimica si è dimostrato che i sieri autistici
inducevano un marcato grado di neuro-degenerazione in confronto coi
controlli non iniettati o iniettati con sieri normali. L’effetto
degenerativo veniva impedito dalla somministrazione del peptide P6.
Similmente i sieri autistici inducevano un danno ossidativo al DNA,
evidenziato dall’aumentata presenza di neuroni positivi alla
marcatura di 8-idrossi-deossiguanosina, un prodotto della ossidazione
del DNA; anche in questo caso P6 impediva l’insorgere del danno.
Un
bio-marcatore di neuro-infiammazione era pure sensibilmente aumentato
nei cervelli dei ratti in seguito alla iniezione di sieri autistici
ma non di sieri controllo. Anche in questo caso la
neuro-infiammazione era inibita dal peptide P6.
Gli
autori hanno poi esaminato l’effetto dei sieri autistici
sull’espressione dei fattori di crescita BDNF e CNTF nella
corteccia cerebrale di ratti giovani, valutando sia i livelli delle
rispettive proteine che quelli dei corrispondenti RNA messaggeri
(mRNA). Per quanto riguarda BDNF i sieri autistici determinavano una
marcata diminuzione dei livelli proteici e di mRNA, indicando una
diminuita trascrizione del gene come causa dei diminuiti livelli
proteici. Ancora una volta il peptide P6 ristabiliva i livelli
normali. Per quanto riguarda invece CNTF non si sono osservate
variazioni importanti. Presumibilmente il peptide P6 agisce tramite
stimolazione dell’espressione genica di BDNF.
DISCUSSIONE
Tra
le varie ipotesi formulate per l’eziologia dei disordini dello
spettro autistico, una delle più importanti suggerisce uno sbilancio
precoce dei fattori neurotrofici tale da fornire un inappropriato
milieu per lo sviluppo del sistema nervoso. Questo studio dimostra
che alterazioni nei livelli di alcuni fattori neurotrofici nel siero
di individui autistici possono indurre caratteristiche
neuro-comportamentali di tipo autistico nei ratti. La
somministrazione del peptide P6 che mima la parte attiva di un
fattore proteico neurotrofico, il CNTF, è in grado di impedire i
deficit di tipo autistico probabilmente tramite elevazione dei
livelli di un altro fattore neurotrofico, il BDNF. Questi
risultati provvedono un razionale per uno screening diagnostico sui
sieri autistici nonché di una possibile terapia basata su
regolazione dello sbilancio neurotrofico. Inoltre questo studio
permette di creare un modello animale dell’autismo tramite
iniezione di siero di soggetti autistici.
Tra
i fattori neurotrofici, il BDNF sembra avere un ruolo essenziale
nello sviluppo del sistema nervoso centrale, in particolare la
formazione di nuovi neuroni, di sinapsi, e nella plasticità
sinaptica, cioè la capacità delle sinapsi di svilupparsi sulla base
degli stimoli ricevuti, tutte capacità che sono diminuite in
bambini, adolescenti ed adulti con autismo. Lo sbilancio in fattori
neurotrofici insieme all’aumentato stress ossidativo possono
contribuire in modo determinante alla patogenesi dell’autismo. Lo
stress ossidativo, portando ad alterazioni strutturali delle
proteine, dei lipidi e del DNA dei neuroni, può ben contribuire alle
alterazioni funzionali proprie dell’autismo stesso. Non è chiaro
come l’aumentata produzione di specie reattive dell’ossigeno sia
collegata allo sbilancio neurotrofico, ma è comunque evidente che i
sieri di soggetti autistici, che hanno alterati livelli di fattori
neurotrofici, inducono stress ossidativo e uno stato
neuro-infiammatorio; pertanto il disturbato ambiente neuroumorale può
creare a sua volta un ambiente ossidante e pro-infiammatorio, che
porta a danni strutturali e funzionali ai neuroni. L’ipotesi è
suffragata dal fatto che la sola aggiunta del peptide P6,
ristabilendo i livelli di BDNF, risolve tutte le altre anomalie
riscontrate.
Giorgio
Lenaz, Professore emerito di Chimica Biologica dell'Universitá di
Bologna