Non
avevo mai riflettuto sulla possibile caduta discriminatoria dei “servizi speciali per l'autismo”.
Grazie,
Angelo Cerracchio
Io ritengo che il servizi speciali per l’autismo debbano consistere in gruppi di persone dedicate che sviluppano una esperienza e una conoscenza che si traduce in valutazioni e conseguenti piani educativi personalizzati
sempre più mirati e utili. Le persone con autismo devono vivere nella società, nella famiglia, nella scuola, in un ambiente di lavoro, normale o protetto, insieme agli altri. Non vedo quale discriminazione puo’ esserci se chi dà loro i consigli è competente in quanto si dedica a questo campo con una formazione di base e permanente e con un’esperienza concentrata su una casistica omogenea.
Daniela Mariani Cerati