Dagli ultimi messaggi inviati alla lista emerge una totale sfiducia nella possibilitá di interferire sui comportamenti  umani con interventi di tipo biologico.
Naturalmente ha senso intervenire per comportamenti gravemente patologici e non per varianti piú o meno accettabili di comportamenti che, anche se anomali, non compromettono l’autosufficienza o la qualitá della vita.
Invece di parlare di autismo preferirei usare il termine proposto da Gillberg di ESSENCE “early symptomatic syndromes eliciting neurodevelopmental clinical examinations”, ovvero disturbi del neurosviluppo di entitá tale da richiedere una valutazione clinica prima dei tre anni di etá.
Tra gli ESSENCE possiamo annoverare condizioni biologiche che, allo stato attuale, solo potenzialmente possono provocare disturbi del neurosviluppo, ma che nelle nazioni in cui vige la pratica dello screening neonatale non danno nessun sintomo, in quanto l’anomalia, se diagnosticata alla nascita, viene corretta con un approccio biologico e il destino di chi ne é affetto viene modificato radicalmente: da persona destinata ad una gravissima disabilitá a persona a sviluppo regolare.
Tra queste condizioni cito la fenilchetonuria e l’ipotiroidismo congenito.
Nella prima il danno neurologico é dato da un accumulo nel sangue e nel cervello dell’aminoacido fenilalanina. Una dieta povera di questo aminoacido, instaurata alla nascita, previene lo sviluppo di disabilitá intellettiva, epilessia e disturbi del comportamento.
Nell’ipotiroidismo la terapia sostitutiva con ormone tiroideo ha lo stesso benefico e risolutivo effetto.
Allo stato attuale della conoscenza sono note queste condizioni, ma verosimilmente ce ne sono altre, ora ignote che, una volta scoperte, potrebbero essere curabili in modo tale da prevenire o curare l’insorgenza dei disturbi del neurosviluppo.

Per quanto riguarda il trattamento dei sintomi che definiscono l’autismo sino ad ora si sono avuti clamorosi insuccessi per le terapie biologiche e qualche successo per i trattamenti educativi, che peró non vanno esagerati. I risultati sono ottenuti con grandi fatiche, gli studi a distanza sono di breve durata, non c’é evidenza che la prognosi a distanza per alcuni dei disturbi venga radicalmente cambiata da tali trattamenti e soprattutto non vi é evidenza che essi prevengano le gravi complicanze psichiatriche in etá adulta.
Una linea di ricerca che si sta delineando é quella che tende a studiare la genesi, con la finalitá di prospettare terapie biologiche, non per la sindrome dell’autismo in toto, ma per singoli componenti della stessa, in particolare per i comportamenti ripetitivi, che in etá adulta sfociano non di rado in gravi disturbi ossessivo compulsivi di difficile gestione con i mezzi attuali.
La review “Structural and Functional Neuroimaging of Restricted and Repetitive Behavior in Autism Spectrum Disorder, Jenna M. Traynor and Geoffrey B.C. Hall, Journal of Intellectual Disability - Diagnosis and Treatment, 2015, 3, 21-34 ”
http://www.lifescienceglobal.com/pms/index.php/jiddt/article/download/2871/1689
esamina i dati che provengono dalla neuroimmagine strutturale e funzionale e che cominciano a gettare un po’ di luce sulle basi biologiche dei comportamenti ripetitivi, a partire da una suddivisione degli stessi in altre sottocategorie.
Non si parla di terapia, ma per arrivare a terapie biologiche razionali questa é la strada e ritengo che essa vada supportata e favorita.