ALL'INCONTRO DEI FARMACI C'ERANO ANCHE TANTISSIMI GENITORI
E' stato un incontro molto apprezzato da tutti e voglio regalarVi questa bellissima testimonianza di una mamma presente:
Ce l'ho fatta, dopo aver portato i bimbi a scuola, dopo un'ora e mezza di traffico, questa mattina sono stata alla conferenza sull'uso dei farmaci nell'autismo e disabilità intellettiva. Dopo un ritardo tecnico e conseguente spostamento di location, la discussione è cominciata con l'intervento della Dott Visconti che come sempre sa "raccontare" anche gli aspetti più tecnici in modo semplice ed esaustivo. I comportamenti problema sono ciò che più mettono in difficoltà le famiglie e gli insegnanti che spesso non riescono a leggere l'intento comunicativo che si cela dietro. Troppo spesso x qst si sceglie la via farmacologica, che va bene quando è parte di un progetto finalizzato alla stabilità del bambino/ragazzo e non quando è mezzo di sedazione senza obiettivi altri. Mi è piaciuta molto la Dott. quando ha spiegato che anche il farmaco può essere parte del progetto riabilitativo quando è pensato su misura e per un periodo definito (non dato ad oltranza) e monitorando gli eventuali effetti collaterali. Spesso qst ragazzi hanno patologie che aggravano e rendono complesso il quadro è più crescono più il disagio cresce. Nel parlare degli adulti poi mi ha colpito apprendere che il 90/100 di qst tipo di pazienti assumono farmaci protratti nel tempo, senza verifiche di efficacia xche' mancano i mezzi x verificarlo, senza un controllo degli effetti collaterali o una rivalutazione posologica. Di certo i quadri clinici sono complessi e spesso i sintomi si equivalgono per cui lo psichiatra che si trova in carico un giovane adulto con problematiche adattive
importanti e senza la capacità di poter raccontare come si sente, deve decidere come trattare e non ha idea di come farlo. Non ci sono fonti a cui attingere e comunque ogni caso ha una sua complessissima storia. Un rompicapo vero e proprio. Davanti al medico c'è però un ragazzo, un adulto con la sua famiglia che si trova sola, senza nemmeno più il contenitore sociale della scuola che pur con i propri limiti, forniva uno spazio socialmente utile al ragazzo e consentiva alla famiglia di reintegrare le forze. Riusciranno nell'intento di dare una continuità di intervento dal l'adolescenza al mondo adulto? Ci proveranno. Il progetto presentato è bello anche se x ora testato solo nell'area metropolitana di Bologna Ovest. L'idea è quella di includere nella restituzione alla famiglia della valutazione al 18esimo anno anche la responsabile Psichiatria adulti e il referente degli educatori professionali che nei fatti lavoreranno con il ragazzo nei vari centri del territorio. Da mamma dico onestamente che solo il pensiero di quel momento mi terrorizza....Ma mi rincuora vedere come tante professionalità alte come quelle che ho visto qst mattina, pensino a come poter migliorare le cose e provino strade nuove. Già qst è un primo cambiamento. Nel tragitto di ritorno la mia mente non riusciva a soffermarsi su un unico pensiero tante sono state le cose che mi hanno colpito. Mi resta sempre però la sensazione di non esserci dentro abbastanza...di essere caduta in un'enorme voragine senza sapere come ne' perché. Ci metto tutta me stessa ma continuo a sentirmi disorientata come il primo giorno, il giorno della diagnosi quando la domanda che rimbalzava nella mente era: "ora che faccio? Saprò dare a Samuel il meglio?" La domanda successiva è: esiste un meglio certo e riconosciuto? Per ora si naviga a vista. La mia forza resta Samuel e il suo sorriso caldo e sincero che arriva dritto al cuore.
Marialba Corona
Presidente
ANGSA Bologna