Serotonina e cortisolo sono al tempo stesso
mediatori nervosi e ormoni, ed entrambi sono stati più volte
studiati nell'autismo. La serotonina è, in maniera molto
complessa, associata all'umore, all'appetito, al sonno. Il
cortisolo è tipicamente l'ormone dello stress. Come
riferisce questo articolo, per la prima volta la loro sintesi è
stata anche associata alla composizione del microbiota
intestinale. E il microbiota intestinale, a sua volta, è
sicuramente implicato nel benessere intestinale e nel benessere
in genere dell'organismo. Inoltre, l'intestino è sede di gangli
nervosi strettamente collegati al sistema nervoso centrale non
solo tramite le terminazioni nervose ma anche per via endocrina
e paracrina, ed ha anche un ruolo fondamentale nella regolazione
dell'infiammazione e della risposta immunitaria. Per tutti
questi motivi, il microbiota intestinale e lo stato della mucosa
intestinale sono stati in più occasioni chiamati in causa
nell'autismo. Ci sono prove molto stringenti per quanto riguarda
alcuni modelli sperimentali di autismo nei roditori, in cui il
microbiota intestinale risulta alterato; sorprendentemente, il
cambiamento "terapeutico" del microbiota intestinale porta, in
questi modelli murini, a miglioramenti clinici rilevanti.
Sull'uomo ancora si attendono studi risolutivi, anche perché, a
differenza dei roditori che sono geneticamente tutti uguali, ai
quali viene somministrata in laboratorio una dieta standard, e
che vivono in gabbie standard..., gli esseri umani sono molto
diversificati, sia nel loro assetto genetico che nelle loro
abitudini alimentari e nello stile di vita; inoltre, i modelli animali di autismo in genere si
ottengono provocando nei topi una sola delle tante condizioni
note per essere associate all'autismo nell'uomo, mentre è noto
che i soggetti autistici sono
estremamente eterogenei dal punto di vista genetico e
probabilmente ambientale.
Ma, come abbiamo visto per alcuni marcatori
dell'autismo, che emergono nonostante l'eterogeneità dei
soggetti, se lo studio fosse ben condotto ci si potrebbe
attendere di identificare una "firma" caratteristica
dell'autismo nel microbiota intestinale.
La cosa interessante è che il microbiota intestinale è molto più
facilmente modificabile delle alterazioni genetiche!
Marina Marini - Bologna
Il Sole 24 Ore
del 23-08-2017
La flora batterica intestinale, il
cortisolo e gli effetti sul cervello
USA. La flora
batterica intestinale sarebbe in grado di comunicare con il
cervello tramite l’azione del cortisolo. Lo sostiene uno studio
pubblicato sulla rivista Gut Microbes dai ricercatori
dell’Università dell’Illinois di Urbana (Usa), secondo cui la
scoperta potrebbe far luce anche sulle origini dell’autismo.
Nel corso
della ricerca, gli autori hanno studiato dei piccolo maialini di
un mese che, in termini di sviluppo dicervello e stomaco, sono
molto simili ai neonati umani. In particolare, hanno esaminato i
batteri presenti nell’intestino degli animali e le
concentrazioni di alcuni composti nel loro cervello. Hanno così
scoperto un’associazione tra i microrganismi intestinali e
alcuni metaboliti cerebrali: in presenza dei generi Bacteroides
e Clostridium all’interno dell’intestino, nel cervello vi erano
dosi elevate di mio-inositolo; inoltre, i batteri Bacteroides
erano associati anche a livelli maggiori di creatinina, mentre
quelli del genere Butyricimonas erano collegati alla presenza di
N-acetil-aspartato (Naa). Al contrario, una maggiore quantità di
microbi del genere Ruminococcus era legata a una minore presenza
di Naa nel cervello.
“Questi
metaboliti cerebrali – spiega Austin T. Mudd, che ha diretto lo
studio - sono stati rinvenuti in stati alterati negli individui
a quali è stato diagnosticato un disturbo dello spettro
autistico (Dsa), ma nessuno studio precedente aveva individuato
collegamenti specifici tra i generi dei batteri intestinali e
questi particolari metaboliti”.
Successivamente,
gli scienziati hanno scoperto un’associazione tra il microbiota
e due composti presenti nel sangue, la serotonina e il
cortisolo, che generalmente subiscono l’influenza della flora
intestinale. In particolare, hanno osservato che i microrganismi
del genere Bacteroides erano associati a livelli di serotonina
più elevati, mentre quelli del genere Ruminococcus erano
collegati a concentrazioni inferiori sia di serotonina, sia di
cortisolo. La presenza dei batteri Clostridium e Butyricimonas
non risultava, invece, fortemente associata alle quantità dei
due composti. Ancora una volta, precisano gli autori, i
risultati dell’indagine hanno supportato precedenti studi
relativi all’autismo. “Le alterazioni della serotonina e del
cortisolo sierico – afferma Mudd -, nonché dei livelli dei
batteri Bacteroides e Ruminococcus, sono stati descritti negli
individui con Dsa”.
Infine, i
ricercatori hanno verificato se esistesse una relazione a tre
vie tra i batteri del genere Ruminococcus, il cortisolo e il
metabolita cerebrale Naa. Utilizzando un approccio statistico
chiamato “analisi della mediazione”, hanno scoperto che il
cortisolo sierico fa da mediatore tra gli altri due elementi: in
altre parole, i batteri Ruminococcus comunicano con il cervello
in modo indiretto, attraverso il cortisolo. “Questa ricerca
sulla mediazione è interessante, poiché fornisce un’idea del
modo in cui il microbiota intestinale può comunicare con il
cervello – osserva Ryan N. Dilger, autore senior dell’indagine
-. Può essere utilizzata per lo sviluppo di studi futuri diretti
a fornire un ulteriore supporto a questo meccanismo”.
Anche se
restano cauti, gli studiosi ritengono che i risultati della
ricerca potrebbero avere ripercussioni anche sulla comprensione
delle cause dell’autismo. “Restiamo prudenti e non vogliamo
esagerare l’importanza delle nostre scoperte senza il supporto
di studi clinici – conclude il dottor Mudd -, ma ipotizziamo che
il meccanismo che abbiamo identificato potrebbe essere uno dei
fattori che contribuiscono allo sviluppo dei sintomi eterogenei
dell'autismo”.