Armando Mazzoni ha
inviato il 21 maggio scorso il seguente messaggio: “Pur
comprendendo la
complessità e i criteri di rigore statistico e scientifico
necessari, che molto
probabilmente rendono la domanda poco pertinente, vi
chiedo se esistono studi e
ricerche recenti che mettano in relazione le terapie di
intervento educativo
precoci con gli outcomes negli adulti”
Per dare risposta a questo
quesito bisogna impostare degli
studi prospettici che seguano gruppi di
bambini dalla diagnosi all’età adulta.
Patricia
K. Kuhl e
collaboratori hanno impostato uno studio
prospettico di lunga durata iniziando a
seguire un gruppo di bambini con diagnosi di Disturbo
dello Spettro Autistico
dall’età di due anni. Per ora hanno seguito i bambini
per quattro anni e hanno
pubblicato lo stato di avanzamento della loro ricerca
pochi giorni fa, il 29
maggio, sulla rivista Plos One
Il titolo
dell’articolo già anticipa il risultato più interessante
che hanno rilevato
Brain
Responses to Words
in 2-Year-Olds with Autism Predict Developmental Outcomes
at Age 6
Il testo
completo dell’articolo è in rete al link
Il disegno
della ricerca è piuttosto complesso.
24
bambini con diagnosi di autismo sono
sottoposti, subito dopo la diagnosi, non solo a
valutazione diagnostica e
funzionale, ma anche ad un esame strumentale non
invasivo: la misurazione dei
potenziali evocati evento correlati “event-related
potentials, ERPs “ . L’evento è l’ascolto di parole
famigliari e non
famigliari, un modo per esplorare la processazione della
parola “a brain
measure (event-related potentials,
ERPs) of word processing”
Tale
esame viene eseguito sui 24 bambini con diagnosi di
autismo e su 20 bambini a
sviluppo tipico. L’esame consiste in questo: i ricercatori
leggono ai bambini
parole a loro famigliari e altre non famigliari. Quando i
bambini a sviluppo
regolare sentono parole per loro nuove, l’attività
elettrica nell’emisfero
sinistro si attiva secondo un pattern prevedibile e
costante..
Nel
gruppo dei bambini con autismo un sottogruppo
mostra una risposta elettroencefalografica molto
minore, mentre l’altro
sottogruppo mostra una risposta intermedia, maggiore
rispetto al gruppo dei
meno responsivi e più vicina a quella dei bambini a
sviluppo normale.
C’è
correlazione tra l’intensità della risposta EEG e i
punteggi all’ADOS per
l’interazione sociale. I
bambini con una
minore compromissione della
socialità hanno una risposta più vicina a quella dei
bambini a sviluppo tipico
e viceversa “children with less severe social symptoms
resemble TD controls,
while those with more severe social symptoms show a
clearly atypical brain
response”
A
due anni di età, dopo la valutazione clinica e
strumentale, i bambini vengono
randomizzati in due gruppi per iniziare due tipi di
trattamento, entrambi
intensivi: l’Early Start Denver Model, considerato
l’intervento sperimentale, e
il trattamento che offrono i Servizi, pure esso intensivo.
Rivalutati
all’età di 4 e 6 anni, vi sono dei miglioramenti in tutti
i bambini, senza
differenza tra i due trattamenti, mentre ci sono
miglioramenti più
marcati,
sia a 4 che a 6 anni , nei bambini che a due anni
avevano avuto punteggi
migliori nella socialità e risposte meno alterate ai
potenziali evocati dalle
parole non famigliari.
Il
lavoro sottolinea questo dato che è fortemente positivo,
mentre sorvola sul
fatto che i due tipi di trattamento, entrambi intensivi,
non danno differenze
significative. Questo dato a me pare invece molto
interessante per cui copio
quello che il lavoro dice sulle caratteristiche dei due
trattamenti
During the two year study enrollment
period, the Early Start Denver Model (ESDM) experimental
intervention group
received an average of 15.2 hours/week (SD = 1.4) of
therapist-delivered
intervention. In addition, parents reported an additional
16.3 hours/week (SD =
6.2) of interaction using ESDM strategies and 5.2
hours/week (SD = 2.1) in
other therapies (e.g., speech therapy, developmental
preschool). Families
assigned to the Community Intervention (CI) treatment
group were referred to
local providers for interventions commonly available in
the community, and
reported an average of 9.1 hours/week of individual
therapy and an average of
9.3 hours/week of group interventions (e.g., developmental
preschool)
Il
trial di cui si parla è lo stesso che viene descritto in:
Dawson G, Rogers S,
Munson J, Smith M, Winter J, et al. (2010)
Randomized, controlled trial of an intervention for
toddlers with autism: The
Early Start Denver Model. Pediatrics 125: e17–e23. doi:
http://dx.doi.org/10.1542/peds.2009-0958.
L’Early
Start Denver Model è descritto minuziosamente in un
manuale che è stato
tradotto anche in italiano (Early Start
Denver Model. Intervento precoce per l’autismo.
Linguaggio, apprendimento e
reciprocità sociale. Autori: Sally Rogers, Geraldine
Dawson. Edizione italiana a cura di
Giacomo Vivanti. Omega Edizioni, Torino, 2010)
Del trattamento offerto dalla
comunità il lavoro non
dice molto, ma sappiamo che in USA il trattamento più
frequentemente offerto è
l’EIBI (Early intensive behavioral
intervention)
Per quanto riguarda i miglioramenti
all'età di sei anni si dice “group-level improvements in
standardized behavioral test scores were
found in children with ASD over time (Table 4), with significant
increases from Time 1 to Time 3
for measures of receptive language, F(1, 17) = 32.240, p = .000, ηp2 = .655,
cognitive ability, F(1,
18)
= 25.583, p
= .000, ηp2 = .614, and
adaptive function, F(1,
14) = 6.021, p =
.028, ηp2 = .301. Variability
also increased from Time 1 to
Time 3 as evidenced by increased standard deviations and
range of scores"
Dunque:
le aree in cui I bambini hanno mostrato miglioramenti, dai
due ai sei anni di
età, sono state: il linguaggio recettivo, l’abilità
cognitiva e la funzione
adattativa. Dai due ai sei anni è anche aumentata la
variabilità, ovvero le
divergenze nel miglioramento tra i singoli bambini
all’interno di entrambi i
gruppi di trattamento.
Il lavoro è lungo e articolato per cui
altri lettori potrebbero sottolineare altri dati
interessanti e fare altre considerazioni.
Daniela Mariani Cerati