Arbib si occupa di neuroscienze da una vita. L'avevo infatti conosciuto tanti anni fa a Pisa, a neurofisiologia da Moruzzi, dove anche Rizzolatti per molti anni ha lavorato. La questione che l'ing. Marino solleva è dibattuta da diversi anni, anche in riferimento all'autismo. Language within your grasp, il lavoro in cui Arbib e Rizzolatti a seguito della scoperta dei neuroni mirror rilanciarono la vecchia tesi dell'evoluzione della comunicazione linguistica da quella gestuale, è della fine degli anni '90. L'ipotesi è stata ripresa innumerevoli volte nella letteratura sull'autismo. Io stesso l'ho citata moltissime volte in molti contesti (anche qualche anno fa a Bologna), assieme ai lavori di Jeannerod, sulle rappresentazioni anticipatorie delle sequenze intenzionali nella corteccia prefrontale, cui pure Arbib fa riferimento. Questi temi sono molto presenti, implicitamente e/o espliciramente, sia nel filone della «simulazione incarnata" caro a Rizzolatti, sia in generale nei modelli dello sviluppo della intelligenza sociale basari sull'imitazione («The imitative Mind», A. Meltzoff, Oxford Un. Press), sia hanno avuto ricadute indirette in strategie abilitative "evolutive" che ountano molto sul lavoro sulle capacità imitative (ad es. Denver e DIR, ma anche quel che facciamo a Cascina Rossago). Arbib stesso peraltro metteva in guardia dal pensare che le cose, soprattutto nell'autismo, siano così semplici e riducibili a formulette. Io faccio sempre leggere ai miei collaboratori un suo saggio formidabile dal titolo eloquente: "Autism: more the Mirror System!", che cinsiglio a tutti.
Bene comunque che un articolo di quotidiano riesca ad attirare attenzione diffusa su temi cosi specialistici
Cordiali saluti a tutti
Francesco Barale

Il giorno 01/dic/2014 15:06, "g marino" <melat@libero.it> ha scritto:
Sul Sole 24Ore di ieri, inserto domenicale a pag 30, che seguo sistematicaticamente ogni settimana; ho letto un interessante articolo a firma di M. Arbib, un metematico che per passione ha cominciato a studiare il cervello tanto che ha applicato per primo modelli matematici sulla scoperta dei neuroni a specchio di Rizzolati.
Studi di neuroimmagine individuano con certezza il sistema a specchio nel cervello umano all'interno o in prossimità dell'area di Broca, una area associata al riconoscimento delle parole
L'area di Broca è coinvolta non solo nella lingua parlata ma anche in quella dei segni e quindi dei gesti manuali nell'evoluzione del linguaggio. E' stato pubblicato nel 2012 un libro " How the brain got language"  che sostanzialmente conclude: Il cervello da solo non parla.
 
Non ho mai letto e non mi risultano studi che osservano in primis dati statistici circa la assenza di linguaggio delle persone con autismo correlata a difficoltà fine motorie e di coordinamento  ( delle braccia per es ) . A pensarci bene però tutti gli asperger verbali ( a volte troppo ) presentano condizioni normali di coordinamento fine motorio rispetto agli autistici classici, con ritardo mentale non verbali che generalmente son goffi e con ritardo motorio associato.
 
Conosco un centro ambulatoriale che tratta 50 bambini con autismo e mi sono sempre meravigliato del dato statistico che presentano con orgoglio: Su 50 bambini che sono in trattamento ambulatoriale da loro , 48 sono verbali e molti di loro acqusiscono nel centro  questa capacità .Eppure non sanno riferire se applicano metodi cognitivi , congitivi/ comportamentali, Aba o quantaltro. Ho conosciuto un bravissima psicomotricista che è praticamente la terapista di quel centro ( Unità NPI presso l'Ospedale di Lamezia, Calabria,  diretto dalla Drssa Mussari ).
Ci deve essere un nesso e meraviglia che gli studiosi dell'autismo no lo   hanno mai valorizzato.
saluti
giovanni marino
 

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