“Corpo e cervello sono una cosa sola. Il cervello apprende attraverso l’esperienza fatta con
il corpo e grazie alla mediazione della comunicazione (a tutti i livelli e
attraverso ogni canale) da parte degli adulti.

Tutte le attività motorie e sportive (se correttamente impostate)
contribuiscono:
i. a consolidare identità positive e stima di sé
ii. a sfidare i propri limiti
iii. a sperimentare il successo (che non significa vincere ma provarci
superando la paura e la pigrizia)
iv. a rispettare le regole
v. a rispettare il ruolo adulto e le figure preposte alla vigilanza sulle regole
vi. a stare in compagnia “
 
Queste affermazioni sono la premessa teorica del corso di aggiornamento sul tema
“L’EDUCAZIONE FISICA E LA PRATICA SPORTIVA NELLA PIANIFICAZIONE DELLA
TRANSIZIONE ALL’ETA’ ADULTA DEGLI ADOLESCENTI CON DISABILITA’
(con particolare riferimento alla disabilità intellettiva)”.
PER DOCENTI IN SERVIZIO DI ISTRUZIONE SECONDARIA DI I° E II° GRADO” che inizierà il 15 ottobre prossimo a Bologna

Esse fanno parte del corpo dottrinale della pedagogia, che a sua volta
nasce dall’osservazione attenta dei bambini e dei ragazzi da educare.

A conclusioni molto simili sono giunti i neuroscienziati che
parteciperanno al simposio PAED 2013 “Percezione -  Azione e Apprendimento
in età evolutiva” che avrà luogo il 22 novembre prossimo a Roma.
 Sul volantino dell’evento si legge “Vi è un crescente interesse, in ambito scientifico e
clinico, per le relazioni esistenti tra lo sviluppo delle
abilità motorie e la comunicazione sociale”
Il corso di Bologna tratta soprattutto di adolescenti, mentre il simposio
di Roma cerca di andare alle radici dello sviluppo, per cogliere quei
segni precocissimi di disfunzione dello stesso che permettono di fare
diagnosi e quindi trattamenti precocissimi, nell’auspicio che
“lo studio dello sviluppo di abilità motorie possa contribuire alla
diagnosi precoce e alla riabilitazione dei disturbi del neurosviluppo”